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Sicurezza

Perugia, la notte in bilico: locali, norme e il rischio di perdere la movida. Assessore Croce: "Non spegneremo la musica in città"

Sabrina Busiri Vici

26 Aprile 2026, 07:23

Perugia, la notte in bilico: locali, norme e il rischio di perdere la movida. Assessore Croce: "Non spegneremo la musica in città"

La crisi dei locali notturni nel centro storico di Perugia è il risultato di una situazione che intreccia sicurezza, normativa e trasformazioni urbane. A delineare il quadro è l’assessore comunale con delega all’economia della notte, Fabrizio Croce, che rivendica il ruolo dei pubblici esercizi ma ammette le difficoltà di governo del fenomeno. A lui abbiamo chiesto se c’è il rischio, sempre più concreto, che Perugia perda progressivamente uno dei suoi tratti distintivi: la capacità di essere luogo di incontro, cultura e vita quotidiana.
“I locali sono un presidio sociale e di sicurezza”, sottolinea Croce, chiarendo però che “devono stare aperti nel rispetto delle normative”. Un equilibrio non semplice, soprattutto in una fase in cui “si sovrappongono due fattori: l’impegno dell’amministrazione a mantenere un contatto continuo con le forze dell’ordine” e, parallelamente, “a stare al fianco dei gestori per aiutarli a districarsi in una situazione che non è frutto di illegittimità specifiche ma di una situazione normativa che ha bisogna di essere anche attualizzata visto che risale agli anni Trenta”.


Uno dei nodi riguarda infatti il sistema autorizzativo: “La legge italiana consente la licenza per pubblico spettacolo che implica il controllo della commissioni di vigilanza e numerose certificazioni; mentre per la licenza di pubblico esercizio basta un’autocertificazione. La prima consente l’attività d’intrattenimento e appunto di spettacolo; nella seconda è possibile fare soltanto musica di sottofondo, per capirci è la versione attuale del piano bar”. spiega l’assessore. Su questa divergenza si ingenerano diversi nodi e l’autocertificazione, prevista per il pubblico esercizio, non aiuta a migliorare la situazione. I numeri raccontano la trasformazione: “All’inizio degli anni 2000 in centro storico c’erano sette locali di pubblico spettacolo e una quindicina di pubblici esercizi. Oggi c’è un solo locale di pubblico spettacolo, il 100dieci, e oltre 70 esercizi attivi la sera”. Una crescita che rende più complessi i controlli: “Molti di questi locali, per i motivi detti, non sono soggetti a verifiche preventive e l’unico modo è controllare sul posto. Ma non è facile governare una situazione così”.
Da qui l’amministrazione comunale sta mettendo a punto strumenti di supporto come il vademecum redatto dal Comune insieme ai vigili del fuoco: “Ogni punto e virgola è stato condiviso”, precisa l’assessore, con l’obiettivo ora di “estendere la comunicazione e uniformare l’approccio anche con la questura”.


Il Comune, inoltre, ha già avviato un confronto diretto con gli operatori: “La settimana scorsa abbiamo incontrato una cinquantina di gestori. Ora le varie zone del centro hanno individuato dei referenti e faremo incontri dedicati”. Un dialogo che coinvolge anche i residenti, soprattutto nei casi in cui sono stati presentati esposti: “Dobbiamo dare risposte nel breve periodo”.
Sempre tra gli atti concreti messi sul campo dall’amministrazione anche le consulenze tecniche a disposizione dei gestori deli locali. “Grazie a una accordo con gli ordini professionali”, spiega Croce.
E, tra le ipotesi in campo, anche uno sportello dedicato: “Vorremmo creare un punto telefonico e uno sportello di ascolto e informazioni dedicato per offrire un affiancamento concreto ai locali in questo momento particolare”, spiega Croce.
Ma il problema è anche strutturale. “Oggi dobbiamo tenere insieme la vivibilità e la qualità della vita dei residenti”, afferma, ricordando come la liberalizzazione commerciale abbia cambiato il volto del centro storico: “Una volta il Comune poteva contingentare le autorizzazioni, oggi no. Così capita che in una stessa strada aprano dieci bar”.
E qui si entra sul fronte della movida molesta. “Ci sono zone come via della Viola o via Bartolo dove le criticità si manifestano maggiormente - osserva l’assessore -, mentre in altre si presentano in forma diversa”. Tra le questioni più urgenti: rifiuti, degrado urbano e comportamenti incivili. “Anche in questi casi abbiamo già adottato soluzioni come l’introduzione della figura degli informatori civici e poi strumenti per ridurre l’abbandono dei rifiuti ma non sono situazioni facili”, ammette.
Nonostante le criticità, la linea politica resta chiara: “Non vogliamo tarpare le ali a realtà che hanno restituito vivibilità a quartieri come via della Viola o corso Cavour”. La sfida, conclude Croce, è “riportare tutti i comportamenti entro limiti sostenibili”, trovando un punto di equilibrio tra diritto al divertimento, sicurezza e qualità della vita urbana.

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