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Cronaca

Tutti i legami con l'Umbria dell'anarchica Sara Ardizzone morta a Roma nell'esplosione

Ha vissuto a Sant’Anatolia di Narco ed è stata prosciolta a Perugia. Si dichiarava “nemica dello Stato”

Francesca Marruco

21 Marzo 2026, 07:02

Tutti i legami con l'Umbria dell'anarchica Sara Ardizzone morta a Roma nell'esplosione

Sara Ardizzone

In aula a Perugia lo scorso anno, prima che venisse prosciolta per l’operazione Sibilla, si era dichiarata “nemica dello Stato”. In quell’inchiesta le veniva contestata l’istigazione a delinquere con finalità terroristica, di avere imbrattato delle mura con scritte anarchiche ( “Non abbassare la guardia colpiscila”), fino al danneggiamento di quattro Fiat Panda del centro smistamento delle Poste di Foligno con tanto di rivendicazione. Molto vicina ad Alfredo Cospito - condannato in via definitiva per l’attentato all’ad di Ansaldo nucleare nel 2012, che proprio negli scritti sequestrati dal Ros nell’operazione Sibilla glorificava “la strategia dei pacchi bomba” e “l'eliminazione fisica di un padrone” - è morta giovedì sera nell’esplosione di un casale a Roma.

Secondo quanto emerge dalle prime informative della polizia, Sara Ardizzone è deceduta insieme al compagno Alessandro Mercogliano perché stavano assemblando un ordigno artigianale. L’ipotesi degli inquirenti è che i due anarchici - Mercogliano era stato condannato in primo grado insieme a Cospito per associazione con finalità di terrorismo nell’inchiesta Scripta Manent per la partecipazione alla Federazione Anarchica Informale e poi successivamente assolto nel 2020 - stessero fabbricando una bomba per un attentato. Nella notte di giovedì, nella zona del Parco degli Acquedotti, qualcuno l’ha anche sentito un forte boato: ma nessuno si interessato di andare a vedere cosa fosse accaduto.


E’ stato ieri mattina un runner ad accorgersi della presenza di un cadavere in mezzo alle macerie di un casale, il cui tetto risultava crollato quasi per intero. In un primo momento qualcuno ha pure pensato che potesse trattarsi di clochard che avevano trovato riparo all’interno dello stabile abbandonato, ma il fatto che il corpo dell’uomo presentasse la mutilazione di un braccio ha subito indirizzato le indagini verso qualcosa di più grave. Squadra mobile, scientifica e Digos si sono messi al lavoro e nel giro di breve tempo hanno identificato le vittime: a quel punto tutto ha acquistato un senso. Si trattava di due anarchici, i cui nomi sono comparsi in diverse inchieste delle Dda - entrambi molto vicini ad Alfredo Cospito - che stavano fabbricando un ordigno, morti proprio per l’esplosione del materiale che stavano maneggiando. Sara Ardizzone, per cui a gennaio 2025 a Perugia - come sollecitato dalla procura - era stato disposto il non luogo a procedere insieme ad altri 11 imputati, tra cui lo stesso Cospito, aveva molti legami con l’Umbria: sposata per qualche anno con un uomo di Spoleto, - anche lui coinvolto e prosciolto nella stessa indagine, da sempre esponente anarchico - era anche membro del circolo anarchico La Faglia di Foligno. Ardizzone risulta ancora residente a Sant’Anatolia di Narco, dove ha vissuto sola diversi anni, nell’ultimo periodo era tornata a Roma, dov’era nata.


La procura di Roma ha aperto un’inchiesta che punta a chiarire non solo i retroscena dell’esplosione, ma anche quale fosse il piano dei due anarchici. I magistrati del pool antiterrorismo andranno a fondo per capire se i due erano arrivati da poco nel casale o lo stessero utilizzando come covo da più tempo. E soprattutto per individuare l’obiettivo: tra quelli ipotizzati già nelle prime ore figurano la rete ferroviaria o una sede del gruppo Leonardo. Ma gli inquirenti non escludono nemmeno che la bomba potesse servire per rilanciare la campagna di solidarietà nei confronti dell’anarchico Alfredo Cospito, per cui a maggio scadranno i termini del 41 bis. Parallelamente all’inchiesta si muove anche la politica: oggi al Viminale vertice del Comitato di analisi strategica antiterrorismo nel corso del quale si parlerà anche di quanto accaduto ieri.

Il vicepremier, Antonio Tajani al Tg4 ha detto: “Certamente il fatto che due anarchici maneggiavano una bomba alla vigilia del voto referendario ci preoccupa molto: si conferma tutto ciò che era stato detto in occasione delle manifestazioni più violente che c’erano state in tante città italiane negli ultimi mesi. C’è un clima di tensione che gli anarchici e l'estrema sinistra vogliono continuare a creare nel nostro Paese. Vedremo cosa volevano fare, ma certamente la bomba era destinata a fare un attentato. Dobbiamo restare con la guardia alta e il governo lo sta facendo: ringrazio tutte le forze dell'ordine per il lavoro che compiono ogni giorno”. “Quanto sta emergendo - ha aggiunto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara - impone la massima attenzione. Se saranno confermate le ipotesi investigative, ci troveremmo di fronte a un fatto di estrema gravità, che sta a dimostrare la pericolosità degli ambienti anarchici”. Ieri sera l’ex pm di Torino che ha coordinato le indagini sul gruppo di Cospito, Antonio Rinaudo, ha dichiarato: “Il gruppo non si è mai dissolto. Nulla di nuovo sotto il sole. I due stavano sicuramente preparando un attentato. La situazione degenererà ancora di più, nel senso che potrebbero esserci attentati nell’ottica della rivendicazione dei due morti che verranno considerati vittime dello Stato”. Di cui Ardizzone si professava nemica. “Odio l’attuale ordine esistente e chi lo detiene - aveva scandito in aula a Perugia - pertanto credo nella giustezza della violenza degli oppressi avverso le proprie catene ed avverso chi le stringe”.

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