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Cronaca

Caso fentanyl, Borgorete: “Fatto molto circoscritto”. Due anni fa scattò un'allerta nazionale

La cooperativa ha diramato un comunicato stampa dopo la chiusura delle indagini

Francesca Marruco

17 Febbraio 2026, 07:27

Caso fentanyl, Borgorete: “Fatto molto circoscritto”.  Due anni fa scattò un'allerta nazionale

Al centro il procuratore Raffaele Cantone

Dopo la chiusura delle indagini sul caso fentanyl arriva la nota della cooperativa Borgorete. In un comunicato, il Cda della cooperativa scrive: “Chiariamo che ad essere indagate sono tre persone, in merito all’obbligo o meno di rivelare informazioni sensibili relative agli utenti del proprio servizio. Due di loro - hanno lavorato con noi fino al 2024 e sono poi uscite dalla cooperativa, in momenti diversi e per motivi personali che nulla hanno a che fare con la vicenda in oggetto. La terza persona - proseguono - stimata coordinatrice di un settore della cooperativa, ha appreso prima dai giornali che dagli atti ufficiali la propria posizione di indagata e saprà rappresentare nelle sedi opportune le proprie ragioni in modo efficace ed accurato. Insieme confidiamo che il percorso giudiziario faccia presto chiarezza. Intanto però - concludono - malgrado Borgorete come organizzazione non sia indagata né i suoi amministratori siano accusati di nulla questa esposizione mediatica negativa lascia nella mente dei lettori un’ombra profonda associata all’intera nostra cooperativa”.

Nel lungo comunicato la cooperativa ripercorre numeri e dati dei servizi e dei progetti svolti - in nessun modo messi in discussione da alcuno - lamentando come “tutto questo non faccia notizia” mentre lo faccia “con toni sensazionalistici” quello che il Cda definisce un “fatto molto circoscritto risalente a due anni fa”. Questi i fatti: il 25 aprile del 2024 fu la stessa cooperativa Borgorete, dai suoi social, a lanciare un allarme sulla presenza del fentanyl in una dose di eroina recuperata da un loro operatore, ormai non più in servizio. Dopo quel ritrovamento e le successive analisi che sancirono la presenza di fentanyl, fu addirittura il Dipartimento per le politiche antidroga del Consiglio dei Ministri a diffondere un’allerta nazionale per il pericolo di potenziale circolazione della potentissima e letale sostanza, mai prima di allora rinvenuta in Italia. E soprattutto, e per fortuna, mai neanche dopo. L’allerta era al massimo. Negli stessi giorni il procuratore Raffaele Cantone aveva annunciato che avrebbe avviato immediate indagini vista la “gravità”. Qualche mese dopo, il procuratore, in una conferenza stampa in cui spiegò che era stata messa in campo “un’inchiesta senza precedenti con agenti infiltrati che aveva portato a 16 arresti e al controllo di sequestri di droga del precedente triennio”, nel rasserenare tutti spiegando che non c’era alcun allarme fentanyl, perché mai più rivenuto se non in quella singola dose recuperata dall’allora operatore di Borgorete, sottolineò due cose: la cooperativa non aveva avvertito le forze dell’ordine di quella dose che poteva essere la spia di una diffusione molto più seria e non era stata molto collaborativa nel fornire notizie utili alla polizia.

Uno degli indagati, intervistato il 4 maggio 2024, spiegava che quella dose era stata consegnata all’unità di strada da un’assuntrice perché “molto più forte del solito”. I due operatori indagati non avevano fornito alcuna informazione per trovare quella donna . Ma gli agenti della mobile la rintracciarono autonomamente. Solo che alla polizia dichiarò l’esatto contrario: ovvero che quella dose non aveva avuto nemmeno il solito effetto dell’eroina. Che era cioè troppo blanda.

La mancata collaborazione nel fornire dati utili per rintracciare la donna per la procura è un “ostacolo alle indagini”. Così come lo è e va a integrare il reato di favoreggiamento la scheda, ritenuta posticcia dalla procura, che uno degli indagati avrebbe consegnato alla polizia al posto di quella vera - poi ritrovata - in cui si affermava di avere eseguito narcotest preventivi su quella dose (utili a delineare le sostanze contenute) quando invece così non era stato. Allora perché venne chiesto l’esame al laboratorio? Perché - giustamente - lanciare un allarme sulla droga degli zombie e poi però non fornire ai poliziotti elementi utili a capirne la provenienza quando ancora nessuno poteva sapere se e quanto si fosse diffusa?

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