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"Le cose non dette": Vittoria e la ricerca del padre assente. Quando il complesso di Elettra si proietta su figure maschili sostitutive come Carlo

Un'analisi psicologica del personaggio di Margherita Pantaleo nel nuovo film di Gabriele Muccino: tra dinamiche familiari disfunzionali e bisogni affettivi adolescenziali

Annalisa Ercolani

30 Gennaio 2026, 15:29

"Le cose non dette": Vittoria e la ricerca del padre assente. Quando il complesso di Elettra si proietta su figure maschili sostitutive come Carlo

Il film Le cose non dette

Il nuovo film di Gabriele Muccino, Le cose non dette, arrivato nelle sale cinematografiche giovedì 29 gennaio 2026, ha riportato il regista romano sui territori narrativi che predilige: le relazioni umane, i non detti, le crisi familiari e i legami che si sgretolano sotto il peso delle ipocrisie. Tra i personaggi che popolano questa storia corale ambientata tra Roma e Tangeri, emerge con particolare intensità la figura di Vittoria, tredicenne interpretata da Margherita Pantaleo, figlia di Anna (Carolina Crescentini) e Paolo (Claudio Santamaria).

Il personaggio di Vittoria rappresenta uno degli elementi narrativi più interessanti del film, non solo per la sua credibilità interpretativa, ma soprattutto per la complessità psicologica che racchiude. La ragazza manifesta un legame particolare con Carlo (Stefano Accorsi), amico di famiglia e marito di Elisa (Miriam Leone), un'attrazione che culmina in una scena finale carica di significati psicologici. Questa dinamica relazionale solleva interrogativi clinici rilevanti che meritano un'analisi approfondita attraverso le lenti della psicologia dello sviluppo e della psicoanalisi.

Il complesso di Elettra: una chiave di lettura fondamentale

Per comprendere il comportamento di Vittoria è necessario partire da un concetto fondamentale della psicoanalisi: il complesso di Elettra. Coniato dallo psichiatra Carl Gustav Jung come controparte femminile del complesso di Edipo freudiano, questo complesso descrive i sentimenti d'amore e attrazione che le figlie proiettano sul padre, sviluppando contemporaneamente una forma di gelosia competitiva nei confronti della madre.

Il complesso di Elettra prende il nome dal personaggio mitologico greco: Elettra, figlia di Agamennone e Clitemnestra, vendicò la morte del padre facendo uccidere la madre dal fratello Oreste dopo aver scoperto che era stata lei la mandante dell'assassinio. Questo conflitto antico e tragico rappresenta metaforicamente la competizione tra madre e figlia per l'affetto paterno, una dinamica che la psicoanalisi ha identificato come fase naturale dello sviluppo psicosessuale femminile.

Secondo la teoria psicoanalitica, il complesso di Elettra si manifesta generalmente tra i tre e i sei anni di età, durante la cosiddetta fase fallica dello sviluppo. In questo periodo, la bambina sviluppa un forte legame affettivo con il padre, attirandone continuamente l'attenzione e considerando la madre come una rivale. Le manifestazioni tipiche includono comportamenti molto affettuosi verso il padre, richieste costanti della sua attenzione, disagio nel passare tempo con la madre e sentimenti di gelosia quando il padre mostra affetto alla moglie.

La bambina in questa fase desidera l'attenzione esclusiva del padre, che viene percepito come figura di protezione e affetto, mentre la madre è vista come ostacolo a questo desiderio. Non è raro che le bambine in questa fase pronuncinino frasi come "voglio sposare papà" o "papà mi ama più di mamma", espressioni che rappresentano la traduzione infantile di un desiderio inconscio di possesso esclusivo della figura paterna.

Quando il complesso non si risolve: conseguenze in adolescenza

In condizioni ottimali, il complesso di Elettra si risolve spontaneamente tra i cinque e i sette anni di età. La risoluzione avviene quando la bambina comprende quale sia il suo ruolo e rinuncia alla competizione con la madre per le attenzioni del padre, iniziando invece a identificarsi con la figura materna come modello da seguire. Tra i cinque e i sei anni, l'interesse verso il padre viene progressivamente indirizzato verso altre figure maschili esterne alla famiglia.

Tuttavia, quando questo processo di superamento non avviene correttamente, o quando il padre è emotivamente assente o inadeguato, le conseguenze possono protrarsi nell'adolescenza e oltre. Se il complesso non viene superato ed elaborato, la bambina diventata donna continuerà a ricercare ossessivamente e inconsapevolmente le caratteristiche paterne nei partner sentimentali. Questo può portare le donne a ricercare nelle relazioni le stesse caratteristiche disfunzionali avute nella relazione paterna, riproponendo modelli disadattivi appresi nell'infanzia.

La persistenza del complesso in età adulta può manifestarsi attraverso difficoltà nelle relazioni romantiche, attrazione verso partner che ricordano la figura paterna, problemi con figure femminili autoritarie, conflitti irrisolti con la madre e tendenza a stabilire relazioni con uomini più anziani.

Il padre assente e la traslazione del complesso di Elettra

Nel film Le cose non dette, Paolo, il padre di Vittoria, è descritto come un ristoratore impegnato ventiquattro ore su ventiquattro con il suo lavoro, un uomo che fugge dalle responsabilità familiari il cui peso ricade interamente sulla moglie Anna. Si tratta del classico "padre assente", una figura purtroppo sempre più diffusa nella società contemporanea.

L'assenza paterna, che può manifestarsi sia fisicamente sia emotivamente, ha conseguenze profonde sullo sviluppo psico-affettivo delle figlie. Quando il padre non accoglie empaticamente l'attenzione della bambina su di lui durante la fase del complesso di Elettra, minimizzando o facendo finta che non esistano i bisogni della figlia, questo induce la bambina a sentirsi rifiutata e sminuita proprio come persona. Frustrata da questa ferita narcisistica, la figlia può tornare a rifugiarsi nel rapporto con la madre, ma in questa fase può maturare un processo di svalutazione del modello materno che in alcune si tramuterà in un rifiuto della propria femminilità e in una continua ricerca della stima e dell'apprezzamento da parte del padre.

La figura del padre "Peter Pan", privo di concretezza e in fuga da ogni conflitto e responsabilità, trasmette alle figlie insicurezza, scarsa fiducia in sé, ansia e fragilità. La mancanza di autorevolezza paterna la conduce all'insicurezza e a una scarsa autostima. Eppure, paradossalmente, la figlia può restare innamorata di quell'immagine romantica e idealizzata del padre al punto da ricercare un compagno al quale attribuire valori spesso inesistenti e frutto della propria immaginazione.

In questo contesto di deprivazione paterna emerge un meccanismo psicologico particolarmente interessante: la traslazione del complesso di Elettra su figure paterne sostitutive. Quando il padre biologico è assente, disinteressato o emotivamente distante, la ragazza adolescente può proiettare i propri bisogni affettivi e le proprie fantasie su altre figure maschili adulte che frequenta, come amici di famiglia, insegnanti, allenatori o mentori.

Nel film, Carlo rappresenta esattamente questa figura: è un amico di famiglia che Vittoria vede frequentemente, un professore universitario e scrittore, quindi una figura intellettualmente stimolante. Soprattutto, è l'unico adulto che sembra ascoltarla veramente. Come emerge dalle recensioni, "la tredicenne è in perenne conflitto con la madre nevrotica e maniaca del controllo, e con il padre assente. L'unico con il quale riesce a relazionarsi è Carlo".

La dinamica relazionale di Vittoria nel film

La Vittoria del film è descritta come una "ragazza inquieta e ostile alla madre, ma molto legata a Carlo". Si tratta di un'adolescente "in trappola, che la madre non le permette di esprimersi", tenuta in una bolla che non gli permette di esprimere se stessa. Vittoria si va a rifugiare nelle parole di Carlo perché è l'unica persona che la fa sentire compresa.

Questa dinamica è perfettamente coerente con il quadro psicologico del complesso di Elettra traslato. Vittoria, non trovando nel padre Paolo quella presenza emotiva, quell'ascolto e quella validazione di cui ha bisogno come adolescente, sposta questi bisogni su Carlo, figura maschile adulta disponibile e attenta. Carlo diventa il depositario di quelle fantasie e di quei desideri che normalmente andrebbero indirizzati al padre.

La preadolescenza e la prima adolescenza (9-13 anni circa) rappresentano una fase particolarmente delicata dello sviluppo. A tredici anni, Vittoria si trova in piena fase puberale, un periodo caratterizzato dalla reazione psichica e psicologica agli enormi cambiamenti che precedono e accompagnano la pubertà. In questa fase, caratterizzata dalla ricerca della propria identità e dal bisogno di allontanarsi dalle antiche identificazioni e dagli antichi oggetti d'amore genitoriali, l'adolescente sperimenta una profonda ambivalenza.

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Nelle femmine, l'aumento della produzione di estrogeni durante la pubertà porta spesso a un aumento di sentimenti "internalizzanti" come la tristezza, mentre contemporaneamente emerge il bisogno di affermazione di sé e di riconoscimento come individuo con una propria personalità. Questo spiega i comportamenti conflittuali di Vittoria: da un lato la ribellione verso la madre iperprotettiva, dall'altro la ricerca di una figura maschile che possa riconoscerla e validarla.

Il conflitto madre-figlia: conseguenza del complesso irrisolto

Un aspetto centrale del complesso di Elettra è il conflitto con la figura materna. Nel film, questo conflitto è particolarmente evidente: Anna è descritta come una madre "ossessionata dal controllo esercitato in particolar modo sulla figlia", "iperprotettiva", "nevrotica" e "maniaca del controllo", che tratta la figlia tredicenne "ancora come una bambina".

Dal punto di vista psicologico, questo comportamento materno è problematico per molteplici ragioni. L'iperprotezione materna impedisce all'adolescente di sviluppare la necessaria autonomia e indipendenza. Quando una madre mantiene un controllo eccessivo e non permette alla figlia di esprimersi, questa si sente soffocata e risponde con comportamenti oppositivi e ribelli.

Il complesso di Elettra intensifica questa dinamica conflittuale. Durante la fase acuta del complesso, la madre viene vista non solo come figura di attaccamento primaria, ma anche come rivale per il possesso del pene paterno (simbolicamente, dell'attenzione e dell'amore del padre) e come responsabile per aver creato la figlia "senza pene", secondo la teoria freudiana dell'invidia del pene.

Quando il complesso non si risolve adeguatamente, questa rivalità può persistere e intensificarsi durante l'adolescenza. La figlia continua a percepire la madre come ostacolo, come figura oppressiva da cui emanciparsi. Nel caso di Vittoria, la madre viene vissuta come colei che la "tiene in una bolla", che le impedisce di crescere e di esprimere la propria sessualità emergente.

La dinamica conflittuale madre-figlia adolescente è naturale e persino necessaria per lo sviluppo dell'individualità. Durante l'adolescenza, il conflitto che si crea tra genitori e figli rappresenta un processo fondamentale e sano per lo sviluppo dell'identità. È proprio attraverso il confronto e lo scontro con le figure di riferimento che l'adolescente getta le basi per costruire la propria personalità.

Tuttavia, quando questo conflitto si innesta su un complesso di Elettra irrisolto e su una dinamica familiare disfunzionale caratterizzata da un padre assente e una madre ipercontrollante, può assumere connotazioni particolarmente burrascose e distruttive. Vittoria manifesta comportamenti di "ribellione" e cerca di "sbattere in faccia alla madre la realtà che non vuole vedere", in un tentativo disperato di affermare la propria esistenza separata e la propria autonomia.

La scena finale: quando il non detto diventa azione

Il regista Gabriele Muccino ha confermato che nel film è presente una scena particolarmente delicata che coinvolge Vittoria, descritta come "un momento di intimità e di scoperta sessuale sotto la doccia". Muccino stesso ha spiegato: "È un momento scomodo ma importante perché ti fa capire che c'è qualcosa di profondo che non è stato detto e che giustifica tutto ciò che accadrà dopo".

L'apporto delle fantasie di Vittoria è proprio Carlo, "professore universitario, marito di Elisa, ma soprattutto amico di famiglia". Questa scena rappresenta la materializzazione cinematografica del complesso di Elettra traslato: Vittoria proietta su Carlo i propri desideri sessuali emergenti, quelle pulsioni che normalmente dovrebbero essere elaborate e superate attraverso una sana relazione con il padre biologico.

Dal punto di vista psicoanalitico, questa scena ha una valenza simbolica profonda. Rappresenta il momento in cui il desiderio inconscio diventa parzialmente conscio, in cui la ragazza adolescente inizia a confrontarsi con la propria sessualità in via di sviluppo. A tredici anni, Vittoria si trova nel pieno della prima adolescenza, un periodo in cui il corpo si trasforma biologicamente e diventa capace di sessualità generativa. I cambiamenti del corpo sono complessi da interiorizzare e possono causare ansie momentanee.

La scelta di Carlo come oggetto delle fantasie sessuali non è casuale: rappresenta la figura paterna idealizzata, l'uomo adulto che ascolta, comprende e valorizza, tutto ciò che il padre biologico Paolo non è riuscito a essere. In questo senso, la scena sotto la doccia non è semplicemente una scoperta della sessualità, ma la manifestazione fisica di un bisogno emotivo profondo: il bisogno di essere vista, riconosciuta, amata da una figura paterna.

Implicazioni cliniche e riflessioni conclusive

L'analisi del personaggio di Vittoria in Le cose non dette offre spunti di riflessione clinica particolarmente rilevanti. Il film di Muccino, al di là del suo valore cinematografico, mette in scena dinamiche familiari disfunzionali che hanno conseguenze concrete sullo sviluppo psico-affettivo degli adolescenti.

La traslazione del complesso di Elettra su figure paterne sostitutive è un fenomeno psicologico reale e clinicamente documentato. Quando il padre è assente, inadeguato o emotivamente distante, la figlia può cercare di colmare questo vuoto affettivo attraverso altre figure maschili adulte. Questo meccanismo, se non riconosciuto e gestito adeguatamente, può portare a conseguenze problematiche, incluse relazioni inappropriate con adulti, difficoltà nello sviluppo di relazioni paritarie con i coetanei, e perpetuazione di pattern relazionali disfunzionali nell'età adulta.

Il conflitto burrascoso con la madre, così evidente nel personaggio di Vittoria, è un'altra conseguenza prevedibile di un complesso di Elettra non risolto, amplificato da uno stile genitoriale iperprotettivo e controllante. La madre ipercontrollante, spesso inconsapevolmente, impedisce alla figlia di elaborare e superare il complesso, mantenendola in uno stato di dipendenza infantile che contrasta con i bisogni evolutivi dell'adolescenza.

Il film di Muccino ha il merito di portare sullo schermo, senza censure, queste dinamiche complesse. La "storyline di Vittoria" è stata giustamente riconosciuta come "la più interessante" del film, proprio perché tocca temi psicologici profondi e spesso rimossi. Il personaggio interpretato da Margherita Pantaleo rappresenta "il vero baricentro emotivo del film", quello che "rompe gli argini di una storia che rischiava di muoversi su binari già visti".

L'adolescenza è un periodo di vulnerabilità e al contempo di enorme potenziale di crescita. Le figure genitoriali hanno la responsabilità di accompagnare questo percorso con presenza, ascolto e appropriata strutturazione dei confini. Quando questo non avviene, come nel caso della famiglia disfunzionale rappresentata nel film, le conseguenze possono essere profonde e durature.

Il complesso di Elettra, lungi dall'essere un semplice costrutto teorico della psicoanalisi, rappresenta una fase evolutiva reale che necessita di essere riconosciuta e gestita con sensibilità da parte dei genitori. La sua mancata risoluzione, soprattutto in presenza di un padre assente e di una madre ipercontrollante, può condurre a dinamiche relazionali problematiche che si perpetuano dall'adolescenza all'età adulta.

Le cose non dette di Gabriele Muccino, attraverso il personaggio di Vittoria, offre uno spaccato cinematografico di queste dinamiche psicologiche complesse, invitando lo spettatore a riflettere su quanto le "cose non dette" nelle famiglie – i bisogni non riconosciuti, le presenze mancate, i conflitti irrisolti – possano avere conseguenze profonde sullo sviluppo emotivo e relazionale dei figli. La traslazione del complesso di Elettra su Carlo non è semplicemente un elemento narrativo provocatorio, ma la rappresentazione cinematografica di un meccanismo psicologico reale che merita attenzione clinica e culturale.

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