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Il report

Raccolta differenziata, il podio dei comuni più virtuosi dell'Umbria. Sfiorano tutti il 90%

Regione a due velocità. Maurizio Zara, Legambiente: "Alcuni territorio sono ancora molto indietro"

Catia Turrioni

05 Febbraio 2026, 20:13

Differenziata

Raccolta differenziata a due velocità in Umbria

L’Umbria migliora, ma non abbastanza. La regione avanza sul fronte del riciclo e della raccolta differenziata, supera la media nazionale e centra con anticipo alcuni obiettivi fissati dalla legge. Ma resta ancora frenata da sacche di immobilismo, ritardi strutturali e vere e proprie resistenze culturali che impediscono a una parte consistente del territorio di agganciare davvero la transizione verso l’economia circolare. E’ quanto evidenzia il dossier sulla raccolta differenziata che sarà presentato venerdì 13 febbraio al Teatro del Pavone di Perugia nell’ambito del nono EcoForum regionale sull’economia circolare promosso da Legambiente. I dati analizzati - va precisato - si riferiscono al 2024, gli ultimi disponibili: nel frattempo, dunque, alcuni comuni potrebbero aver migliorato le proprie performance.


“Il 2024 è stato segnato da un ulteriore progresso ed estensione delle raccolte differenziate in alcuni comuni umbri, mentre segna il passo, senza segnali incoraggianti, in quei comuni che già negli scorsi anni erano stati più volte ammoniti per non saper o voler progredire”, si legge in apertura del dossier. Un’analisi che guarda ai dati consolidati del 2024 ma prova anche a interpretare l’andamento del 2025, alla luce di un Piano regionale dei rifiuti che la nuova giunta annuncia di voler rendere più ambizioso rispetto al passato.
I numeri certificati da Arpa (l’Agenzia regionale per l’ambiente) parlano chiaro: nel 2024 la raccolta differenziata in Umbria ha raggiunto il 69,6%, superando la media nazionale ferma al 67,7%. Un risultato positivo, ma non risolutivo. “Il percorso di transizione dell’economia circolare regionale è già a buon punto e ha buone premesse, sia in termini di raccolta differenziata sia di indice di riciclo, ma per una ulteriore crescita serve una strategia comune e condivisa in tutta la regione”, sottolinea Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria. E avverte: “Purtroppo ci sono ancora segnali di volontà di arretramento”.


Il report restituisce l’immagine di un’Umbria a due velocità. Sono 34 i Comuni che hanno già centrato l’obiettivo minimo del 72% fissato al 2028 dal Piano rifiuti umbro, attualmente in vigore e in fase di revisione. Al contrario, 32 Comuni non raggiungono nemmeno il 65% e ben 9 restano sotto il 35%, spesso associando basse percentuali di differenziata a elevati livelli di produzione pro capite. Il caso più emblematico evidenziato da Legambiente è quello di Poggiodomo, che registra appena l’1,2% di raccolta differenziata e, allo stesso tempo, il costo comunale pro capite dei rifiuti più alto dell’Umbria, come certifica Ispra. I rimanenti municipi si attestano sulla media.
Sul podio dei comuni più virtuosi si collocano Calvi dell’Umbria (87,3%), Otricoli (85,5%) e Montefranco (84,4%). Superano l’80% anche Porano (81,3%), Arrone (81%) e Lisciano Niccone (80,6%). All’estremo opposto, però, la fotografia resta sconcertante, con territori di fatto privi di un sistema efficace di raccolta. Resta critica è la situazione della Valnerina, dove a quasi dieci anni dal terremoto del 2016 molte raccolte non sono mai ripartite: una condizione che Legambiente definisce “ormai inaccettabile”. Vallo di Nera si ferma al 15,1%, Scheggino al 20,9%, Preci al 24%, Norcia al 29,2%. Poco meglio Nocera Umbra (30,2%) e Valtopina (37,9%).
Non mancano tuttavia segnali incoraggianti. I comuni del Trasimeno guidano i miglioramenti più marcati, mentre Perugia raggiunge il 72,4% e Terni vola al 78%, dimostrando che il porta a porta - soprattutto se accompagnato dalla tariffazione puntuale - funziona. “Restano indietro - evidenzia ancora il report - Foligno, sotto il 65%, e Spoleto, penalizzata anche dalla scarsa qualità della frazione organica”.
Nel 2024 l’Umbria ha prodotto complessivamente 458.796 tonnellate di rifiuti urbani, in aumento del 2,8% nonostante il calo demografico. Circa 140 mila tonnellate finiscono ancora nell’indifferenziato. Eppure l’Indice di riciclo sale al 56,4%, superando la media nazionale e andando oltre l’obiettivo che era stato fissato per il 2025.

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