Cronaca
Il casale in cui si è verificata l'esplosione a Roma
Era stata prosciolta lo scorso anno a Perugia nell'ambito dell'inchiesta Sibilla, l'anarchica Sara Ardizzone, morta in un casolare nel parco degli Acquedotti a Roma. Secondo quanto emerge è possibile che Ardizzone, insieme ad Alessandro Mercogliano, stesse maneggiando un ordigno artigianale che avrebbe causato il crollo del tetto. Sembra che il crollo risalga alla serata di giovedì, mentre solo ieri mattina un passante si è accorto del crollo del tetto e della presenza di almeno un cadavere. Trentacinquenne nata a Roma aveva vissuto a lungo in Umbria nella zona della Valnerina insieme al compagno, entrambi facevano parte del gruppo anarchico di Spoleto.

In aula a Perugia, lo scorso anno, in sede di udienza preliminare, al termine della quale era stata prosciolta insieme a tutti gli altri imputati aveva letto un lungo scritto nel quale si professava "nemica dello Stato". Questo il testo integrale: "Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato, dal momento in cui questo nella sua essenza presuppone l’esercizio del potere militare ed economico di alcuni uomini e donne su altre persone e sul pianeta in generale. Sono nemica di ogni forma di governo di cui questo si dota, dal momento in cui la scelta tra democrazia e dittatura è solo quella più funzionale a mantenere il controllo sulla popolazione o per essere più precisi: sulla classe oppressa. Odio l’attuale ordine esistente e chi lo detiene pertanto credo nella giustezza della violenza degli oppressi avverso le proprie catene ed avverso chi le stringe. Di sedere sul banco degli imputati a rispondere di danneggiamento delle auto di poste italiane, azienda responsabile dei rimpatri forzosi di centinaia di migranti scappati dalle guerre di cui l’Italia è coprotagonista non mi provoca né turbamento né vergogna. Quello che invece, per dirla con un eufemismo, mi lascia indignata è il costrutto che avete fatto sull’anarchismo. Un castello di bugie volto solamente ad aumentare anni di galera per compagni e compagne, volto solo a giustificare l’attuazione di regimi speciali in cui altrimenti non potrebbero andare. Pertanto la pubblica accusa ha creato un mondo, un mondo anarchico fatto di capi, dove articoli di giornale diventano “ordini” dove c’è chi impartisce comandi e chi li riceve dove c’è chi istiga e chi viene istigato. La cosa più sorprendente è che quello di cui accusate l’anarchismo ,in realtà, è il vostro mondo.

La responsabilità individuale è, invece, un fondamento dell’anarchismo. Io non prendo ordini né li do’: né da nessuno né a nessuno. Agisco rispondendo solo alla mia coscienza che non ha parametri d’interesse né di vantaggi e che rimane l’unica voce che io possa ascoltare. Vedere un anarchico, in questo mio processo coindagato, in 41 bis non è un deterrente alla convinzione nelle mie idee anzi è un rafforzativo. Mi convince sempre di più della vostra ipocrisia, mi convince sempre di più che, al di là dell’ingiustizia del 41 bis nella sua posizione specifica, il 41 bis in generale è tortura. Perché non si possono tenere per un tempo indefinito degli esseri umani senza contatti fisici né senza vedere il cielo. Mi convince che c’è un enorme differenza fra la violenza degli oppressi e quella degli oppressori: la prima segue un etica, la seconda nessuna. Sempre per l’anarchia".
Secondo l'agenzia di stampa La Presse, "gli investigatori ipotizzano che Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, i due appartenenti al movimento anarchico vicino ad Alfredo Cospito, morti nel crollo del casale a Capanelle nel Parco degli Acquedotti a Roma, stessero preparando un attacco. Tra le piste al vaglio, quella che l'ordigno che stavano assemblando al momento dell’esplosione, fosse destinato a un’attentato da compiere nelle prossime settimane. Non si esclude che tra gli obiettivi potessero esserci la ferrovia, poco distante dal 'Casale del Sellaretto', dove si è verificata l'esplosione, e qualche sede del gruppo Leonardo, oltre a un possibile rilancio della campagna a sostegno dell’anarchico Cospito, che a maggio terminerà il regime di detenzione al 41bis. Presa in considerazione anche l'ipotesi dell'azione dimostrativa prima del maxi corteo del 28 marzo prossimo, 'Together. Contro i re e le loro guerre' e 'pro Askatasuna' in programma a Roma".
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