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Il caso

Strage di Rigopiano, condannati tre dirigenti della Regione Abruzzo al processo di appello bis. Tra le vittime anche un ternano

Due imputati sono stati assolti dai giudici di Perugia mentre cinque hanno visto i loro reati dichiarati prescritti. Ora si apre la strada ai risarcimenti

12 Febbraio 2026, 06:14

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I familiari delle vittime chiedono giustizia

Tre dirigenti della Regione Abruzzo sono stati condannati nel processo di appello bis dalla Corte d’Appello di Perugia per la strage dell’hotel Rigopiano a Farindola, travolto da una valanga il 18 gennaio 2017, in cui morirono 29 persone tra ospiti e dipendenti. Due imputati sono stati assolti e cinque hanno visto i reati dichiarati prescritti. La sentenza di mercoledì 11 febbraio conferma le responsabilità della Regione Abruzzo nella gestione dei rischi valanghe e apre ora la strada alla fase dei risarcimenti per le famiglie delle vittime e i superstiti.

L’avvocato Giovanni Ranalli, legale di Antonella Maria Pastorelli, madre di Alessandro Riccetti, il giovane receptionist dell’hotel morto nella strage, ha sottolineato al termine della lettura della sentenza che: “sotto il profilo giuridico, la condanna nei confronti dei dirigenti della Regione Abruzzo appare coerente con la ricostruzione delle responsabilità emersa nel corso del dibattimento. Tuttavia, non posso non sottolineare come sussistessero ulteriori profili di negligenza che meritavano di essere riconosciuti. È evidente, infatti, che mancava un piano valanghe strutturato e operativo, indispensabile in un contesto a rischio elevato come quello di Rigopiano. Non è accettabile che la sicurezza fosse affidata a una sola turbina, strumento insufficiente a garantire misure preventive adeguate.

La sentenza chiarisce responsabilità precise, ma non cancella il dolore e la sofferenza di chi ha perso i propri cari in circostanze che, con misure adeguate, avrebbero potuto essere evitate”. In aula era presente la madre di Alessandro Riccetti, che ha seguito la lettura della sentenza. Lei ha ribadito più volte, in maniera lucida e ferma, che se la strada fosse stata liberata dalla neve, sia suo figlio Alessandro sia gli altri ospiti e dipendenti dell’hotel Rigopiano si sarebbero potuti salvare.

La tragedia, quindi, non è stata inevitabile, ma il frutto di una serie di omissioni e carenze gestionali.
Ora si apre la fase dei risarcimenti, fondamentale per riconoscere almeno parzialmente il diritto delle famiglie e dei superstiti ad ottenere giustizia. La vicenda giudiziaria chiude una fase lunga e dolorosa, ma la sentenza rappresenta anche un monito sull’importanza della sicurezza in zone ad alto rischio valanghe, affinché tragedie come quella di Rigopiano non si ripetano. La determinazione della madre di Alessandro Riccetti e la fermezza della sua battaglia per la verità restano al centro della memoria di questa drammatica vicenda che non potrà mai essere dimenticata.

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