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Umbria

Coldiretti striglia l'Europa, il presidente regionale Agabiti: "Serve ascoltare chi lavora nei campi"

Catia Turrioni

09 Febbraio 2026, 03:37

Albano Agabiti

Albano Agabiti presidente Coldiretti Umbria

Tra difficoltà economiche, cambiamenti climatici, burocrazia e sfide europee, l’agricoltura umbra si trova oggi a un bivio cruciale. In una intervista esclusiva al Corriere dell’Umbria, Albano Agabiti, presidente di Coldiretti Umbria, fa il punto sulla situazione del comparto indicando criticità, opportunità e priorità future, dal ruolo dell’Europa alla difesa del reddito agricolo, fino al ricambio generazionale e all’innovazione tecnologica.

- Presidente, qual è l’attuale situazione del comparto?

Anche l’agricoltura umbra sta attraversando una fase complessa. Da un lato c’è un settore che continua a dimostrare resilienza, capacità di adattamento e di esprimere qualità delle produzioni, dall’altro pesano fattori esterni che incidono pesantemente sulla sostenibilità economica delle imprese. Dall’aumento dei costi di produzione, alle tensioni sui mercati internazionali, fino ai cambiamenti climatici sempre più evidenti, con una burocrazia che spesso rallenta invece di accompagnare lo sviluppo, penalizzando gli sforzi e gli investimenti delle imprese. In Umbria l’agricoltura resta un pilastro economico, sociale e ambientale: occorrono per questo politiche sempre più coerenti e mirate, che riconoscano il suo ruolo e valore strategico per l’intera società.

- Quali sono le maggiori criticità che gravano sul settore?

Le criticità principali sono legate innanzitutto alla redditività delle imprese agricole. I costi energetici, e più in generale tecnici e di gestione, hanno messo in forte difficoltà molte imprese, mentre i prezzi all’origine riconosciuti agli agricoltori non sempre coprono i costi sostenuti o lo fanno a malapena. A questo si aggiungono gli effetti dei cambiamenti climatici, con eventi estremi sempre più frequenti che compromettono i raccolti. Un’altra grande criticità, come accennato, è il peso della burocrazia che costa intere giornate di lavoro, ma anche quella concorrenza sleale di prodotti importati che non rispettano gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali imposti ai nostri agricoltori.

- Quanto influiscono i rapporti con l’Europa?

I rapporti con l’Europa influiscono in modo determinante. Le scelte che vengono fatte a Bruxelles incidono direttamente sulla vita quotidiana delle aziende agricole oltre che dei cittadini. Coldiretti è a favore dell’Europa, ma di un’Europa diversa: spesso le attuali regole risultano troppo ideologiche e lontane dalla realtà dei campi e dalla vita quotidiana. Serve un’Europa che ascolti di più gli agricoltori, che tuteli il modello agricolo italiano fatto di qualità, sicurezza alimentare e sostenibilità. L’Europa troppo spesso predica proprio ideologia imponendo burocrazia. Coldiretti chiede all’Europa, meno lacci e obblighi inutili, regole eque, reciprocità, una trasparenza totale con origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti e abolizione dell’inganno del codice doganale dell’ultima trasformazione.

- E per quanto riguarda i fondi europei?

I fondi europei sono un’opportunità straordinaria, ma devono essere resi più accessibili e più rapidi, premiando chi realmente vive di agricoltura. Troppo spesso le aziende si scontrano con procedure complesse e tempi di erogazione lunghi. È fondamentale semplificare affinché i fondi, a partire da quelli del Csr, diventino davvero uno strumento di sviluppo e non un ostacolo burocratico. In quest’ambito, la Politica agricola comune resta uno strumento fondamentale, per questo ci siamo mobilitati con forza per salvarne le risorse. Rispetto all’annunciato taglio di circa il 25% dei fondi, circa 9 miliardi di euro sottratti alla crescita dell’agricoltura italiana, ne sono stati recuperati 10, uno in più, con una redistribuzione a livello regionale che servirà per assicurare gli approvvigionamenti alimentari, mantenere i presidi sociali e ambientali in territori altrimenti abbandonati al dissesto idrogeologico, combattere gli effetti dei cambiamenti climatici e abbattere le emissioni, favorire la diffusione di tecnologie di Agricoltura 5.0 capaci di contrastare il consumo di risorse. In un momento di tensioni internazionali, la difesa della produzione agricola è diventata un fattore sempre più strategico. E Coldiretti chiede anche una Pac più semplice, senza follie dei tecnocrati di Bruxelles.

- Coldiretti ha di recente partecipato alla manifestazione a Strasburgo per chiedere uno stop alla concorrenza sleale. Che risposte state avendo?

La manifestazione di Strasburgo è stata un segnale forte e necessario. Abbiamo difeso il nostro modello agricolo, chiedendo regole uguali per tutti. Non siamo contro il libero scambio, ma accordi come il Mercosur, su cui abbiamo ottenuto un rinvio alla Corte di Giustizia Ue, senza adeguate garanzie sulla reciprocità e sui controlli, rappresentano non solo un grave danno per agricoltori e consumatori, ma anche un pericoloso precedente per futuri possibili accordi commerciali, aprendo le porte a prodotti ottenuti senza gli stessi standard sanitari, ambientali, sociali e di sicurezza alimentare richiesti agli agricoltori dell’Unione europea. La nostra “mobilitazione permanente” proseguirà, anche a livello territoriale, finché non sarà garantita una vera tutela del reddito agricolo e della sicurezza alimentare dei cittadini.

- Cosa sta facendo Coldiretti per difendere le produzioni del territorio?

Coldiretti è da sempre in prima linea nella difesa del Made in Italy agroalimentare e delle produzioni umbre. Lavoriamo sulla valorizzazione delle filiere locali anche attraverso accordi strutturati, sulla trasparenza dell’etichettatura, sulla lotta ai falsi prodotti “tricolori”. Promuoviamo in quest’ottica anche “filiere corte” e distintive, con i mercati contadini di Campagna Amica, e tutte quelle iniziative che avvicinano produttori e consumatori, rafforzando il legame con il territorio. Oltre a più controlli e allo stop alle importazioni sleali da ovunque arrivino, tra le nostre priorità, quella di arrivare a far cancellare l’attuale norma sull’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale che pesa sull’economia delle imprese agricole in termini di redditi e opportunità di export e rappresenta un inganno per tutti i cittadini consumatori.

- Uno dei problemi lamentata dai nostri agricoltori riguarda la presenza incontrollata di animali selvatici, in particolare cinghiali. Qual è al momento la situazione?

La presenza incontrollata della fauna selvatica, soprattutto dei cinghiali, è ormai un problema cronico e drammatico per l’intero Paese. Qualche passo in avanti sul loro contenimento è stato fatto, ma i danni alle colture continuano ad essere ingenti, con rischi anche per la sicurezza stradale e sanitaria. Serve un cambio di passo decisivo nella gestione dei cinghiali, con interventi sempre più concreti e coordinati, anche mettendo in piedi una filiera trasparente delle carni. Gli agricoltori non possono più essere lasciati soli ad affrontare questa situazione, che deve essere risolta una volta per tutte: il nostro impegno continua.

- Giovani e agricoltura: come siamo messi in Umbria?

In Umbria registriamo un interesse crescente dei giovani verso l’agricoltura, un mestiere ritornato attrattivo anche a livello sociale. Ma restano molte difficoltà. I giovani imprenditori portano innovazione, nuove competenze, più redditualità nelle imprese e una visione moderna del settore, grazie anche alle possibilità offerte dalla multifunzionalità. Troppo spesso però, si scontrano con problemi di accesso alla terra, al credito e con un eccesso di burocrazia. Coldiretti lavora per sostenere quel ricambio generazionale fondamentale per il futuro del comparto. Ma gli imprenditori vanno accompagnati: da quando decidono di scendere in campo a quando sono chiamati ad investire e a sviluppare le proprie progettualità ed idee imprenditoriali. Sempre che alla base ci sia davvero una passione concreta e una vicinanza genuina, per un lavoro che comunque rimane duro, con tanti imprevisti e variabili, seppur foriero di altrettante soddisfazioni.

- Cosa si potrebbe fare per rendere il mestiere della terra più attrattivo per i giovani?

Come in tutti i mestieri, occorre innanzitutto garantire redditività e semplificazione. Rendere l’agricoltura un’attività economicamente sostenibile è la prima condizione. Servono politiche che favoriscano realmente la disponibilità del bene terra, incentivi sempre più mirati e snelli, formazione, valorizzando un lavoro che ormai si caratterizza sempre più per innovazione e per un’attenta imprenditorialità che esclude improvvisazione.

- Come le nuove tecnologie entrano nel mondo agricolo? E l’intelligenza artificiale?

Le nuove tecnologie sono già una realtà in molte aziende: agricoltura di precisione, digitalizzazione, sensori, droni. L’intelligenza artificiale può diventare un grande alleato per ottimizzare le risorse, migliorare le rese e ridurre l’impatto ambientale. L’importante è che la tecnologia resti uno strumento al servizio dell’uomo e non un vincolo aggiuntivo.

- Come vede Coldiretti l’agricoltura del futuro?

Vediamo un’agricoltura sempre più sostenibile, innovativa e vicina ai cittadini-consumatori. Un’agricoltura baluardo della salute delle famiglie, dei nostri valori e delle tradizioni, che continui a produrre cibo di qualità, tutelare l’ambiente e garantire reddito agli agricoltori. Il futuro passa dalla valorizzazione delle nostre filiere, dalla trasparenza dei prodotti e dal riconoscimento del ruolo centrale dell’imprenditore agricolo nella società, anche come custode del territorio, argine allo spopolamento delle aree marginali e al dissesto idrogeologico sempre più evidente. Pensiamo ad un’agricoltura che entri sempre di più nelle scuole, per “orientare” consumatori consapevoli, ma anche nelle tavole di tutti i cittadini, grazie anche al ruolo degli agriturismi, delle nostre donne imprenditrici e dei cuochi contadini. Che si “attesti” nelle mense pubbliche e nella ristorazione in genere, per frenare l’omologazione del cibo e la minaccia di quello “artificiale”, premiando il lavoro degli agricoltori locali. Valorizzare le produzioni nazionali, tutelare i territori e promuovere modelli alimentari sani e sostenibili, tra l’altro, sono anche gli obiettivi dell’importante Protocollo d’Intesa firmato di recente da Coldiretti e Anci, che avvia una collaborazione strutturale tra Comuni italiani e mondo agricolo.

- Una priorità su tutte per il comparto?

La priorità assoluta resta quella di garantire redditività e dignità economica agli agricoltori. Senza agricoltori non c’è cibo, non c’è tutela del territorio e non c’è futuro per la collettività. Tutte le politiche, a livello locale, nazionale ed europeo, devono partire da questo principio fondamentale.

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