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cronaca

Allarme Fentanyl a Perugia, indagati tre operatori della cooperativa Borgorete

Il procuratore capo, Raffaele Cantone, gli contesta l'accusa di favoreggiamento. Per l'accusa hanno "ostacolato le indagini"

Francesca Marruco

13 Febbraio 2026, 17:25

Cantone:  "A Perugia non c'è fentanyl, si indaga sulla dose sospetta"

La conferenza dell'ottobre 2024 sul caso fentanyl

Chiuse le indagini sul caso Fentanyl a Perugia: il procuratore capo, Raffaele Cantone, ha fatto recapitare, nelle ultime ore, l'avviso di conclusione indagini alla coordinatrice della cooperativa Borgorete e a due operatori della stessa con l'accusa di favoreggiamento. Per la procura di Perugia avrebbero "ostacolato le indagini", "omesso alcuni dati significativi" e "dichiarato circostanze non vere". 

L'allarme fentanyl era nato a Perugia ad aprile del 2024 e ad ottobre, in conferenza stampa, il procuratore, Raffaele Cantone  dopo lunghe indagini, aveva dichiarato: "Non c’è nessun caso fentanyl”.  La dose finita al centro di quello che era diventato un allarme nazionale, perché mai quella sostanza letale era stata trovata in Italia, era stata portata dagli operatori dell’Unità di strada della cooperativa Borgorete al laboratorio di medicina legale di Perugia. Secondo quanto riferito all’epoca, era stata una tossicodipendente a portare loro il residuo di dose lamentando effetti particolarmente pesanti. L’allarme sulla possibile presenza del fentanyl, oppioide 100 volte più potente della morfina, che negli Usa miete tantissime vittime, era stato immediato e generalizzato. L’allarme era stato tale che il Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva diramato sulla vicenda l’allerta nazionale. “Vista la gravità dei fatti - aveva spiegato all'epoca Cantone, che ha pure sottolineato la mancata segnalazione “preventiva” alla procura sulla dose - è stata messa in campo una risposta articolata, con un’indagine senza precedenti: se c’era droga tagliata col fentanyl non poteva essere solo in una dose. Agenti dello Sco sotto copertura hanno setacciato le piazze di spaccio perugine acquistando diverse dosi di droga, altri poliziotti specializzati hanno effettuato un attento monitoraggio del web e del darkweb, è stata disposta l’analisi di tutte le dosi sequestrate in questo anno da tutte le forze di polizia in Umbria, così come sono state analizzate tutte quelle comprate dagli agenti sotto copertura: ebbene non c’era traccia di fentanyl”. Non ce n’era nemmeno nella casa dello spacciatore che avrebbe ceduto alla tossicodipendente la famosa dose: la mobile di Perugia infatti, durante le indagini, aveva scovato il pusher e lo aveva arrestato per spaccio. Gli agenti dell’Antidroga della questura di Perugia avevano anche rintracciato la tossicodipendente che avrebbe consegnato la dose all’Unità di strada.

“Non abbiamo trovato grande collaborazione da parte della cooperativa” aveva dichiarato Cantone che aveva spiegato di essere giunti alla sua individuazione grazie alle intercettazioni. “La persona non ha confermato quanto riferito dagli operatori della cooperativa, ovvero che la dose aveva dato effetti troppo forti, anche perché, le percentuali di eroina e fentanyl presenti in quel residuo sarebbero state letali”. In quel campione infatti gli esperti avevano isolato il 50% di eroina, il 30% di codeina, il 15% di diazepam ed il 5% di fentanyl. “Percentuali strane - aveva aggiunto Cantone - matematiche, troppo nette e precise, come non se ne vedono mai, senza contare che nelle dosi l’eroina di solito non supera il 13%”. Insomma tutti elementi che, aveva specificato il procuratore, “hanno destato più di qualche perplessità”.

Già a ottobre 2024, in occasione della conferenza stampa, il procuratore aveva annunciato che le indagini non sarebbero terminate e si sarebbe fatto di tutto per capire la provenienza di quella dose. Adesso la conclusione delle indagini con al centro i tre operatori della cooperativa. 

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