Tradizioni
Il presidente della Famiglia dei Santubaldari, avvocato Ubaldo Minelli, a pochi giorni dalla Festa dei Ceri a Gubbio invita a fare alcune riflessioni che sono state riprese anche da don Mirko Orsini all’omelia della messa celebrata nella basilica di Sant’Ubaldo la prima domenica di maggio, in occasione del ritorno dei Ceri in città. “In questa vigilia della Festa, come presidente della Famiglia dei Santubaldari - ha detto Minelli - più che il classico scontato saluto, colgo l’occasione per offrire alla comunità ceraiola degli spunti di riflessione su cui, da tempo e frequentemente, parliamo fra di noi in tutte le sedi. La forma della Festa è la somma dei comportamenti individuali. I comportamenti individuali ne determinano la sostanza. Nei momenti collettivi della celebrazione sempre più prevalgono azioni individuali che fanno perdere lo spirito collettivo del gesto. Si inizia dalle confuse sveglie mattutine nelle quali il singolo assurge ad un protagonismo eccessivo ed incoerente, introducendo alcuni elementi di esasperato individualismo, fino a spingersi verso un vero e proprio narcisismo”.
E quindi ha proseguito: “Al cimitero, il gesto simbolico della memoria comune, commemorazione, perde l’unitarietà per frantumarsi in migliaia di rivoli anche questi rivolti singolarmente ai propri defunti, familiari e amici, come fosse un ‘qualsiasi’ due novembre, in un contesto caotico privo di raccoglimento. Nel crescere dell’euforia, si torna in città per la celebrazione religiosa presso la Chiesetta dei Muratori ed anche qui, il momento devozionale viene intaccato dalla ripetizione di gesti e atteggiamenti che sembrano sempre più condizionati dalla presenza invadente di obiettivi fotografici, telecamere e, da ultimo e per ognuno, da telefonini”.
Poi ha toccato il momento della processione dei Santi che “sta smarrendo il senso di religiosità e di momento preparatorio al rito collettivo. C’è fretta di separarsi per gruppi anche con il dilagare di iniziative estemporanee e frammentarie. Nell’ognuno per sé, poi, non riusciamo più a comporre una Sfilata dei ceraioli semplicemente dignitosa. Il peggio che riusciamo a fare è dar corso, di fatto, a tre sfilate distinte, convulse e disordinate, una per ogni Cero”. E ha aggiunto: “Mi fermo qui perché, pur potendo estendere analoghe considerazioni e osservazioni agli altri momenti che caratterizzano il prosieguo della giornata, voglio comunque esprimere un auspicio e un augurio. Che ognuno di noi sappia sottrarsi individualmente ai meccanismi che ci trascinano in comportamenti di massa, fortemente condizionati da modelli stereotipati, che rischiano di farci perdere il senso profondo della nostra bellissima e unica Festa”.
“Sobrietà, misura, compostezza, responsabilità collettiva - ha concluso - prevalgano su ogni forma di eccesso, sull’individualismo esasperato ed esasperante e sul protagonismo sterile e dannoso. Nessuno di noi può pensare di autoassolversi ritenendo che la responsabilità di intervenire su questi processi degenerativi debba essere demandata alle istituzioni civili e religiose, alle associazioni ceraiole, al ‘tavolo’, il quale non ha possibilità alcuna, né il compito, di intervenire efficacemente su ciò che, appunto, involge la sfera delle condotte individuali. Rivolgo a tutti l’augurio di vivere una splendida giornata con l’auspicio di rinnovare, ancora una volta, il rito festivo. Forza Sant’Ubaldo”.
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