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Il bilancio

Superbonus al capolinea, in Umbria interventi su quasi 10 mila edifici per 2,5 miliardi di euro

Ora scattano i controlli dell'Agenzia delle entrate, come funzionano e chi riguardano

Catia Turrioni

02 Febbraio 2026, 09:19

Superbonus

Bilancio finale per il Superbonus

Si è chiusa l’era del Superbonus. In Umbria, secondo i dati Enea, sono stati ristrutturati quasi 10 mila edifici – 9.668 per l’esattezza – tra condomini, abitazioni unifamiliari e unità autonome, su un totale di quasi 200 mila edifici residenziali presenti sul territorio regionale. La spesa complessiva, limitatamente alla quota di efficientamento energetico, ammonta a circa 2,5 miliardi di euro (2.449.576.027).
Alle detrazioni maturate per il Superbonus tra il 2021 e il 2025 vanno poi aggiunte quelle legate agli interventi di messa in sicurezza antisismica per le quali non sono ancora disponibili i dati aggiornati dell’Agenzia delle Entrate.
Guardando alla tipologia degli edifici coinvolti, emerge con chiarezza dove si sia concentrata la maggior parte degli investimenti: nei condomini. Per questa categoria sono stati infatti mobilitati oltre 1,5 miliardi di euro di lavori ammessi alle detrazioni, più della metà del totale regionale. Si tratta di risorse che hanno consentito l’avvio di 3.466 cantieri, con un importo medio particolarmente elevato, superiore ai 493 mila euro.
La storia quinquennale della maxi agevolazione destinata all’efficienza energetica e alla messa in sicurezza antisismica è arrivata così al capolinea con l’ultima manovra. Il 31 dicembre scorso il Superbonus non è stato rinnovato – così come il bonus per l’abbattimento delle barriere architettoniche – neppure in versione ridotta, esaurendosi come auspicato da tempo dall’esecutivo in carica.


Il report dell’Enea, pubblicato periodicamente dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile e aggiornato al 31 dicembre 2025, consente oggi di tracciare una fotografia completa dell’intero ciclo di vita della detrazione. E mostra come, anche nell’ultimo anno, la sua spinta non sia stata affatto trascurabile: nel 2025, infatti, sono stati drenati poco più di 133 milioni di euro, interamente riferiti a interventi condominiali, gli unici ancora ammessi.
Ripercorrendo le tappe principali, il Superbonus è stato introdotto a metà 2020 con il decreto Rilancio (Dl n. 34/2020, articolo 119), ma fino all’estate del 2021 è rimasto quasi inutilizzato. A frenarlo erano soprattutto le regole stringenti sulla verifica della legittimità degli immobili e le difficoltà legate agli accessi agli atti: le attestazioni necessarie per avviare le pratiche imponevano passaggi nei Comuni con tempi incompatibili con un’agevolazione pensata per sostenere l’economia in una fase emergenziale.
La svolta è arrivata nell’agosto 2021 con l’introduzione della Cilas (Comunicazione di inizio lavori Superbonus), progettata proprio per semplificare il 110 per cento. Da quel momento gli investimenti sono decollati in modo repentino. A fare il resto hanno contribuito la possibilità di cedere i crediti e il forte coinvolgimento del sistema bancario, che ha consentito l’avvio su larga scala delle operazioni.
L’andamento storico degli investimenti e delle detrazioni mostra che il picco dei lavori e dei pagamenti si è concentrato tra il 2022 e il 2023. Nel 2022, in Umbria, sono maturate detrazioni per poco meno di 690 milioni di euro, mentre nel 2023 si è superata quota 720 milioni.


A livello nazionale, il bilancio finale parla di poco più di 500 mila edifici ristrutturati - tra condomini, abitazioni unifamiliari, unità autonome e anche cinque castelli (due in Piemonte, uno in Lombardia, uno nel Lazio e uno in Calabria) - su un totale di circa 12 milioni di edifici residenziali. La spesa complessiva per il solo efficientamento energetico ha raggiunto i 129,5 miliardi di euro, ai quali vanno aggiunte le risorse destinate alla messa in sicurezza antisismica.
Su questo fronte mancano dati aggiornati agli ultimissimi mesi, ma secondo l’Agenzia delle entrate, sulla base di un report allineato al 27 maggio scorso, l’ammontare si colloca intorno ai 40 miliardi di euro. Nel complesso, dunque, il costo per lo Stato legato al Superbonus ha raggiunto circa 170 miliardi di euro.


Numeri che aiutano a comprendere perché, proprio a partire dal 2023, abbiano iniziato a prendere forma una serie di interventi normativi volti a bloccare la cessione dei crediti, uno dei principali fattori che avevano alimentato l’espansione della misura.
Intanto sono stati annunciati controlli a tappeto: l’Agenzia delle entrate ha delineato una road map che coinvolge circa 200.000 proprietari entro il triennio.
Si tratta di una selezione mirata, basata su algoritmi che incrociano i dati delle detrazioni – Superbonus e anche Ecobonus, Bonus Facciate e Ristrutturazioni ordinarie – con le planimetrie depositate negli archivi.

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