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CRONACA

Traffico di cocaina a Foligno, scoperta organizzazione criminale coordinata dall'Albania: nei guai sette persone

Ilaria Albanesi

10 Febbraio 2026, 13:53

Traffico di cocaina a Foligno

Sono sette le persone ritenute gravemente indiziate di far parte di un’associazione dedita al traffico di cocaina a Foligno. Si tratta di cinque cittadini di origine albanese, tre dei quali residenti nella provincia di Perugia, di un italiano e di un altro soggetto di origine rumena, entrambi residenti nel capoluogo umbro. Oggi, martedì 10 febbraio, i finanzieri del comando di Perugia hanno dato esecuzione a un'ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Gip. Tre indagati sono stati condotti nel carcere di Perugia, uno sottoposto agli arresti domiciliari, mentre altri tre risultano irreperibili.

Le indagini sono state avviate nel 2024 dal gruppo operativo antidroga del gruppo investigativo criminalità organizzata del nucleo di polizia economico-finanziaria, a partire da elementi investigativi acquisiti nell'ambito di un altro procedimento penale.

Attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, l’impiego di sistemi di localizzazione satellitare e servizi di appostamento, osservazione e pedinamento, gli investigatori hanno ricostruito l’esistenza di un sodalizio di tipo piramidale attivo nell’area perugina. Al vertice dell’organizzazione vi sarebbe un cittadino di origine albanese che, dall’Albania, coordinava le attività di approvvigionamento e smercio di ingenti quantitativi di cocaina destinati al mercato umbro. Un ruolo chiave sarebbe stato svolto anche dalla moglie, socia di un ristorante a Foligno, oltre che da altri due sodali, un cittadino albanese e uno italiano. Secondo quanto emerso, l’attività commerciale sarebbe stata utilizzata come copertura per il reinvestimento dei proventi del traffico illecito.

Foligno è risultata essere il centro decisionale e principale territorio di interesse dell'organizzazione criminale, anche se è stata accertata una fitta rete di acquirenti in diverse località del nord e centro Italia.

Secondo quanto emerso, i componenti dell'organizzazione intrattenevano contatti solo tramite i cosiddetti criptofonini ovvero dispositivi telefonici non intercettatili, oltre a sistemi di messaggistica istantanea presenti sul web come FaceTime e Snapchat, ad apparati elettronici in grado di rilevare la presenza di videocamere di sorveglianza occulte e a walkie talkie di ultima generazione, che hanno reso ancora più difficoltosa l'attività investigativa. Per il trasporto dello stupefacente, infine, venivano impiegate auto dotate di doppi fondi.

L'attività investigativa aveva già portato all'arresto in flagranza di una persona - attualmente ancora detenuta - e al sequestro di circa 68kg di cocaina, occultati all'interno di un esercizio commerciale e di alcuni stabili della disponibilità di uno degli indagati, oltre a due auto dove è stato scoperto un doppio fondo artigianale per il trasporto della sostanza.

Accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto le misure cautelari indicate valutando il compendio indiziario raccolto "di pregnante rilievo in ordine all'esistenza di una struttura organizzativa stabile, fondata su una rete di rapporti intersoggettivi protrattisi per un apprezzabile lasso di tempo finalizzati all' approvvigionamento e all'immissione sul mercato al dettaglio di sostanze stupefacenti che, come tali, appaiono in maniera univoca sintomatici di un accordo tra i soggetti a carattere generale e continuativo destinato a permanere anche dopo la consumazione di ciascun delitto programmato."

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