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Il lettore del nostro giornale ha ragione: salviamo il Tricolore visto al contrario

Sergio Casagrande

26 Febbraio 2026, 11:40

Il lettore del nostro giornale ha ragione: salviamo il Tricolore visto al contrario

A sinistra la fascia tricolore come si presenta oggi, a destra come dovrebbe presentarsi

Certi simboli non dovrebbero mai essere approssimativi, figuriamoci la bandiera, che è il simbolo per eccellenza.

Ringrazio quindi Franco Alunni, il nostro lettore che abbiamo ospitato sul Corriere dell’Umbria di lunedì scorso, per averci scritto e aver sottolineato quello che, giustamente, ritiene essere un grave errore: la fascia tricolore che indossano i sindaci appare, a chi la guarda, con i colori invertiti rispetto alla bandiera italiana. E ha ragione a sollevare il tema. Perché non è affatto banale: la Costituzione non lascia spazio a interpretazioni. All’articolo 12 sancisce che “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di uguali dimensioni”.

Prima il verde, poi il bianco e infine il rosso. In quest’ordine. Lo stesso ordine riportato sui mezzi militari, sulle targhe istituzionali, rispettato nelle coccarde e nei vessilli esposti nelle cerimonie ufficiali.

Ora guardiamo una cerimonia pubblica. Il sindaco indossa la fascia a tracolla sulla spalla destra, come da tradizione e chi lo osserva vede chiaramente la sequenza rosso, bianco, verde. Esattamente al contrario. Per vedere il verde al posto giusto bisognerebbe guardare il sindaco da dietro. E una bandiera che funziona solo vista alle spalle non è un grande messaggio istituzionale.

La conseguenza, insomma, è che, oggi, le fasce tricolori sfilano in eventi pubblici con una sorta di regressione simbolica: il verde della speranza finisce spesso sul fianco esterno; il rosso del sangue versato per l’Unità guarda lo spettatore frontale come un lampo invertito. E il messaggio istituzionale si perde così in un gioco di specchi.

Nel 2020 la questione arrivò perfino in Parlamento. Con l’atto di sindacato ispettivo 4-03649, presentato in Senato, venne chiesto al ministero dell’Interno quale fosse il modo corretto di indossare la fascia. A rispondere fu il sottosegretario Achille Variati: la fascia va portata sulla spalla destra, con il verde vicino al collo, richiamando idealmente il “verde presso l’asta” previsto dalla Costituzione.

Alla spiegazione fu data una sua logica: se il collo rappresenta l’asta della bandiera, allora il verde deve partire da lì.

Ma il punto è un altro.

Se il riferimento è l’asta identificata nel collo, allora la fascia dovrebbe essere indossata sulla spalla sinistra, non sulla destra, per far sì che l’ordine verde, bianco e rosso risulti corretto a chi guarda frontalmente. Oppure si mantiene a sinistra, ma con i colori giusti e non vale la regola del collo.

Con la soluzione adottata, invece, il tricolore continua a presentarsi rovesciato agli occhi dei cittadini.

Il problema non è tecnico. E’ simbolico. Fortemente simbolico, così simbolico che comporta un errore che andrebbe risolto. Magari con una proposta che giunga direttamente dall’Anci o dai sindaci, da una interrogazione che parta dai parlamentari che rappresentano i nostri territori alla Camera dei deputati e in Senato, se non direttamente dal Governo nazionale di Giorgia Meloni, che ha già mostrato attenzione nell’intervenire su questioni di forma istituzionale.

Proprio quest’anno celebriamo gli ottant’anni della Repubblica. Nel 1946 (in maniera definitiva, in verità, dal primo gennaio 1948 giorno dell’entrata in vigore della Costituzione) dal tricolore scomparve lo stemma dei Savoia: nacque la bandiera repubblicana che conosciamo oggi. Verde, bianco e rosso. In quest’ordine.

E se abbiamo avuto la sensibilità di intervenire perfino sull’esecuzione dell’inno nazionale, eliminando una parola sul finale per riportarlo alla versione più fedele all’originale, perché non chiarire definitivamente e in maniera rispettosa della sequenza dei colori anche il protocollo della fascia tricolore?

Sarebbe anche propedeutico per quei tifosi che allo stadio e nelle manifestazioni sportive (come dimostrano immagini già circolate in eventi di grande richiamo internazionale come le Olimpiadi invernali Milano-Cortina) continuano a sventolare la nostra bandiera al contrario.

La bandiera è il simbolo più alto dell’Italia. E la fascia tricolore non è un accessorio. E’ il segno visibile della Repubblica. E’ l’istituzione che si rende riconoscibile. E’ l’Italia che si presenta in una piazza, in una scuola o in una cerimonia di grande richiamo.

La forma è la sostanza del rispetto. E quando la forma è sbagliata, non lamentiamoci poi se anche la sostanza mostra di inclinarsi.

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