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Cronaca

Delitto Cumani, la procura chiude l'inchiesta: Amri accusato anche di aver ferito il fratello di Hekuran

Per il pm il coltello dell’omicidio è quello trovato nel Tevere

Francesca Marruco

08 Aprile 2026, 07:32

Delitto Cumani, la procura chiude l'inchiesta:  Amri accusato anche di aver ferito il fratello di Hekuran

Hekuran Cumani

Giro di boa per l’inchiesta sull’omicidio del giovane Hekuran Cumani. Nelle ultime ore infatti, la procura di Perugia ha notificato agli indagati l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio. Acquisiti tutti gli esiti delle diverse analisi eseguite nel corso degli accertamenti, la pm titolare dell’inchiesta, Gemma Miliani, ha proceduto anche a una nuova contestazione nei confronti di Yassin Hassen Amri, che per l’accusa è l’omicida di Hekuran. Il 21enne infatti - a cui la procura contesta l’omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa della vittima e dai futili motivi - risulta anche essere indagato - in concorso con il buttafuori già dai primi momenti indicato dai ragazzi presenti - per lesioni aggravate per avere colpito e accoltellato a entrambe le gambe, il fratello di Hekuran, Samuele, che da quella terribile nottata è uscito con serie lesioni alla gamba.

Non è l’unica novità che emerge dagli atti notificati nelle ultime ore: secondo l’accusa infatti, Yassin Amri - che si è sempre dichiarato innocente - avrebbe ucciso il 23enne di Fabriano accoltellandolo con la lama che qualche settimana dopo era stata ripescata dal letto del fiume Tevere, nei pressi del ponte vecchio di Ponte San Giovanni. Quel coltello, giudicato dal medico legale compatibile con la ferita mortale inferta a Hekuran, era stato rinvenuto in quel punto dopo che - attraverso alcune intercettazioni - era emersa la possibilità che Amri l’avesse gettato lì. Poco lontano dall’arma bianca, che per l’accusa è quella del delitto, i sommozzatori dei vigili del fuoco avevano recuperato anche il telefono cellulare di Amri.

Ed era stato proprio all’interno dell’iPhone che gli inquirenti avevano trovato diverse immagini dal contenuto pedopornografico - che ad Amri è valsa l’accusa di detenzione di immagini pedopornografiche - e alcuni video che lo ritraevano mentre, all’interno di un’automobile brandiva un coltello e minacciava qualcuno. Secondo quanto emerso dalle indagini della squadra mobile - quelle immagini erano riferite alla notte precedente - quando sia Amri che l’altro indagato - recentemente scarcerato - Mohamed Abid avevano minacciato, per l’appunto anche con dei coltelli, un gruppo di ragazzi che avevano avuto una violenta lite con alcuni coetanei del loro gruppo di Ponte San Giovanni. I fatti di quella notte (17 ottobre) sono valsi nuove accuse a entrambi e pure alla fidanzata di Abid.

Per questi ultimi in particolare, le accuse sono identiche a quelle relative alla notte dell’omicidio di Hekuran: porto abusivo di oggetti atti a offendere e per il solo Abid - che nelle ultime settimane ha patteggiato una pena a sei mesi per l’aggressione ai buttafuori dell’Urban a maggio scorso - anche le minacce aggravate.

Nello specifico, nel capo di imputazione viene evidenziato che sarebbe stato proprio Abid - detto Simo - a “iniziare” la lite che è poi terminata con l’omicidio di Hekuran. In particolare si legge che “aveva iniziato a minacciare gravemente i presenti con un coltello a seguito di un alterco verbale scaturito da una battuta su una squadra di calcio, alterco al quale era rimasto del tutto estraneo sia Hekuran Cumani che il fratello Samuele”.

Non solo, nel “minacciare gravemente” gli amici di Hekuran durante la lite che si era innescata all’uscita dalla nottata nella discoteca 100Dieci avrebbe “anche puntato loro ripetutamente il coltello alla gola”. Secondo quanto emerso poi dalle indagini, quel coltello, una lama da cucina lunga 30 centimetri, lo avrebbe raccolto da terra Yassin Amri e lo avrebbe brandito in direzione della vittima (tanto che sulla lama era stata repertata una traccia di sangue che per gli esperti non era da contatto diretto) mentre lo colpiva con l’altro.

Adesso, dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, gli indagati avranno venti giorni di tempo per depositare memorie difensive o chiedere di essere interrogati. L’avvocato Giuseppe Gasparri, che assiste Mohamed Abid, ha dichiarato: “Le indagini hanno confermato che l'Abid ha detto la verità sin da principio. Per quanto riguarda le minacce vedremo gli atti, ma non ci risultano”. Nessun commento invece dall’avvocato Vincenzo Bochicchio che assiste Amri e che recentemente ha incassato il rigetto della Cassazione sulla richiesta di annullamento della misura cautelare in carcere per il suo assistito.

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