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Tradizioni

Gubbio, Ubaldo Gini: "Per la Festa dei Ceri servono esempi concreti e non solo parole"

Il presidente della Famiglia dei Santantoniari fa il suo appello in occasione del 15 maggio

Euro Grilli

11 Maggio 2026, 23:00

Ubaldo Gini

Nella marcia di avvicinamento alla Festa dei Ceri a Gubbio chiude il trittico dei presidenti delle Famiglie ceraiole Ubaldo Gini, presidente della Famiglia dei Santantoniari che nel suo saluto ai ceraioli, agli eugubini a tutta la città dice: “Anche quest’anno siamo arrivati alla vigilia della Festa a noi più cara, con quell; entusiasmo che da sempre accompagna ogni ceraiolo. Un entusiasmo autentico, fatto di presenza vera e partecipazione sincera ai riti che segnano il tempo della nostra città. Una presenza che però non deve mai scivolare nel semplice presenzialismo. I tempi cambiano, i numeri cambiano”. “Ma proprio per questo - prosegue - siamo chiamati a fermarci e riflettere: lo spirito della Festa, quello vero, resta intatto? Oppure rischia di affievolirsi sotto il peso di comportamenti che poco hanno a che fare con la nostra tradizione?”.

Quindi argomenta: “La Festa dei Ceri non è solo un evento: è devozione, è identità, è appartenenza profonda al nostro Patrono, Sant’Ubaldo. È questo lo spirito che deve guidare ogni nostro gesto, diventando la bussola capace di evitare derive, eccessi, esasperazioni che nulla hanno a che vedere con ciò che siamo”. Rivolgendosi ai giovani ma anche ai ceraioli più “maturi” aggiunge: “Le nuove generazioni non vogliono rovinare la Festa, né rovinarsi la Festa. Vogliono viverla, capirla, sentirla propria. Ma per farlo hanno bisogno di esempi, non di parole. E allora la domanda diventa inevitabile: cosa stiamo costruendo oggi per non compromettere ciò che abbiamo ricevuto? Il tema del decoro e dei comportamenti nel periodo ceraiolo non può essere affrontato all’ultimo momento, né con logiche proibizionistiche. Va costruito insieme, con responsabilità e buon senso, riscoprendo quella semplicità che è sempre stato uno dei valori più autentici della Festa. La tutela dei simboli, dei gesti, dei significati sembra oggi passare in secondo piano, quasi fuori dai radar. Eppure è proprio anche da lì che si misura il rispetto per la nostra storia. Se non saremo noi i primi a difenderli, rischiamo di diventare spettatori di una Festa che non ci appartiene.”

E indica una strada: “Non servono grandi gesti. A volte basta poco: un bicchiere di vino condiviso, una fetta di ciambelotto, uno stare insieme genuino. Era questo, per i nostri padri, il vero condimento della gioia. Non una scusa, ma un modo semplice e autentico di vivere la comunità”. “Forse è proprio da qui che dobbiamo ripartire - conclude - ognuno facendo la propria parte, con responsabilità e consapevolezza. Perché la Festa non si consuma: si custodisce, si tramanda, si vive. E soprattutto, si rispetta.”

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