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Colacem, la mossa del cavaliere: Carlo Colaiacovo mette 450 milioni per liquidare Giuseppe

Il patron esercita la prelazione per prendersi l'altro 25% della Financo, la holding del colosso del cemento, arrivando così al 75% e al controllo assoluto del gruppo

Alessandro Antonini

26 Aprile 2026, 10:25

Una holding divisa in quattro e gli scontri in tribunale:  il caso Duchini è finito con l’assoluzione di tutti gli imputati

Il cementificio della Colacem a Gubbio

Tutto come annunciato: il patron, il cavalier Carlo Colaiacovo, esercita la prelazione e offre 450 milioni di euro al nipote Giuseppe per prendersi il suo 25% della Financo, la holding del colosso del cemento Colacem. Arrivando così al 75%.

L’operazione non si è ancora conclusa, devono trascorrere ancora alcuni giorni affinché il closing abbia efficacia formale. È ancora pendente un altro ricorso al tribunale proprio sulla legittimità del diritto di prelazione e solo alla fine di aprile il tribunale darà il suo responso. Ma il passo in avanti previsto in queste pagine - e annunciato in sede di tribunale nell’ultima udienza per la richiesta di liquidazione - c’è stato.

Pasquale Colaiacovo aveva la liquidazione a seguito dello stallo che ha portato alla mancata approvazione di due bilanci di fila: ebbene era stato assicurato davanti al giudice che, in qualsiasi ipotesi – sia in caso di prelazione da parte del ramo del patron Carlo sia in caso di entrata dell’imprenditore blogger Gianluca Vacchi –, il 25% delle quote sarebbe stato ceduto in tempi rapidi. Così è stato. Carlo e l’altro nipote Ubaldo - che è uscito da Ecosuntek di Matteo Minelli ottenendo circa 20 milioni (circa il 50% di una società che ne capitalizza 40) - hanno messo insieme i soldi necessari per acquisire il 25% che, sommato al loro 50%, porta alla maggioranza con il 75%.

Il prestito

Il grosso dei 450 milioni, circa 380, arriverebbe dal prestito della banca francese Naxitis.

Giuseppe verrebbe così liquidato con una quota di molto superiore agli 80 milioni messi sul piatto da Carlo in prima istanza. Il parametro dei 450 milioni - che valorizza la holding a 1,6 miliardi, è arrivato dall’offerta di Eques, la società costituita da Vacchi e Brunello Cucinelli per saldare i debiti della Fc Gold. Poi Cucinelli, nei mesi scorsi, è uscito dal “cavaliere” spiegando che non aveva intenzione di scalare Colacem. Lo stesso Vacchi, secondo indiscrezioni, non uscirebbe del tutto mettendo 70 milioni nei 450 di cui sopra di Carlo e Ubaldo.

Si chiude così lo stallo alla messicana che vedeva da una parte Giuseppe Colaiacovo, più Paola e Francesca, e dall’altra Carlo e Ubaldo.

Entrambe le cordate col 50% delle quote, due bilanci - come detto - non approvati e il rischio del commissariamento.

Le vicende interne alla famiglia Colaiacovo hanno acquisito negli anni i tratti della saga condita di veleni e carte bollate, con tanto di coinvolgimento del tribunale, a più livelli. Stavolta siamo alla svolta, dopo oltre 20 anni di guerre interne per la scalata alla holding.

I precedenti

Financo è divisa in quattro, ogni 25% assegnato alle famiglie dei quattro fratelli Colaiacovo: Franco, Pasquale, Giovanni e Carlo. A cavallo degli anni Sessanta hanno ereditato l’impresa di famiglia che produceva mattonelle e l’hanno trasformata prima in cementificio e poi in holding, la citata Financo. Il gruppo è arrivato a un fatturato da un miliardo nel 2023 e ha attività diversificate in hotel, aziende agrarie e un autodromo. Franco e Giovanni sono deceduti, lasciando le partecipazioni ai familiari. La Gold e il ramo di Pasquale sono alleati in contrapposizione degli altri due rami, dove spicca l’ex presidente Confindustria Carlo, il più giovane dei quattro fratelli fondatori. Senonché nel 2002 torna fresco di studi negli Usa il nipote Giuseppe, detto l’“americano”. Qui sarebbe nata la rivalità con Carlo, da cui originerebbero gli scontri interni. Durati più di due decenni.

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