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Il caso

A Perugia scattano le multe per chi lascia l'auto in sosta nelle aree dei supermercati

Catia Turrioni

28 Aprile 2026, 14:17

Multe parcheggi

Multe per la lunga sosta nelle aree dei supermercati

La sosta prolungata al supermercato ora si paga. Non più il semplice deterrente dei cartelli - la cui comparsa era stata segnalata dal Corriere dell’Umbria già nell’agosto scorso - ma vere e proprie batoste. Con la sentenza 3251/2024, infatti, la Cassazione ha stabilito che le norme del Codice della Strada si applicano non solo alle strade pubbliche, ma anche alle aree private aperte al transito, indipendentemente dalla natura, pubblica o privata, della proprietà. Chi non rispetta le regole, dunque, può essere chiamato a rispondere.


Il sistema è semplice e spesso non prevede barriere fisiche né biglietti: all’ingresso e all’uscita le telecamere leggono la targa del veicolo e calcolano il tempo di permanenza. Se si superano i 60-90 minuti di sosta gratuita senza poter dimostrare di essere clienti - tramite scontrino o altra documentazione valida - viene avviata la procedura per richiedere il pagamento.
L’obiettivo è chiaro: porre un freno a un fenomeno sempre più diffuso, quello di lasciare l’auto nei parcheggi dei supermercati per recarsi altrove- accompagnare i figli a scuola, andare al lavoro, fare commissioni o raggiungere il centro. I primi cartelli che annunciavano queste misure erano comparsi in Umbria, tra Foligno e Spoleto. Oggi si sono diffusi in gran parte della regione, anche se non in tutti i supermercati, e a Perugia si registra un aumento significativo delle segnalazioni.


Damiano Marinelli, presidente dell’Unione Consumatori dell’Umbria, spiega che i casi sono in crescita: “La dinamica è quasi sempre la stessa: automobilisti abituati a parcheggiare per poi sbrigare commissioni altrove non notano i nuovi avvisi e finiscono per ricevere la richiesta di pagamento”. In un caso, racconta, una persona è rimasta addirittura bloccata all’interno dell’area di sosta perché durante la notte la sbarra è stata chiusa ed è stata costretta ad attendere per alcune ore prima di poter uscire”. Il punto più critico riguarda la natura della contestazione che arriva per posta. “Non si tratta di una sanzione amministrativa - evidenzia Marinelli - ma della comunicazione di uno studio professionale che agisce per conto della società che gestisce il parcheggio”. In pratica, viene richiesto il pagamento di una tariffa oraria, spesso compresa tra i 30 e i 50 euro, calcolata sulla base del tempo di permanenza rilevato dalle telecamere.
Ma su quale base giuridica si fonda questo meccanismo? Secondo Marinelli, il principio è quello del cosiddetto contratto implicito: “Entrando nel parcheggio è come se si accettassero le condizioni d’uso; quell’atto equivale a una dichiarazione di volontà che comporta l’adesione alle regole previste”.


Di conseguenza, il rischio di un eventuale contenzioso davanti al giudice, sottolinea Marinelli, è concreto. Anche per questo motivo, molte persone preferiscono pagare. L’associazione dei consumatori, comunque, non è rimasta a guardare e ha già inviato una comunicazione formale tramite Pec alla società di gestione. Va però considerato che, in alcuni casi, sono gli stessi clienti a sollecitare l’adozione di queste misure, lamentando la difficoltà di trovare parcheggio a causa degli stalli occupati da chi utilizza l’area in modo improprio.

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