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Sanremo, dal vinile allo streaming: ecco le canzoni più ascoltate di sempre

26 Febbraio 2026, 15:47

Sanremo, dal vinile allo streaming: ecco le canzoni più ascoltate di sempre

È inutile: Sanremo, che piaccia oppure no, riesce sempre a farsi ascoltare. Regine dei karaoke, protagoniste delle interminabili code in macchina, le canzoni, e le “canzonette”, del Festival della Canzone Italiana entrano nella nostra memoria musicale e ci restano. Dal 1951, anno della prima edizione, vinta da Nilla Pizzi con Grazie dei fiori, a oggi, il Festival della Canzone Italiana ha consegnato al pubblico brani destinati a far cantare, ballare ed emozionare Baby Boomers, Millennials, Generazione X e Generazione Z. Dall’epoca del vinile a quella del digitale, la musica di Sanremo ha accompagnato, e spesso anticipato, i cambiamenti del Paese.

Il vinile

C’erano una volta il vinile e la musicassetta: la musica si ascoltava con i giradischi e con i mangianastri, tra puntine da cambiare e nastri che si inceppavano. La radio era la voce del Paese: il primo Festival andò in onda esclusivamente via radio dal Salone delle Feste del Casinò Municipale di Sanremo. In quell’anno vinse Nilla Pizzi con Grazie dei fiori. Da quel momento iniziò la lunga storia degli ascolti sanremesi, che oggi possiamo sintetizzare attraverso i brani più iconici dell’epoca del vinile.

Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno (1958)

Il 1958 consacra la canzone vincitrice di quell’edizione e probabilmente il brano italiano più celebre di sempre: Nel blu dipinto di blu. Il brano vendette oltre 1 milione di copie in Italia e più di 20 milioni nel mondo, stabilendo un record assoluto per l’epoca del vinile. Vinse inoltre due Grammy Awards nel 1959 (Record of the year e song of the year), primo e unico caso per una canzone italiana. Nel tempo è stato più volte proposto come possibile “inno nazionale popolare” italiano.

Piove (Ciao ciao bambina) di Domenico Modugno (1959)

Meglio conosciuto come Ciao ciao bambina, il brano vinse il Festival del 1959. Fu tradotto in diverse lingue e reinterpretato da numerosi artisti, tra cui Teddy Reno e Peppino di Capri. È rimasto uno dei simboli della stagione melodica italiana.

Quando quando quando di Tony Renis (1962)

Dallo stile inconfondibile, vicino alla bossa nova, il brano di Tony Renis non vinse il Festival (trionfarono Domenico Modugno e Claudio Villa con Addio… addio), ma risultò tra i più amati dell’edizione, conquistando le classifiche italiane. Nel 1962 Pat Boone ne incise la versione inglese (Tell me when will you be mine). Seguirono Connie Francis, Cliff Richard, Caterina Valente, Engelbert Humperdinck e, nel 2005, il duetto tra Michael Bublé e Nelly Furtado.

Una lacrima sul viso di Bobby Solo (1964)

Il brano, scritto con Mogol, si classificò al 12° posto. Bobby Solo, soprannominato “l’Elvis italiano”, dovette esibirsi in playback (prima volta nella storia del Festival) a causa di una laringite. Nonostante il piazzamento modesto, la canzone divenne un caso discografico con oltre 1.800.000 copie vendute in Italia. Fu tradotta in più lingue e reinterpretata anche da Frankie Laine e dal duo giapponese The Peanuts.

Non ho l’età di Gigliola Cinquetti (1964)

Aveva solo 16 anni quando vinse la 14ª edizione del Festival e, nello stesso anno, l’Eurovision Song Contest di Copenaghen. Il brano vendette oltre 20 milioni di copie nel mondo e fu tradotto in numerose lingue: spagnolo (No tengo edad), francese (Je suis à toi), inglese (This Is My Prayer) e giapponese (Yumemiru omoi).

Io che non vivo (senza te) di Pino Donaggio (1965)

Presentata alla 15ª edizione, si classificò al 7° posto. Non vinse, ma raggiunse la vetta delle classifiche italiane e britanniche grazie alla versione di Dusty Springfield, You Don’t Have to Say You Love Me, divenuta un successo internazionale.

Il ragazzo della via Gluck di Adriano Celentano (1966)

Inizialmente eliminata dalla competizione, la canzone divenne un enorme successo commerciale con oltre un milione di copie vendute. È considerata uno dei primi brani “ecologisti” della musica italiana.

Nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli (1966)

Scritta inizialmente per Adriano Celentano, che la rifiutò, fu portata a Sanremo dalla giovane Caterina Caselli, classificandosi al secondo posto. Il brano divenne il manifesto generazionale degli anni Sessanta.

Cuore matto di Little Tony (1967). Presentata al Festival del 1967, con 1.700.000 copie vendute divenne uno dei più rilevanti successi della musica leggera italiana.

4 marzo 1943 di Lucio Dalla (1971)

Ispirata alla biografia dell’artista, racconta la nascita di un bambino in un contesto di povertà durante la Seconda guerra mondiale. Il testo originale, intitolato Gesù bambino, fu modificato per la partecipazione a Sanremo. Il titolo divenne 4/3/1943, con variazioni nel testo.

Adesso tu di Eros Ramazzotti (1986)

Un ragazzo di periferia romana si presentò sul palco dell’Ariston con giacca scura, camicia bianca e capelli ricci ribelli: era Eros Ramazzotti. Adesso tu è un brano autobiografico che racconta la sua crescita personale e il riscatto dalle origini modeste. Dopo la vittoria alla 36ª edizione, il singolo raggiunse il primo posto nelle classifiche italiane e aprì la strada al successo europeo e latinoamericano (in versione spagnola Ahora tú).

Lo streaming

Non più giradischi né mangianastri: oggi Sanremo si ascolta in cuffia, in playlist, in trending topic. Dalla rito familiare del salotto si è passati alla globalità dello smartphone. Le classifiche non si misurano più soltanto in copie vendute, ma in stream, like, visualizzazioni e condivisioni.

Ecco alcuni tra i singoli più ascoltati dell’epoca dello streaming

Cenere di Lazza, Brividi di Mahmood & Blanco, Dove si balla di Dargen D’Amico, Farfalle di Sangiovanni, Due vite di Marco Mengoni, Supereroi di Mr. Rain, Tango di Tananai, Tuta Gold di Mahmood, Balorda nostalgia di Olly

E mentre promettiamo che “quest’anno non lo guardiamo”, finiamo sempre per canticchiare qualcosa sotto la doccia. Perché in fondo, come cantava la sigla di alcuni anni fa: “Sanremo è Sanremo”.

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