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Cronaca

Caso fentanyl, il procuratore Cantone: "Due indagati hanno parzialmente ammesso"

La nota della procura di Perugia: "Le indagini erano proseguite per chiarire vicende inspiegabili"

Francesca Marruco

14 Febbraio 2026, 07:18

Anche Cantone nel mirino dell'hacker della Garbatella: violata la password del procuratore

Raffaele Cantone, procuratore della Repubblica di Perugia

La procura di Perugia ha reso noto di avere notificato nelle ultime ore l'avviso di conclusione delle indagini alla coordinatrice e due operatori della cooperativa Borgorete, ritenuti responsabili di avere "ostacolato le indagini" per identificare l'assuntore di eroina che nell'aprile del 2024 aveva consegnato una dose a un'unità di strada della cooperativa in cui poi, il laboratorio di medici legale e scienze forensi, aveva isolato la presenza del fentanyl. Secondo la procura, la coordinatrice e un operatore con suolo direttivo e un operatore semplice avrebbero, a vario titolo, ostacolato le investigazioni: per questo sono accusati di favoreggiamento.

In particolare, la coordinatrice e l’operatore con funzioni direttive, avrebbero non solo “rappresentato circostanze non vere sulla modalità di consegna dello stupefacente”, ma anche nascosto informazioni in loro possesso, utili all’individuazione della tossicodipendente, sostenendo di “non conoscere la persona che aveva consegnato la dose e di non essere in grado di fornire indicazioni per identificarla”. Nello specifico, stando al capo di imputazione, le dichiarazioni false sarebbero state fatte dall’operatore agli agenti della squadra mobile - alla guida di Maria Assunta Ghizzoni - “in accordo e su richiesta” della coordinatrice. Non solo, la procura infatti gli contesta anche il fatto di avere inviato all’agente della squadra mobile una scheda falsificata, rispetto a quella vera che l’operatore semplice aveva redatto al momento della consegna della dose da parte della tossicodipendente. Falsa perché, in quella vera - successivamente recuperata nel corso delle indagini - si dava atto che nessun test per capire quali sostanze contenesse era stato effettuato sulla dose, mentre in quella inviata in questura c’era scritto il contrario. Ad ogni modo il residuo di quella dose era stato portato al laboratorio di tossicologia della sezione di medicina legale dell'Università di Perugia che aveva rinvenuto la presenza di fentanyl. Della stessa accusa deve rispondere anche l’operatore che avrebbe recuperato la dose incriminata: avrebbe dichiarato “su istigazione e in seguito a specifica richiesta del suo superiore” di non conoscere la tossicodipendente.

Il procuratore Cantone, nella nota diramata in serata, ha sottolineato che gli indagati hanno taciuto queste informazioni agli inquirenti “pur nella consapevolezza di quanto questa notizia potesse essere importante”. Nella nota stampa Cantone spiega inoltre che “nel corso delle indagini i due operatori sono già stati sentiti e hanno parzialmente ammesso di non avere riferito nell’immediatezza la verità”. La coordinatrice invece, mai interrogata prima, “potrà eventualmente - spiega il procuratore - chiarire ora il suo ruolo”.

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