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Todde e Bandecchi, lezioni alla destra

Donatella Tesei Donatella Desei

C'era grande attesa per i risultati delle regionali in Sardegna, prima tornata elettorale di un 2024 denso di chiamate alle urne. E chi sperava nelle sorprese è stato accontentato.
I risultati sono arrivati al fotofinish e meno di 3 mila preferenze hanno determinato la vittoria della candidata M5s-Pd, Alessandra Todde, sull'avversario del centrodestra, Paolo Truzzu, tradito da alcuni alleati dello schieramento e dal voto disgiunto di chi ha voluto premiare la bandiera, ma non il portabandiera. La strana coppia Schlein-Conte, quindi, canta vittoria e ha l'ennesima prova che il centrosinistra, se unito (caso Soru incluso), può farcela.
Il triumvirato Meloni-Salvini-Tajani fa di tutto per apparire solido come prima e, sicuramente, lo è, ma qualche incrinatura, già palesatasi nelle ultime settimane, diventa più evidente. Troppo presto, però, per parlare di possibili spaccature.
La parola d'ordine ora è lavorare nella concordia per il voto, imminente, in Abruzzo (10 marzo) e Basilicata (21 -22 aprile). Ed eventualmente, per un confronto interno più serrato, c'è sempre tempo: semmai a giugno (8 e 9), dopo le Europee. Ma, intanto, quello che è accaduto in Sardegna non può essere relegato sull'isola, perché è evidente che la scelta, fortemente voluta da Fratelli d'Italia nella persona della sua leader Giorgia Meloni, di non puntare sul presidente di Regione uscente Christian Solinas, andare a un braccio di ferro con l'alleato Matteo Salvini (che avrebbe preferito diversamente) e imporre alla coalizione il sindaco di Cagliari, si è rivelata un clamoroso errore. In grande è un po' quello che era accaduto a Terni, per le comunali 2023, che mandarono ko il centrodestra portando Stefano Bandecchi prima al ballottaggio e, poi, all'elezione. Fratelli d'Italia, nella città umbra, scelse di non ricandidare il sindaco uscente. E il voto disgiunto lasciò spazio a malcontenti e vendette.
Proprio in Umbria, quest'anno, si tornerà a votare in autunno per le regionali. Donatella Tesei ha già annunciato da tempo, attraverso le colonne di questo giornale, la sua ricandidatura. E Salvini, tanto per mettere subito le cose in chiaro ed evitare discussioni, ha più volte ribadito ad alta voce che non ci sono dubbi sul fatto che sarà lei a guidare tutta la coalizione.
Evidente che ora, quanto accaduto in Sardegna, come quanto era già successo a Terni - anche se in Umbria in verità il voto disgiunto non è previsto -, rafforza la ricandidatura della presidente uscente. Addirittura la blinda. Semmai nel centrodestra ci fosse stato qualcuno pronto ad avanzare perplessità, non è facile, ora, per lui trovare il coraggio per proporre un'alternativa dopo la sberla presa in Sardegna e la sberla di Terni. Almeno oggi; ma dopo il 10 marzo, il 21 e il 22 aprile e 1'8 e 9 giugno chissà. Perché all'inizio dell'estate, sui piatti della bilancia, il peso maggiore potrebbero non averlo più i risultati ottenuti dai singoli candidati; ma quelli dei singoli partiti. E in politica tutto può sempre succedere: anche veder cambiare quella che, oggi, per l'Umbria - soprattutto dopo il vertice di maggioranza di martedì 27 febbraio - appare come una certezza incrollabile.
E il centrosinistra umbro? Per ora discute e si confronta più sui candidati sindaci. A Perugia l'operazione con una squadra unita sembra funzionare e palesa anche qualche chance per giocarsi almeno il ballottaggio. A Foligno un po' meno. Ma, anche se il vento sardo bussa alle finestre e indica la direzione, il candidato per la Regione può ancora attendere.
sergio.casagrande@gruppocorriere.it

Sergio Casagrande inizia l'attività giornalistica all'età di 14 anni, nel 1981, come collaboratore de Il Tempo e della Gazzetta di Foligno. E' stato il più giovane pubblicista (1985), il più giov...