Cronaca
Sara Ardizzone si sarebbe allontanata dai gruppi anarco-insurrezionalisti dell’Umbria perché ritenuti “troppo morbidi”. Lo sostengono gli inquirenti che da sempre seguono le vicende della galassia eversiva. E Alessandro Mercogliano, morto insieme a lei nel crollo del casale del parco degli Acquedotti a Roma per l’esplosione dell’ordigno che stavano fabbricando, era ritenuto un “operativo”. Sospettato di avere rubato il motorino usato da Alfredo Cospito e Nicola Gai per gambizzare l’ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi a Genova nel 2012, era stato anche condannato in primo grado a cinque anni e assolto in appello nell’inchiesta di Torino Scripta Manent che aveva portato sul banco degli imputati parecchi esponenti della Fai, Federazione Anarchica Informale, a cui venivano ricondotti tutta una serie di attentati (senza vittime) dal 2003 al 2016. Tra questi le esplosioni degli ordigni fuori dalla scuola allievi dei carabinieri di Fossano nel 2006, il pacco bomba al sindaco di Bologna, Sergio Cofferati e l’esplosione in un parco di Parma nel 2005.
I punti da chiarire
Un presunto salto di qualità quello di Ardizzone, già sposata con l’anarchico di Spoleto Michele Fabiani, che insieme a Sandrone, così nell’ambiente veniva chiamato il 53enne originario di Nola, era tornata a vivere a Roma, lasciando il suo ritiro nella Valnerina. Formalmente risultava ancora residente a Sant’Anatolia di Narco, nella frazione di Castel San Felice, ed è per questo motivo che la notte scorsa gli agenti della Digos della capitale sono arrivati in Umbria per perquisire casa sua. Non sarebbe stato trovato materiale utile a comporre il grosso puzzle che fa da cornice all’esplosione mortale. Tantissimi ancora i punti oscuri da chiarire: qual era l’obiettivo dei due anarchici? Secondo quanto emerso ieri i resti dell’ordigno ritrovato nel casale del parco degli Acquedotti lascerebbero ipotizzare che deve trattarsi di un luogo vicino: il fertilizzante e l’innesco instabile non avrebbero permesso un lungo trasporto. Di lì le ipotesi che, nel mirino della coppia anarchica, potessero esserci la linea ferroviaria, o la vicina caserma dei carabinieri, oppure il polo Tuscolano della polizia di Stato. Tra le macerie della struttura crollata per l’esplosione gli agenti della scientifica della questura di Roma hanno rinvenuto anche chiodi e scaglie metalliche, che si usano per massimizzare i danni provocati dalle bombe artigianali.
Inchiesta e vertice
Tracce utili per capire quale fosse il loro piano, se avessero dei complici, se qualcuno li abbia accompagnati, o se magari sia scappato dopo l’esplosione, gli agenti la notte scorsa sono andati a cercarli anche nelle case di altre quattro persone dell’area anarchica. Diverse altre invece, che non risulterebbero collegate al piano di Sara e Alessandro, sarebbero state invece sentite. Al momento il riserbo sull’andamento dell’indagine è totale. Ma tutto attorno le reazioni si moltiplicano. Ieri mattina al Viminale si è tenuta la riunione riservata del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (Casa) convocato dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. L’allerta, trapela dopo il vertice, resta altissima. Il 3 febbraio scorso, nel corso di un’informativa alla Camera, era stato proprio Piantedosi a richiamare l’attenzione sulla saldatura della “galassia anarco-antagonista” che puntava “a galvanizzarne gli aderenti”. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è anche quella che Ardizzone e Mercogliano dovessero assemblare diversi ordigni - vista la quantità di materiale rinvenuto nel casale - da utilizzare in più occasioni per rilanciare la campagna in favore di Alfredo Cospito, per cui a breve scadrà il regime di 41 bis.

Chi era Sara Ardizzone
Sia Ardizzone che Mercogliano erano molto vicini a Cospito. La 36enne era nata a Roma e cresciuta a Perugia tra le aule del liceo classico e la curva Nord insieme al padre tifoso. Ha vissuto fino a un paio di anni fa in Valnerina, dove la descrivono come una donna “gentile e molto riservata”. In aula a Perugia il 15 gennaio 2025, poco prima di essere prosciolta dall’accusa di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo, insieme allo stesso Cospito - in videocollegamento dal carcere - aveva detto: “Vedere un anarchico, in questo mio processo coindagato, in 41 bis non è un deterrente alla convinzione nelle mie idee anzi è un rafforzativo”. Le sue idee le aveva espresse qualche minuto prima: “Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato. Odio l’attuale ordine esistente e chi lo detiene pertanto credo nella giustezza della violenza degli oppressi avverso le proprie catene ed avverso chi le stringe”. Ardizzone, che per anni è stata esponente attiva del circolo anarchico di Foligno La Faglia - l’indirizzo di casa sua risultava quello delle pubblicazioni - e aveva sposato un altro anarchico, lo spoletino Michele Fabiani, secondo gli inquirenti rivestiva un “ruolo primario all’interno del movimento a livello nazionale, partecipava attivamente alle iniziative e assumeva frequentemente condotte fortemente istigatorie e apologetiche”.
"Sara e Sandro esempi luminosi"
Nel tardo pomeriggio di ieri, nei canali e in alcuni siti anarchici è stato pubblicato uno scritto a firma di alcuni circoli di area anarchica in cui, tra l’altro, si legge: “Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo. La guerra sociale non è una recita, uno stile di vita o una sottocultura. È anzitutto una guerra. Sara e Sandro sono un esempio luminoso dell’inestricabile connubio tra pensiero e azione che ispira l’anarchismo, dei rivoluzionari fino all’ultimo istante della loro vita, e nella morte. Sara e Sandro sono e saranno per sempre un pezzo del nostro cuore, un cuore che non può che rifiutarsi di provvedere a scrivere un necrologio. Tutti noi che li abbiamo conosciuti profondamente sappiamo che non esisteranno mai delle parole adeguate a descriverne la modestia, la dolcezza, la dignità. Ecco perché la volontà rivoluzionaria di Sara e Sandro ha la forza di andare oltre il tempo, vincendo la sofferenza e il dolore. La loro passione per la vita sarà più forte della morte. La loro integrità sarà sempre un monito contro ogni oppressore”. Intanto ieri, in serata, a Roma sono comparse delle scritte riconducibili alla sfera anarchica alla fermata Marconi della metro B, tra cui la frase “la nostra vendetta sarà terribile”. Il timore è di una nuova stagione di azioni violente, non più solo in favore di Cospito e degli altri anarchici in cella, ma anche per “Sara e Sandro”.
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