PERUGIA
È l'aumento dei prezzi dell’energia, a partire dai carburanti, l'effetto diretto più consistente e già riscontrabile della guerra in Medio Oriente sull’economia umbra. “Il diesel è cresciuto dai 7 agli 8 centesimi in media al litro in Umbria – spiega Giulio Guglielmi, presidente Figisc Umbria, l’associazione dei gestori di impianti di carburante aderente a Confcommercio – nel giro di pochi giorni. E questo senza un motivo tangibile, ancora, perché non sono arrivati i prodotti. Mi fa pensare che, come è già successo in passato, dietro vi sia una strategia preventiva che punta alla speculazione. Per questo ricordiamo ai cittadini che noi gestori, proprio come loro, siamo le vittime finali di queste dinamiche e le subiamo allo stesso modo”. In diversi distributori della regione siamo già a oltre 2,2 euro al litro per il gasolio, secondo l’Osservaprezzi del Mimit.
Non nella fase attuale, e forse neanche nel brevissimo periodo, ma l’impatto nel medio e lungo termine potrebbe intaccare anche il turismo. Il presidente di Federalberghi, Simone Fittuccia, lo intravede all’orizzonte. Le temute disdette, per ora, sono scongiurate, ma per quanto? “Al momento – spiega Fittuccia – sembra che non ci siano annullamenti. Ma se la guerra dovesse andare avanti credo che un po’ di flessione ci sarà”. L’amministratore unico di Sviluppumbria e docente di Economia all’Unipg, Luca Ferrucci, individua come possibile vulnus soprattutto il fattore energetico. “Intanto una nuova guerra che si aggiunge nello scenario internazionale – spiega al Corriere dell’Umbria – è comunque l’espressione della sofferenza dei popoli coinvolti e questo è un elemento di preoccupazione umana ed etica che va al di là delle circostanze e degli impatti economici”. Posta questa premessa, il professore analizza gli effetti per la nostra economia. “Questa situazione – continua Ferrucci – aggrava fortemente il quadro di incertezza geopolitica ed economica a livello mondiale, un quadro che era già scosso da guerre iniziate alcuni anni fa, come quella russo-ucraina, ed esteso al conflitto tra Israele e la Striscia di Gaza e ad altri focolai di tensione internazionale presenti nel mondo. Guerre non solo militari ma anche commerciali, come quelle intraprese dall’amministrazione Trump”. Quindi un quadro di forte incertezza a cui “si va ad aggiungere questo conflitto che riguarda l’area medio-orientale. Gli effetti ovviamente dipenderanno dalla durata del conflitto, ma è evidente che, anche qualora la durata fosse breve, l’impatto si trascina ben oltre la sua conclusione, nel momento in cui le conseguenze di una guerra si avvertono per diversi anni, con l’emergere e il manifestarsi di lacerazioni nei legami tra i popoli e tra gli Stati”.
Quali sono gli impatti sull’economia umbra? “L’impatto diretto – evidenzia Ferrucci – se lo guardiamo in termini prettamente esportativi, è limitato, perché solo circa il 3% delle nostre esportazioni in valore assoluto è destinato all’area del Medio Oriente. Naturalmente sono i settori dei macchinari, della moda e dell’agroalimentare quelli più interessati verso questo tipo di destinazione geografica. Ma il livello dell’export limitato è solo un aspetto, perché l’impatto si ha ovviamente sui temi dell’energia in senso stretto e dei carburanti, che incidono fortemente sia sulle famiglie, quindi sulla capacità di sostenere costi addizionali derivanti da questa voce di spesa, sia sulle imprese. In particolare sulle nostre imprese e sui nostri settori energivori, come quelli della siderurgia, della meccanica, della ceramica e del vetro. Quindi ancora una volta il fattore energia diventa centrale per la competitività di tutte le nostre aziende, in particolare di questi comparti, con un impatto molto negativo”. Terzo elemento su cui riflettere, dopo quello dell’esportazione e dell’energia, “è sicuramente il tema delle spese militari. Da anni ormai si registra un incremento delle spese militari in vari Paesi, in tutto l’Occidente ma non solo. Ci sono imprese nella nostra regione che negli ultimi anni sono riuscite a irrobustire il loro posizionamento competitivo all’interno di filiere di produzione di componentistica per l’industria militare e quindi queste ne trarranno ovviamente un rafforzamento e un vantaggio”.
Insomma, in rapida sintesi le conclusioni? “L’incertezza non aiuta la crescita economica mondiale, quindi è plausibile che questa guerra genererà un rallentamento delle economie mondiali con effetti anche sulla nostra regione”, evidenzia l’amministratore. La gara ad aumentare le spese militari “genererà un fattore di vantaggio per alcune delle nostre imprese legate, per esempio, al cluster aerospaziale e non solo”. Sull’energia avremo invece “un ulteriore rafforzamento dei prezzi che avrà un impatto negativo ad ampio spettro su famiglie e imprese di qualsiasi settore”. Mentre, per quanto riguarda l’export, “l’impatto sarà limitato perché limitata è la nostra esposizione verso questi mercati. Tuttavia, in un contesto di rallentamento dell’economia mondiale, anche quel 3% di esportazioni verso il Medio Oriente – che tra l’altro riguardava un mercato altospendente, quindi prodotti di estrema qualità – se dovesse ridimensionarsi non potrà che affaticare nuovamente la competitività delle imprese legate ai macchinari, alla moda e all’agroalimentare della nostra regione”.
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