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Tangeri, la Città Bianca dove il Mediterraneo incontra l'Atlantico: storia millenaria, fascino artistico e location del nuovo film di Muccino

La perla del Marocco settentrionale che ha ispirato artisti, scrittori e intellettuali del Novecento torna protagonista sul grande schermo con Le cose non dette, nelle sale dal 29 gennaio 2026

Annalisa Ercolani

30 Gennaio 2026, 13:21

Tangeri, la Città Bianca dove il Mediterraneo incontra l'Atlantico: storia millenaria, fascino artistico e location del nuovo film di Muccino

Posizionata come un avamposto geografico sulla punta più settentrionale del Marocco, a soli 14 chilometri dalle coste spagnole, Tangeri rappresenta da sempre uno dei crocevia più affascinanti e strategici del Mediterraneo. Qui, dove lo Stretto di Gibilterra separa – ma anche unisce – Africa ed Europa, il Mar Mediterraneo si fonde con le acque dell'Oceano Atlantico, creando uno scenario naturale di straordinaria potenza simbolica.

Questa Città Bianca, come viene chiamata per il colore candido delle sue abitazioni che si arrampicano sulle colline affacciate sul mare, ha conosciuto nei secoli dominazioni fenicie, cartaginesi, romane, bizantine, arabe, portoghesi, spagnole e inglesi. Ma è soprattutto il Novecento a consacrare Tangeri come meta privilegiata di artisti, intellettuali e scrittori, attratti dalla sua atmosfera unica di libertà, cosmopolitismo e mistero.

E proprio a Tangeri si svolge gran parte di Le cose non dette, il nuovo film di Gabriele Muccino uscito nelle sale italiane il 29 gennaio 2026, con Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini e la giovane attrice umbra di TerniBeatrice Savignani. Una scelta non casuale da parte del regista romano, che ha individuato in questa città magnetica il luogo perfetto dove i suoi personaggi possono perdere le proprie maschere e confrontarsi con verità a lungo celate.

Una storia millenaria: dalle origini fenicie alla Zona Internazionale

Le radici di Tangeri affondano nella leggenda. Il nome della città deriva probabilmente da Tingis, toponimo latino di origine berbera che la tradizione ricollegava addirittura ad Anteo, mitico gigante figlio di Poseidone, la cui tomba sarebbe stata identificata nelle vicinanze. Alcuni racconti narrano che il sito sia stato la prima terra scoperta da Noè dopo il Diluvio Universale: vedendo tracce di argilla sul becco di una colomba, avrebbe esclamato "tine ja" (la terra è venuta), da cui Tingis e poi, in arabo, Tanja.

Ciò che è certo è che Tangeri fu un centro indigeno berbero di primaria importanza, frequentato da Punici e Gaditani attratti dalla sua posizione strategica a guardia dello Stretto. La città conobbe l'influenza della civiltà punica, come dimostrano le monete con leggenda neopunica coniate nel I secolo a.C. e nell'età di Augusto. Sotto i Romani, Tingis divenne capitale della provincia della Mauretania Tingitana, godendo di cinque secoli di dominio imperiale prima di cadere nelle mani dei Vandali, dei Bizantini e infine degli Arabi nel 708 d.C..

Nel 951, il califfo ʿAbd al-Raḥmān III di Córdoba annesse la città, che rimase sotto controllo musulmano spagnolo fino al collasso del califfato, circa 80 anni dopo. Sotto gli Almoravidi Tangeri tornò marocchina, resistendo al tentativo di conquista del principe portoghese Enrico il Navigatore nel 1437, prima di cadere definitivamente nelle mani dei Portoghesi nel 1471.

Nel 1580 Tangeri passò alla Spagna insieme al Portogallo, tornando portoghese nel 1656. Nel 1662 venne ceduta alla corona inglese come parte della dote di Caterina di Braganza, moglie di Carlo II d'Inghilterra. Gli Inglesi investirono ingenti risorse nella costruzione di fortificazioni e di un grande molo portuale, ma l'alto costo di mantenimento della guarnigione contro gli attacchi marocchini e i sospetti protestanti che fosse un centro di cattolicesimo portarono all'abbandono della città nel 1684. Da allora Tangeri è rimasta parte del Marocco.

L'epoca d'oro della Zona Internazionale (1923-1956)

Il capitolo più straordinario della storia di Tangeri inizia nel XX secolo. Nel 1912, con la soluzione della seconda crisi marocchina, venne stabilito che Tangeri dovesse essere sottoposta a regime internazionale. L'effettiva applicazione della Zona Internazionale iniziò però solo nel 1923, con il Protocollo di Tangeri firmato a Parigi il 25 giugno da Inghilterra, Spagna e Francia. Il regime comportava per Tangeri la neutralità politica e militare, la totale libertà di impresa e l'amministrazione internazionale sotto il controllo di una commissione composta inizialmente da Francia, Regno Unito e Spagna, cui si aggiunsero tra il 1928 e il 1929 anche Italia, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Svezia e Stati Uniti.

Questo status unico creò un ambiente di ambiguità giuridica e libertà senza precedenti, che fece di Tangeri un paradiso per chi cercava di sfuggire ai vincoli della società convenzionale. L'economia crebbe vertiginosamente: nel 1950 la città contava migliaia di società anonime e 85 banche impegnate nel commercio e negli affari finanziari. La popolazione si quadruplicò, con circa 31.000 europei (soprattutto spagnoli), 40.000 musulmani e 15.000 ebrei.

La Zona Internazionale venne interrotta dal 1940 al 1945 durante l'occupazione spagnola franchista, per poi essere ripristinata nell'ottobre 1945. Con l'indipendenza del Marocco nel 1956, Tangeri perse definitivamente il suo status internazionale, pur mantenendo uno statuto economico speciale fino ai primi anni Sessanta.

Cosa visitare: tra medina, kasbah e bellezze naturali

Tangeri offre un patrimonio storico, architettonico e naturalistico di straordinaria ricchezza, con attrazioni che spaziano dalla tradizione islamica all'eredità coloniale europea.

La Medina e la Kasbah

Il cuore pulsante di Tangeri è la Medina, un labirinto di vicoli, stradine artistiche e souk brulicanti di vita. Al suo interno si trova la Kasbah, zona fortificata che domina la città dall'alto e offre panorami mozzafiato sul porto e sullo Stretto di Gibilterra.

La Kasbah ospita il Dar el-Makhzen, antico palazzo dei sultani che in passato diede alloggio anche ai colonizzatori europei. Oggi l'edificio, costruito su quello che la leggenda vuole fosse un tempio di Ercole, ospita due importanti musei: il Museo della Kasbah delle Culture Mediterranee (Musée de la Kasbah des Cultures Méditerranéennes) e il Museo d'Arte Contemporanea Marocchina.

Il Museo della Kasbah è particolarmente affascinante per la mescolanza architettonica che riflette la storia complessa della città: decorazioni tipiche marocchine con zellige (piastrelle), gessi scolpiti e legno intarsiato convivono con colonne e capitelli di influenza europea. Il Riad interno, con la fontana centrale e il colonnato, rappresenta uno dei punti più fotografati dell'intero complesso. Nelle sale si trovano testimonianze dell'epoca romana, manufatti islamici, un manoscritto del Corano del XIII secolo e la Koubba K'bira, grande cupola realizzata con tutte le tecniche delle arti arabe.

Le piazze del Grande e Piccolo Socco

La piazza del Grand Socco (Grande Mercato) è il cuore commerciale di Tangeri, un luogo pittoresco che ospita il mercato permanente più animato del Marocco. Ufficialmente denominata Place du 9 avril 1947, in ricordo del discorso del re Mohammed V a sostegno dell'indipendenza marocchina, la piazza è circondata da edifici coloniali e offre uno spaccato autentico della vita quotidiana tangerina.

Nel film "Le cose non dette", Gabriele Muccino ha girato proprio al Grand Socco alcune delle scene più emblematiche, sfruttando l'atmosfera vibrante e caotica del mercato per rappresentare il disorientamento dei protagonisti in terra straniera.

Più intima e raccolta è la piazza del Petit Socco (Piccolo Mercato), dove si affaccia la Grande Moschea, edificio che fu in origine un tempio romano, poi trasformato in cattedrale portoghese e infine convertito in moschea nel 1684.

Il Museo della Legazione Americana

Situato nell'angolo sudorientale della medina, il Museo della Legazione Americana (Tangier American Legation Museum o TALIM) è un'istituzione culturale unica al mondo. L'edificio a cinque piani, originariamente un palazzotto di pietra donato nel 1821 dal sultano Moulay Suleyman agli Stati Uniti, fu la prima proprietà pubblica americana all'estero e rappresenta l'unico U.S. National Historic Landmark situato in un paese straniero.

Il museo commemora le storiche relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Marocco – il Marocco fu il primo paese a riconoscere l'indipendenza americana nel 1777. Al suo interno sono esposti il Trattato di Marrakech del 1787, lettere autografe di George Washington al sultano Mohammed III e fotografie di Franklin D. Roosevelt a Casablanca durante la Seconda Guerra Mondiale.

Una sezione importante è dedicata agli artisti che vissero o passarono per Tangeri: spiccano le opere dello scozzese James McBey e soprattutto della moglie Marguerite McBey, pittrice dallo stile colorato e vivace. Non mancano dipinti di Hassan El Glaoui, uno dei grandi pittori marocchini del XX secolo, e opere di George Owen, Wynne Apperley e Stuart Church. Un'intera ala è dedicata allo scrittore Paul Bowles, pilastro della comunità artistica di Tangeri.

Capo Spartel e le Grotte di Ercole

A circa 14 km a ovest di Tangeri si trova Capo Spartel (Cap Spartel), il punto più a nord-ovest dell'Africa continentale, dove le acque del Mediterraneo confluiscono con quelle dell'Oceano Atlantico. Il promontorio è sormontato da un faro storico, costruito nel 1864 e mantenuto dai consoli delle varie nazioni, visitabile a pagamento.

Da Capo Spartel si possono raggiungere facilmente le Grotte di Ercole (Grottes d'Hercule), cavità naturali il cui nome deriva dalla leggenda secondo cui l'eroe mitologico avrebbe dormito qui prima di affrontare la sua undicesima fatica: raccogliere le tre mele d'oro dal giardino delle Esperidi. La grotta principale è ampia e alta, con un'apertura verso il mare che, vista dall'interno, ricorda la sagoma del continente africano – motivo per cui è chiamata anche "la mappa dell'Africa".

L'ingresso alle grotte costa circa 6 euro ed è diventata una delle escursioni più popolari per i visitatori di Tangeri. Molti tour operator offrono pacchetti che includono la visita a Capo Spartel, le Grotte di Ercole e un breve giro in cammello sulla spiaggia.

Altre attrazioni da non perdere

Tra le altre attrazioni meritano una visita:

  • La Chiesa di Sant'Andrea e il suo cimitero storico, testimonianza della presenza britannica

  • Il Giardino di Mendoubia (Parc de la Mendoubia), polmone verde della città

  • Il Gran Teatro Cervantes, costruito nel 1913 in stile ispanico-moresco, oggi in restauro

  • Il Cinema Rif, edificio Art Déco restaurato e trasformato nel 2006 in cineteca dalla curatrice e artista Yto Barrada, che ne ha fatto il primo archivio cinematografico del Nord Africa

  • Il Museo Ibn Battuta, dedicato al celebre esploratore e viaggiatore marocchino del XIV secolo

Il porto di Tangeri, con il moderno Tanger Med inaugurato nel 2007 e ampliato nel 2019, è il principale scalo del paese e si conferma leader del traffico containerizzato in Africa e nel Mediterraneo. Nel 2024 ha movimentato oltre 10,24 milioni di container (TEU), posizionandosi al 17° posto mondiale.

Tangeri e il cinema: location de Le cose non dette di Gabriele Muccino

Il 29 gennaio 2026 è uscito nelle sale italiane "Le cose non dette", nuovo film di Gabriele Muccino tratto dal romanzo Siracusa di Delia Ephron. La pellicola racconta la storia di Carlo (Stefano Accorsi) ed Elisa (Miriam Leone), coppia affermata che vive a Roma tra successi lavorativi e un amore messo alla prova dalle delusioni. In cerca di nuovi stimoli, i due partono per il Marocco insieme agli amici di sempre Anna e Paolo (Carolina Crescentini e Claudio Santamaria) e alla loro figlia adolescente Vittoria.

Nell'adattamento cinematografico di Muccino, la location della vacanza – che nel romanzo originale era l'Italia con Roma e Siracusa – diventa Tangeri. Una scelta meditata e simbolica: "L'ho conosciuta mentre scrivevo questo film: ero in Spagna con la mia famiglia in vacanza e Tangeri era lì di fronte", ha raccontato il regista. "Ci siamo andati per una giornata con il traghetto e ho deciso di ambientare il film lì perché penso sia un posto magnetico, così vicino e così lontano allo stesso tempo".

Per Muccino, Tangeri rappresenta la città-orizzonte, il luogo di fuga che non cura ma rivela, che si contrappone alla Roma del quotidiano dove i personaggi vivono le loro polverose routine. "Dalla Spagna guardare Tangeri è come vedere Ischia da Napoli: al tempo stesso luogo vicino ma lontano", ha spiegato. "La città è magnetica: con un piccolo percorso in traghetto, molto semplice, ci si ritrova in un luogo completamente diverso. Non sei più in Occidente, così distante, si percepisce un altro ritmo, un altro comportamento sociale. È il posto giusto dove i personaggi possono perdere le loro maschere".

Le riprese, durate 8 settimane, sono iniziate a Tangeri a fine maggio 2025, dove la produzione ha girato per circa 30 giorni, per poi proseguire a Roma fino a luglio 2025. Nel film compaiono location iconiche come il Grand Socco, le stradine della medina e gli scorci panoramici sulla baia.

Come ha dichiarato lo stesso Muccino, "gli spazi non decorano, riflettono la frattura interna dei personaggi". E Tangeri, con il suo essere sospesa tra due continenti, due mari, due culture, diventa la metafora perfetta dei conflitti interiori che attraversano i protagonisti. "Ci sarà sempre un prima e un dopo Tangeri", recita una battuta chiave del film. Un punto di non ritorno emotivo che solo una città così carica di mistero e contraddizioni poteva incarnare.

Tangeri musa degli artisti: pittori, scrittori e la Beat Generation

Ciò che rende Tangeri unica non è solo la sua posizione geografica o la sua storia millenaria, ma soprattutto il ruolo che ha giocato nell'immaginario artistico e letterario del Novecento. La città è stata definita "il paradiso del pittore" da Henri Matisse e "il luogo dove puoi ancora fare quello che vuoi" da William Burroughs. Una calamita irresistibile per creativi in cerca di ispirazione, libertà e trasgressione.

I pittori orientalisti: Delacroix e Matisse

Il fenomeno dell'Orientalismo – movimento intellettuale e artistico che interessò Europa e Stati Uniti tra il XIX e l'inizio del XX secolo – trovò in Tangeri uno dei suoi centri privilegiati.

Nel 1832, il pittore francese Eugène Delacroix (1798-1863), massimo rappresentante del Romanticismo francese, giunse a Tangeri al seguito di una delegazione diplomatica inviata dal re Luigi Filippo presso il sultano del Marocco Moulay Abd-er Rhaman. Sbarcato il 25 gennaio dopo tredici giorni di traversata, Delacroix scrisse: "In questo momento sono come uno che sogna e che vede delle cose che teme gli sfuggano".

Durante i mesi del viaggio, Delacroix riempì diversi taccuini di schizzi e un grande Album del Marocco con acquerelli. Passeggiando nei souk di Tangeri e nei derbs di Meknes, annotò: "Il pittoresco abbonda qui. Ad ogni passo ci sono delle immagini che potrebbero far la fortuna e la gloria per venti anni di generazioni di pittori (...) è un luogo fatto per i pittori, la bellezza abbonda". Il viaggio in Marocco lo cambiò profondamente, influenzando per sempre la sua tecnica pittorica e l'uso rivoluzionario della luce e del colore.

Un secolo dopo, nel gennaio 1912, giunse a Tangeri Henri Matisse (1870-1954), che vi fece due soggiorni, nel 1912 e nel 1913. Matisse alloggiò all'Hotel de France e dipinse alcuni dei suoi capolavori ispirati al Marocco, tra cui La finestra a Tangeri (Window at Tangier), che raffigura la vista dalla sua camera con la Chiesa di Sant'Andrea sullo sfondo.

Altre opere fondamentali del periodo tangerino sono Zorah sulla terrazza (1912-13), Il Rifano in piedi (1912), La palma (1912) e Calle, iris e mimose (1913). Matisse trovò a Tangeri l'ispirazione per sviluppare ulteriormente il suo linguaggio fatto di campiture piatte di colore, superfici bidimensionali e ornamentalismo cromatico. "Ho trovato i paesaggi del Marocco esattamente come sono descritti nei quadri di Delacroix e nei romanzi di Pierre Loti", scrisse entusiasta.

La modella di Zorah in piedi era una giovane prostituta che Matisse ritrasse liberamente: secondo le prescrizioni islamiche, le donne rispettabili non potevano mostrare il volto, ma il divieto non includeva le prostitute. Il pittore chiamò Tangeri "il paradiso del pittore" e vi trovò "l'ispirazione, i colori, la semplicità nell'arte primitiva".

Paul Bowles e la nascita del mito letterario

Se Delacroix e Matisse furono pionieri del fascino visivo di Tangeri, fu lo scrittore e compositore americano Paul Bowles (1910-1999) a trasformare la città in un mito letterario duraturo.

Bowles si trasferì a Tangeri negli anni Quaranta e vi rimase fino alla morte, nel 1999. Qui scrisse nel 1949 il suo romanzo più celebre, Il tè nel deserto (The Sheltering Sky), considerato dalla rivista Time uno dei cento migliori romanzi in inglese del periodo 1923-2005.

Il romanzo racconta la storia di tre americani – Port Moresby, sua moglie Kit e l'amico George Tunner – che giungono a Tangeri nel 1947 per un viaggio che li porterà in profondità nel deserto del Sahara. Port muore di tifo, Kit vaga nel deserto fino a essere salvata da una carovana guidata da un giovane nomade arabo, Belqassim, che la prende come amante e la rinchiude sul tetto di una capanna. Quando viene scoperta dalle mogli di Belqassim, Kit fugge e viene riportata a Tangeri, dove però scappa di nuovo prima che l'amico Tunner possa rintracciarla.

Il romanzo è un'opera interiore dove il paesaggio sahariano fa da sfondo al dramma psicologico dei protagonisti, riflettendone le crisi e le nevrosi. Tutto il senso dell'opera è concentrato nella storia raccontata all'inizio: tre fanciulle, dopo essere state sedotte da un affascinante targui del deserto, acquistano tre bicchieri e una teiera e partono per ritrovarlo, desiderando bere insieme il tè sulla duna più alta. Ma si addormentano prima di avverare il sogno e vengono trovate qualche giorno dopo sepolte sotto una duna, con i bicchieri pieni di sabbia.

A chi gli chiedeva perché avesse passato gran parte della sua vita a Tangeri, Bowles rispondeva laconicamente: "È stato un caso". Poi aggiungeva che, rispetto ad altri posti, era "meno intaccata dagli aspetti negativivi della civiltà contemporanea". E se proprio era in vena di confessioni, raccontava che lo affascinavano i musicisti jilala che cadevano in trance e "la rete di cunicoli invisibili che la stregoneria scava intorno al sonno".

Bowles fu reticente e schivo, ma il suo ruolo fu cruciale: divulgò il mito di Tangeri tra gli intellettuali occidentali e fece da guida a tanti artisti che nella città trovavano ispirazione e avventure altrove illecite. Oltre a scrivere, Bowles registrò estensivamente la musica tradizionale marocchina e tradusse opere di scrittori locali come Mohammed Mrabet, Larbi Layachi e soprattutto Mohamed Choukri, autore di Il pane nudo, libro scandaloso a lungo proibito in Marocco per la descrizione cruda di una Tangeri fatta di miseria, violenza, alcol e sesso.

La Beat Generation e "l'Interzone"

Attratti dal mito creato da Bowles e dalla libertà assoluta che Tangeri offriva, negli anni Cinquanta arrivarono in massa i protagonisti della Beat GenerationIl primo e più importante fu William S. Burroughs (1914-1997), che si stabilì a Tangeri nel 1953 dopo aver lasciato il Messico in seguito all'uccisione accidentale (ma mai completamente chiarita) della seconda moglie Joan Vollmer. Burroughs affittò una stanza sopra un bordello omosessuale: droga e sesso fluivano facilmente e a basso costo nelle strade di Tangeri.

In questa atmosfera di totale libertà e trasgressione, Burroughs scrisse Il pasto nudo (Naked Lunch), romanzo rivoluzionario con struttura non lineare che lo avrebbe consacrato a genio letterario. Burroughs vedeva Tangeri come un luogo dove i vincoli della moralità occidentale potevano essere scartati in favore di uno stile di vita sperimentale e disinibito. Battezzò la città "l'Interzone", termine che nel romanzo indica un luogo surrealista e caotico, fusione della Tangeri reale con la febbrile immaginazione dell'autore sotto l'effetto dell'Eukodol (oppioide tedesco).

Nel 1957 arrivarono a Tangeri Allen Ginsberg e Jack Kerouac, che aiutarono Burroughs a dare forma definitiva ai suoi scritti sparsi. I tre si ritrovarono poi a Parigi nel 1959, raggiungendo Gregory Corso e Peter Orlovsky al Beat Hotel del Quartiere Latino.

Altri nomi illustri frequentarono Tangeri in quegli anni: Tennessee Williams, Truman Capote, Gore Vidal, Jean Genet e Samuel Beckett. Tennessee Williams, visitatore abituale tra gli anni Cinquanta e Sessanta, si trovò un pomeriggio d'estate del 1973 in un ufficio postale di Tangeri dove un impiegato voleva confiscargli una rivista per uomini contenente un suo articolo. Williams lasciò l'ufficio e nel giro di dieci giorni abbandonò per sempre il Marocco, decretandone simbolicamente la fine dell'epoca d'oro: "Devo andarmene da questo posto il prima possibile".

Tra i musicisti, anche i Rolling Stones passarono per Tangeri, così come il chitarrista Brian Jones, che si interessò alla musica dei maestri di Joujouka. Il jazzista Randy Weston e Dizzy Gillespie contribuirono a fare di Tangeri un crocevia anche musicale.​ L'hotel El Muniria (oggi noto come Tangerinn) conserva ancora la camera numero 9 dove Burroughs scrisse Il pasto nudo, con le pareti tappezzate di foto di Ginsberg, Kerouac e degli altri beat. I caffè storici come il Café Hafa, dove si sedevano Sean Connery e i Rolling Stones a gustare tè alla menta, sono ancora visitabili.

Come scrisse Mark Twain alla fine dell'Ottocento in The Innocents Abroad: "E sì! A Tangeri l'ho trovato". Trovato cosa? Forse proprio quel senso di libertà assoluta, di sospensione delle regole, di possibilità infinite che avrebbe caratterizzato la città nei decenni successivi. O come sintetizzò Burroughs con la sua ironia caustica: "In confronto a Tangeri, Sodoma è un picnic della parrocchia".

Il declino e la rinascita culturale

Sebbene la Zona Internazionale cessasse ufficialmente di esistere nel 1956, il suo mito visse nella letteratura, nella musica e nell'immagine duratura di Tangeri come luogo dove gli outsider del mondo potevano trovare casa.​ Ma dagli anni Ottanta in poi, Tangeri perse gradualmente il suo fascino bohémien. Le fumerie chiusero, i bar si riempirono di turisti, gli intellettuali se ne andarono. Fino a vent'anni fa la città conservava ancora un'anima, ma poi anche quella sembrò spegnersi, sommersa dal turismo di massa e dalla speculazione edilizia.

Negli ultimi anni, però, Tangeri sta vivendo una rinascita culturale guidata da una nuova generazione di creativi marocchini consapevoli del proprio patrimonio. L'artista multimediale e curatrice Yto Barrada ha trasformato nel 2006 il fatiscente Cinema Rif in una cineteca con un archivio sterminato di pellicole storiche. Il curatore Hicham Bouzid ha co-fondato Think Tanger, piattaforma culturale che riunisce i residenti per discutere come plasmare il futuro della città.

Designer, performer, artisti multimediali e curatori stanno prendendo le redini della narrazione di Tangeri, superando l'immagine coloniale e bohémien per creare una città contemporanea e dinamica. Come ha dichiarato l'artista Anaëlle Myriam Chaaib: "Vivere a Tangeri è come essere sulla prua di una nave tra il Mediterraneo e l'Atlantico, con un oceano di possibilità davanti".

Tangeri oggi: una città in trasformazione

Oggi Tangeri è una metropoli moderna e in rapida espansione, che conta circa 670.000 abitanti (dato 2004). Il progetto Tanger Med, voluto dal re Mohammed VI, ha dotato la città del principale porto dell'Africa, che nel 2024 ha movimentato oltre 10 milioni di container, posizionandosi al 17° posto mondiale e al primo in Africa e nel Mediterraneo.

Grazie a 180 collegamenti marittimi verso oltre 70 paesi e a un'area industriale che ospita più di 1.400 aziende, Tanger Med è diventato un hub logistico e produttivo di riferimento. Il 18% del PIL del Marocco viene ora prodotto a Tangeri.

Sul fronte turistico, la città offre un'ampia gamma di strutture ricettive, dalle lussuose ville ai boutique hotel, dagli hotel a 5 stelle sulla Corniche ai riad tradizionali nella medina. Le spiagge urbane sono molto frequentate in estate, mentre le spiagge più selvagge come Playa Blanca, Merkala Beach e Bouhendia offrono atmosfere più tranquille.

Tangeri è facilmente raggiungibile: l'aeroporto Ibn Battuta è ben collegato con le principali città europee, mentre il treno ad alta velocità (TGV) collega la città a Casablanca in sole due ore. Dall'Italia si può arrivare con i traghetti Grandi Navi Veloci, mentre dalla Spagna numerosi traghetti partono da Tarifa, Algeciras e altri porti andalusi. I cittadini italiani possono entrare in Marocco senza visto per soggiorni turistici fino a 90 giorni, con un passaporto con validità residua di almeno sei mesi.

Il clima di Tangeri è mediterraneo, mitigato dalle influenze oceaniche. Autunno, inverno e primavera sono miti (18°C di giorno, 7°C di notte in media) e piuttosto umidi, mentre l'estate è secca con temperature moderate (30°C di giorno). Le precipitazioni variano dai 600 ai 1.000 mm all'anno, con possibili forti venti, violenti temporali e piogge torrenziali tra metà ottobre e inizio maggio.

Conclusione: la città delle soglie

Tangeri rimane, ancora oggi, una città di soglie e di passaggi: geografica (tra Africa ed Europa, Mediterraneo e Atlantico), storica (tra dominazioni diverse e culture molteplici), artistica (tra tradizione e avanguardia), esistenziale (tra realtà e sogno, verità e menzogna).

È questa natura liminale, sospesa, indefinita che continua ad attrarre artisti, registi e viaggiatori. Come ha intuito Gabriele Muccino scegliendo Tangeri per il suo "Le cose non dette", questa è una città dove le maschere cadono, dove i segreti emergono, dove "ci sarà sempre un prima e un dopo".

Tangeri è la città dove Delacroix vide la luce dell'antichità, dove Matisse trovò il paradiso del colore, dove Bowles scoprì il deserto interiore, dove Burroughs creò l'Interzone della mente. È la città che Paul Bowles chiamava "città dei sogni" e dove visse per oltre cinquant'anni. È il luogo dove, come scrisse Jean Genet, "il confine tra realtà e sogno si dissolve".

Per chi la visita oggi, Tangeri offre stratificazioni infinite: si possono percorrere i vicoli della medina dove camminarono i beat, sedersi al Café Hafa dove i Rolling Stones bevvero il tè, visitare i musei che custodiscono la memoria di secoli di incontri e scontri tra civiltà, affacciarsi a Capo Spartel dove due mari si abbracciano.

E poi, magari, vedere sul grande schermo Le cose non dette e riconoscere quegli stessi luoghi dove Muccino ha fatto recitare i suoi personaggi, scoprendo che Tangeri – magnetica, vicina e lontana, concreta e sognata – continua a essere, come lo fu per generazioni di artisti, il posto giusto dove perdere le proprie maschere e ritrovare, forse, se stessi.

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