Il caso
Prezzi carburanti alle stelle per effetto della guerra
I prezzi dei carburanti continuano a salire. Dopo lo scoppio della guerra in Iran e il blocco quasi totale dello stretto di Hormuz, benzina e gasolio raggiungono cifre da capogiro. L’Osservaprezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy fotografa i prezzi alla pompa aggiornati alla giornata di ieri.
In Umbria il prezzo più alto per il gasolio in modalità self si attesta a 2,229 euro, mentre per la benzina arriva a 2,009 euro. Il prezzo più basso è di 1,634 euro per il gasolio e 1,615 euro per la benzina (sempre in modalità self). A livello regionale il prezzo medio è di 2,016 euro per il gasolio e 1,795 euro per la benzina (entrambi self), 0,699 euro per il Gpl e 1,446 euro per il metano (entrambi servito).
I gestori degli impianti restano però l’ultimo anello della filiera e non beneficiano degli aumenti. Ci tiene a sottolinearlo Giulio Guglielmi, presidente di Figisc Umbria Confcommercio: “Il nostro margine resta fisso, parliamo di pochi centesimi al litro, indipendentemente dal prezzo finale”. E aggiunge: “Quando i prezzi salgono non guadagniamo di più: anzi, calano i consumi e aumentano i costi di gestione”. Un equivoco diffuso riguarda proprio la formazione dei prezzi. “I gestori non decidono il prezzo alla pompa: nella maggior parte dei casi viene stabilito dalle compagnie petrolifere e noi dobbiamo adeguarci subito”. L’Italia, ricorda, dispone inoltre di scorte obbligatorie per legge. Eppure il timore di nuovi rincari ha generato scene di corsa ai distributori. “Abbiamo visto persone arrivare con le taniche per fare scorta - racconta - ma non c’è un rischio reale di restare senza carburante: le riserve esistono e garantiscono disponibilità per lungo tempo”.
Nel frattempo gli effetti dei rincari si fanno sentire anche sui trasporti. Vittore Fulvi, presidente di Fai Umbria, descrive una situazione diventata improvvisamente critica per molte imprese del territorio. “Un camion consuma mediamente circa 200 litri di carburante al giorno - spiega - Se il prezzo cresce di 30 centesimi al litro, significa un aggravio di circa 60 euro al giorno per ogni mezzo”. Una cifra che, moltiplicata per intere flotte e per settimane di lavoro, diventa rapidamente pesante per i bilanci aziendali. Molte imprese, infatti, continuano a lavorare in perdita pur di non interrompere i rapporti con i clienti. Fulvi respinge però l’idea che i rincari del trasporto possano incidere in modo significativo sui prezzi finali dei prodotti: “Quando chiediamo un adeguamento tariffario, l’impatto sul costo finale di beni come la pasta è praticamente irrisorio. Gli aumenti sul carrello della spesa derivano spesso da speculazioni”.
Sui rincari dei carburanti interviene anche Damiano Marinelli, presidente dell’Unione nazionale consumatori dell’Umbria, che annuncia un’iniziativa formale: “Stiamo depositando una richiesta di intervento alla Guardia di finanza per chiedere controlli serrati su tutta la filiera, dai grandi operatori fino ai singoli impianti. I consumatori non possono diventare il bancomat delle crisi internazionali: chi specula deve pagare, non le famiglie”.
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