FESTIVAL
Per la 76esima edizione (2026) del Festival della Canzone Italiana, Raf (Raffaele Riefoli) decide di tornare a Sanremo per la quinta volta con un brano pop melodico, Ora e per sempre, scritto con suo figlio Samuele e dedicato a sua moglie, Gabriella Labate.
Ora e per sempre
“Quest’anno mi voglio divertire”, ha dichiarato Raf prima del festival alle telecamere di Tv Sorrisi e Canzoni: “perché gli altri anni i miei Sanremo sono sempre stati all’insegna del terrore”. Alle 22.46 ha mantenuto la sua promessa, presentandosi sul palco rilassato, con il volto di chi sa di aver già vinto contro le sue paure. È stata un’interpretazione sobria, in cui ha messo solo se stesso e quel timbro di voce tremante che è il suo marchio di fabbrica. La sua canzone, Ora e per sempre, parla di sentimenti che sopravvivono ai cambiamenti della vita: “Da un cassetto è spuntato un biglietto. Era la mia promessa di matrimonio, scritta a macchina dal prete, in spagnolo, perché sposai Gabriella nel 1996 a Campo Florido, un piccolo villaggio vicino all’Avana. La promessa si chiudeva con: hasta que la muerte nos separe, finché la morte non ci separi. Io trovai quella frase un po’ triste, la cancellai e la cambiai scrivendo a matita ahora y para siempre, ora e per sempre. Da qui il titolo della canzone, e via via sono venute le parole”. Cosa ha ora e spera che sia per sempre? “La vita che conduco insieme alle mie persone care”, risponde il cantautore con misura che gli appartiene e che ritroviamo nel testo della canzone.
Gli anni ’80, le critiche e il riscatto
Tutto inizia negli anni ’80: Raf era già un nome di successo perché in quegli anni impazzava la sua “Self Control”, un trionfo internazionale del 1984 che scalò le classifiche europee e americane. La sua versione, già in inglese, venne interpretata da altri cantanti: la cover più nota è quella di Laura Branigan. Nel 1987 conquista il terzo posto all’Eurofestival, cantando in coppia con Umberto Tozzi “Gente di mare”, e nello stesso anno inizia a prendere dimestichezza con il Festival di Sanremo, firmando per il trio Morandi-Tozzi-Ruggeri il brano vincitore di quell’anno: “Si può dare di più”. Così, nel 1988, si presenta timidamente sul palco dell’Ariston con “Inevitabile follia”, una canzone d’amore che non lo portò sul podio ma consolidò la sua notorietà nella scena musicale italiana. Nel 1989 ci riprova e resta lontano dal podio (quell’anno vinsero Fausto Leali e Anna Oxa con “Ti lascerò”), ma il suo brano “Cosa resterà degli anni ’80”, nei mesi successivi, si rilancia, collocandosi in cima alla classifica per quattro mesi consecutivi. Il punto di forza di questo brano emblematico è il racconto di un’epoca segnata dalla fine della Guerra Fredda e dall’affermazione del consumismo, temi che il cantautore ha richiamato evocando aspirazioni e contraddizioni di una generazione.
“Negli anni ’90 spero ci sia meno attaccamento alle cose futili”, dichiarò Raf in un’intervista condotta da Maurizio Seymandi per Superclassifica Show, storico programma musicale televisivo italiano in onda su Canale 5 negli anni ’80 e ’90, dedicato alle classifiche discografiche. Eppure, dopo il festival, qualcuno mise in discussione la sua statura culturale (Gino Castaldo de La Repubblica): “Credo che la gente abbia un’immagine un po’ distorta di come sono io. Posso sembrare superficiale, ma non è così”, replicò il cantautore. E infatti… Due anni dopo è la volta di “Oggi un Dio non ho”, brano scritto con Beppe Dati, in cui si parla di crisi spirituale e smarrimento esistenziale, e che farà parte dell’LP Sogni… è tutto quello che c’è, con canzoni celebri come “Interminatamente” e “Siamo soli nell’immenso vuoto che c’è”.
Nel 2015 sarà la volta di “Come una favola”, un’esibizione non impeccabile, pregiudicata da una bronchite acuta, a cui seguì il ricovero in ospedale. In quei giorni Raf era apparso emaciato, con il volto scavato e i solchi delle occhiaie: una condizione fisica che lo indusse a steccare durante l’interpretazione della cover di “Rose rosse”, nella terza serata del Festival. Immediate le critiche, che lo giudicarono severamente. “È il ricordo più brutto delle mie cinque partecipazioni… Non me l’aspettavo proprio”, dichiarò in seguito. “Ero a cena con mia moglie Gabriella e il mio manager, arriva lo chef al tavolo e in diretta mi dice: ‘Sei stato eliminato’. Mi è rimasto lì il boccone.”
Ecco il testo del brano che Raf fa cantato martedì sul palco del Festival di Sanremo:
"Un puntino in mezzo all'universo ero un alieno mi sentivo solo mi confondevo tra la gente perso dentro un'astronave eternamente in volo Mentre il mondo parlava al futuro me ne stavo fermo alla deriva e il mio viso sorrideva comunque ma il cuore no
E tu per mano hai preso la mia vita e camminando sulla via d'uscita senza parlare mi dicevi: Ora e per sempre resterai ci sarai anche se mai più ti rivedrò sei nell'anima e li ti cercherò quando mi mancherai ora e per sempre sarai.
Tra le pagine di un vecchio diario consumato come il nostro tempo in un soffio di vento il nostro primo anniversario adesso è un eco lontano Oggi il mondo è così diverso, niente è sicuro, tutto è controverso e tra milioni di voci si nasconde la verità E tu sei sempre la più bella il tempo ti sta una meraviglia e ogni segno sulla pelle parla di te
Rip. ritornello
E tornerei indietro solo per un attimo al primo incontro per sentirne il brivido graffiti un po' sbiaditi di un fuoco che non c'è più ma è parte di noi ora e per sempre
E mentre il mondo urla e stride vuoto di empatia noi non saremo parte di questa follia stringimi forte quando il sole sorgerà insieme ci troverà ci troverà quando l'alba verrà ora e per sempre sarà".
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