Sabato 28 Febbraio 2026

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE INDIPENDENTE

DIRETTORE
SERGIO CASAGRANDE

×
NEWSLETTER Iscriviti ora

L'intervista

Raspelli: "Il Tricolore al contrario sulle fasce dei sindaci è un oltraggio alla bandiera"

Il celebre giornalista e gastronomo aveva posto il problema già a ottobre scorso all'Anci

Catia Turrioni

28 Febbraio 2026, 20:09

Edoardo Raspelli

Edoardo Raspelli interviene sul Tricolore

“I simboli non sono pezzi di stoffa. Rappresentano la nostra storia, trasmettono emozioni, suscitano orgoglio. Indossare il Tricolore nel modo giusto è un gesto di amore verso chi guarda e di rispetto verso ciò che rappresentiamo”. Edoardo Raspelli – giornalista, gastronomo, conduttore televisivo e scrittore - ne fa quasi una questione personale.
E ribadisce: “Il vostro lettore ha ragione, il Tricolore al contrario nella fasce dei sindaci è un oltraggio alla bandiera”.


Il caso sollevato da Franco Alunni, perugino di 84 anni e ripreso in un editoriale dal direttore del Corriere dell’Umbria e del Gruppo Corriere, Sergio Casagrande, tiene banco. Dopo l’intervento di Federico Gori, presidente di Anci Umbria, che aveva parlato di un “giusto richiamo”, adesso arriva la presa di posizione di Raspelli che proprio all’Associazione nazionale dei comuni nell’ottobre dell’anno scorso – alla vigilia dell’Assemblea nazionale – si era rivolto con una lettera-appello denunciando quella che considera “un’anomalia da correggere”. E a 86 sindaci italiani, Raspelli ha adesso mandato le pagine del Corriere dell’Umbria relative al caso del Tricolore al contrario per ribadire la necessità di focalizzare l’attenzione su una questione tutt’altro che banale.
- Edoardo Raspelli, qual è, storicamente, l’ordine corretto che dovremmo vedere?
Il Tricolore autentico è quello nato a Reggio Emilia ed è quello che portava Carlo Cattaneo sulle barricate delle Cinque Giornate di Milano: verde a sinistra, bianco al centro, rosso a destra. Questo è l’ordine storico e iconografico. Mi fa rabbia vedere la nostra identità nazionale rappresentata in modo errato.
- Da cosa nasce l’errore?
Da un regolamento – non da una legge – che stabilisce che la fascia vada dalla spalla destra alla sinistra e che il collo faccia da “pennone”. Così però, a chi guarda, i colori risultano invertiti. E’ un’anomalia tutta italiana. In Francia, con il bleu-blanc-rouge, i sindaci non sbagliano.


- Perché una fascia girata dovrebbe preoccuparci?
Perché non è un dettaglio folkloristico. L’ordine dei colori non è opzionale. Eppure, guardando molti sindaci mentre celebrano un matrimonio o tagliano un nastro, vediamo davanti a noi il rosso, poi il bianco e infine il verde. E’ l’esatto contrario di come dovrebbe apparire.
- Lei ne fa quasi una questione personale.
Io mi sento cittadino del mondo, ma profondamente italiano. Da bambino imparai a memoria “Io amo l’Italia” dal libro Cuore di Edmondo De Amicis. Mio nonno era Tenente dei Carabinieri Reali, mio padre sindacalista: il Tricolore, al di là delle appartenenze politiche, è la mia bandiera. Non sopporto la sciatteria sui simboli.
- Il 2 giugno scorso ha riacceso la polemica.
Sì. A Roma, sul Colosseo, il Tricolore era corretto. A Piacenza, nel cuore della città, un enorme bandierone era esposto con il rosso a sinistra. Ed era la Festa della Repubblica! Mi sono indignato. Da lì la decisione di mandare la lettera aperta ai sindaci italiani.
- Qualcuno l’ha ascoltata?
Qualcuno sì. Ricordo l’ex sindaco di Torino Piero Fassino che in alcune occasioni l’ha indossata correttamente. E il sindaco di Olgiate Olona, Gianni Montano, che per dieci minuti ha “violato” il regolamento per metterla nel modo giusto. Anche Felice Magnacca ha mostrato attenzione. Non è una battaglia politica: è una questione di rispetto.
- Lei stesso, da consigliere comunale, in passato ha sbagliato. E’ vero?
Trent’anni fa a Bresso, celebrai un matrimonio e la misi anch’io al contrario. Ero emozionato. Mio figlio, vedendomi, disse: “Guarda papà com’è buffo con la bandiera”. Col tempo ho capito.


- Che cosa propone concretamente?
Semplice: cambiare il regolamento o adattare le fasce esistenti. Non serve comprarne di nuove. Basterebbe ruotarle, fissarle con uno spillo, fare in modo che davanti agli occhi dei cittadini il verde sia a sinistra, il bianco al centro, il rosso a destra. E’ una questione di coerenza iconografica e di dignità istituzionale.
C’è chi mi ha scritto: con tutti i problemi che abbiamo… Ma i simboli non sono pezzi di stoffa. Sono memoria, identità, orgoglio. Se un sindaco li indossa con cura, trasmette cura. E’ come servire un piatto ben presentato: dice qualcosa di chi lo offre.
Come scriveva De Amicis: “Ti amo, patria sacra”. Non è retorica, è responsabilità. Dopo aver corretto anni fa un sole sorridente inserito per scherzo nello stemma del mio Comune, oggi chiedo di correggere questa stortura. Il Tricolore merita rispetto. E noi con lui.

Newsletter Iscriviti ora
Riceverai gratuitamente via email le nostre ultime notizie per rimanere sempre aggiornato

*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy

Aggiorna le preferenze sui cookie