Cronaca
Le scritte in via Pievaiola, nel tondo Sara Ardizzone
Dopo Roma arriva anche Perugia. Nella città in cui Sara Ardizzone ha mezza famiglia e ha trascorso gli anni della crescita e dell’adolescenza, la notte scorsa, in via Pievaiola, dietro la stazione in un punto molto visibile, è comparsa una scritta che inneggia alla 36enne: “Nella gioia, nella rabbia e nel distruggere la gabbia. Ciao Sara, ribelle come noi” e la A cerchiata. Non un proposito di vendetta come quelle comparse a Roma ma certamente una scritta che è immediatamente finita all’attenzione della Digos della questura di Perugia che, come e più di ogni altra in Italia, proprio per i forti legami della Ardizzone con la provincia perugina, è in stato di allerta dopo l’esplosione del casale nel parco degli Acquedotti a Roma in cui l’anarchica è morta insieme al compagno Alessandro Mercogliano.

Il ricordo degli ultrà e l'elogio degli anarchici
Solidarietà a Sara Ardizzone e alla sua famiglia arriva anche da un gruppo di ultrà del Perugia calcio, di cui fa parte il padre della ragazza. In un profilo Instagram infatti si legge: “La ricordiamo giovane e ribelle, birretta in mano e sciarpa biancorossa al collo in curva Nord, che seppur per poco è stata anche la sua curva. La sua tragica storia ci ricorda che qualsiasi lotta, giusta o sbagliata, non è un gioco e che le battaglie si affrontano sul serio, in prima linea e senza compromessi”. Parole molto meno nette del secondo scritto che circola nei siti antagonisti in cui Sara e Sandro diventano l’ispirazione per rilanciare la battaglia anarchica: “Sandrone e Sara - scrivono - li abbiamo conosciuti nelle assemblee e nei campeggi, dove si parlava di anarchia, solidarietà, carcere, del sistema di dominio che ci circonda e di come fare a combatterlo.
Non ci interessa sapere nello specifico cosa sia successo in quel casolare dove han trovato la morte. Sappiamo per certo che nel loro cuore c’era quell’idea di libertà e anarchia che sentiamo anche noi, sappiamo per certo che in questo mondo dove la guerra fa sempre più vittime innocenti, per agire contro di essa serva anche la violenza rivoluzionaria”.

La "violenza rivoluzionaria"
La stessa che ieri alcuni anarchici hanno utilizzato contro due operatori di una troupe della Tgr Lazio: uno è stato ferito e la telecamera è stata distrutta nell’aggressione da parte di un gruppo di anarchici del Quadraro. Quella stessa violenza che Ardizzone e Mercogliano volevano probabilmente utilizzare contro qualcosa o qualcuno la notte in cui sono morti per l’esplosione dell’ordigno che loro stessi stavano fabbricando. Vista la natura della bomba - una sorta di pentola a pressione con fertilizzante e nitrato di ammonio - secondo gli inquirenti l’obiettivo doveva essere nei pressi del casale in cui hanno trovato la morte. A 500 metri c’è il polo Tuscolano della polizia di Stato, una sorta di cittadella. Nel raggio di un chilometro ci sono la linea ferroviaria e una stazione dei carabinieri. Senza dimenticare che il casale era dentro un parco frequentatissimo. Negli ultimi 20 anni la Fai o i gruppi anarchici dell’enorme galassia italiana eversiva hanno quasi sempre optato per esplosioni non in luoghi frequentati, e sostanzialmente sempre, in qualche modo simboliche. Contro le forze dell’ordine (i due ordigni fuori dalla scuola allievi carabinieri in provincia di Cuneo nel 2006), contro il potere costituito (plico esplosivo all’allora sindaco di Bologna, Cofferati), contro il capitale (i cassonetti del quartiere della Torino bene, Crocetta) senza dimenticare i sabotaggi - anche recenti - alle linee ferroviarie, o le azioni, a vario titolo contro le aziende, come Leonardo.
La galassia anarchica italiana
Nello scritto solidale gli anarchici richiamano proprio delle parole di Ardizzone: “Non sappiamo cosa sia successo realmente, né possiamo fidarci delle veline delle questure. Quelle questure che parlano di gruppo Cospito, a cui rispondiamo con le stesse parole di Sara nelle sue dichiarazioni a processo, ‘La responsabilità individuale è un fondamento dell’anarchismo. Io non prendo ordini né li do: né da nessuno né a nessuno. Agisco rispondendo solo alla mia coscienza che non ha parametri d’interesse né di vantaggi e che rimane l’unica voce che io possa ascoltare’. Fatevene una ragione cari inquirenti, gli anarchici non hanno capi o generali”. Nei due scritti diramati nelle ultime ore, oltre a diversi circoli, ci sono quattro nomi in particolare che certificano il livello di Ardizzone e Mercogliano: Danilo Cremonese, Valentina Speziale, Natascia Savio e “Luigi di Faenza”, per gli inquirenti Luigi Palli che venne arrestato a ottobre 2025 per avere messo un ordigno al tribunale di Pisa. Natascia Savio venne indagata perché ritenuta responsabile di avere inviato pichi esplosivi ai pm di Torino Antonio Rinaudo e Roberto Sparagna che avevano indagato sulla Federazione anarchica informale. Quella di cui facevano parte, oltre allo stesso Mercogliano e Ardizzone, anche gli altri due firmatari: Speziale e Cremonese. Entrambi di Pescara erano compagni della prima ora di Alfredo Cospito, in cella in Sardegna per gli oltre 20 anni che gli sono stati inflitti per aver gambizzato nel 2012 l’ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi e e per gli attentati riconducibili alla Fai. Gli inquirenti ipotizzano che proprio il termine del regime del 41 bis a maggio per Cospito, e dunque la sua possibile proroga, possa essere stato il tema su cui attirare l’attenzione con l’attentato che la coppia morta stava progettando.

Le indagini
Intanto, nelle prossime ore, i magistrati del pool antiterrorismo di Roma, disporranno le autopsie dei due anarchici: dalle ferite esterne è più probabile che fosse stato lui intento a maneggiare la bomba, mentre Sara Ardizzone sarebbe deceduta per il crollo del tetto. La Digos capitolina invece, dopo perquisizioni e interrogatori, setaccia gli ambienti di area e analizza il materiale sequestrato nella casa umbra di Ardizzone e a Roma in cui i due vivevano: dove hanno presto il materiale per fabbricare la bomba? Nessuno crede abbiano agito completamente soli.
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