Sabato 21 Marzo 2026

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE INDIPENDENTE

DIRETTORE
SERGIO CASAGRANDE

×
NEWSLETTER Iscriviti ora

Cronaca

Anarchici morti mentre preparavano un ordigno: perquisita l'abitazione di Ardizzone in Umbria

Per la polizia i due anarchici volevano colpire un obiettivo vicino al casale in cui sono morti

Francesca Marruco

21 Marzo 2026, 19:24

Anarchici morti mentre preparavo un ordigno: perquisita l'abitazione di Ardizzone in Umbria

Nel tondo la vittima residente in Umbria, Sara Ardizzone

Perquisizioni anche in Umbria nella notte nell’ambito delle indagini sull’esplosione del casale del parco degli Acquedotti a Roma in cui sono rimati uccisi Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano. E proprio nell’abitazione umbra di Ardizzone, che risulta residente nella frazione di Castel Sal Felice a Sant’Anatolia di Narco, sono arrivati i poliziotti di Roma in cerca di qualunque elemento utile per ricostruire il puzzle che si staglia sullo sfondo della morte dei due anarchici.  Oltre alla perquisizione in Umbria, gli agenti della Digos hanno anche scandagliato altri quattro appartamenti di esponenti della galassia anarco insurrezionalista. Avrebbero sequestrato materiale di area, tutti elementi che serviranno a ricostruire i contorni di una vicenda ancora per larga parte da chiarire.

Chi o cosa volevano colpire con quell’ordigno che stavano preparando e che, letteralmente, gli è esploso tra le mani facendo crollare il tetto del casale del parco degli Acquedotti a Roma? Secondo quanto emerso, tra le macerie gli agenti della Scientifica di Roma hanno trovato fertilizzante, uno o più inneschi, dei chiodi e delle scaglie di metallo. Elementi, questi ultimi, che fanno pensare alla volontà di amplificare la forza distruttiva di quello che, secondo gli inquirenti, era un ordigno da utilizzare nei pressi del luogo dell’esplosione per l’instabilità di una bomba artigianale di questo tipo. Non lontano dal parco degli Acquedotti si trovano, tra l’altro, una caserma dei carabinieri, il polo Tuscolano della polizia di Stato e la linea ferroviaria. All’interno del casale non sarebbero state trovate mappe o elementi utili a capire l’obiettivo. Al vaglio della Digos di Roma ci sono moltissimi aspetti da chiarire: Ardizzone e Mercogliano sono arrivati lì da soli? Qualcuno è scappato dopo l’esplosione?

Entrambi esponenti di spicco della galassia anarco insurrezionalista italiana, le due vittime dell’esplosione erano molto vicine ad Alfredo Cospito, che sta scontando diverse condanne al 41 bis per aver gambizzato l’ad di Ansaldo, Roberto Adinolfi, nel 2012 a Genova e per avere fatto parte, con ruolo apicale della Fai, Federazione Anarchica Informale, accusati di avere messo a segno tra il 2003 e il 2016 diversi attentati tra cui l’esplosione degli ordigni fuori dalla scuola allievi dei carabinieri di Fossano nel 2006, il pacco bomba al sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, l’esplosione a Parma nel 2005. Tutte azioni senza vittime. Per questi colpi, Cospito venne condannato anche in appello mentre Mercogliano, 53enne originario di Nola, venne assolto in appello dall’accusa di associazione con finalità terroristica. Sempre lui venne anche indagato perché sospettato di avere rubato e nascosto il motorino utilizzato per l’aggressione ad Adinolfi, ma la sua posizione, per carenza di prove venne archiviata.

Anche Ardizzone non aveva condanne a suo carico, ma il suo è un nome ritenuto dagli inquirenti che indagano nel mondo dell’eversione rossa, un nome “di spicco” a livello nazionale. Non operativa come Mercogliano, ma classificata come una che “partecipava attivamente e teneva comportamenti fortemente istigatori e apologetici”. Nata a Roma 36 anni fa, aveva trascorso molti anni in Umbria. Oltre alla residenza a Sant’Anatolia di Narco, aveva vissuto nello spoletino insieme a Michele Fabiani, anarchico di Spoleto con cui è stata sposata per qualche anno. La sua casa in Valnerina risulta inoltre il recapito delle edizioni Monte Bove del circolo anarchico di Foligno, La Faglia, di cui in passato aveva fatto parte, prima di tornare a Roma negli ultimi due anni. A Perugia, nel gennaio del 2025, era stata prosciolta nell’ambito dell’operazione Sibilla, nella quale le veniva contestata l’istigazione a delinquere con finalità di terrorismo per la diffusione della rivista ritenuta clandestina, Vetriolo, in cui venivano pubblicati anche scritti di Alfredo Cospito. E proprio in solidarietà con Cospito (coimputato e come lei prosciolto per quell’inchiesta), per cui stanno per scadere i termini del 41 bis, aveva letto una durissima dichiarazione: “Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato. Odio l’attuale ordine esistente e chi lo detiene pertanto credo nella giustezza della violenza degli oppressi avverso le proprie catene ed avverso chi le stringe. Vedere un anarchico, in questo mio processo coindagato, in 41 bis non è un deterrente alla convinzione nelle mie idee anzi è un rafforzativo. Mi convince sempre di più della vostra ipocrisia, mi convince sempre di più che, al di là dell’ingiustizia del 41 bis nella sua posizione specifica, il 41 bis in generale è tortura”. E che proprio l’imminente scadenza del 41 bis per Cospito potesse essere al centro di una campagna di azioni violente è una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti nell’inchiesta aperta dalla procura di Roma.

Newsletter Iscriviti ora
Riceverai gratuitamente via email le nostre ultime notizie per rimanere sempre aggiornato

*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy

Aggiorna le preferenze sui cookie