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L'intervista

Movida a Perugia, Il Marla tra musica dal vivo e controlli: "Lavoriamo in regola, ma siamo sotto pressione"

Parla il titolare Andrea Corazza

Sabrina Busiri Vici

16 Febbraio 2026, 10:00

Il Marla

Il Marla, un pub nel cuore di Perugia, in via Bartolo, con musica dal vivo e dj set nel fine settimana che, secondo il titolare Andreas Corazza, oggi si trova a fare i conti con una pressione crescente legata alle segnalazioni continue dei residenti e ai controlli ripetuti.


- Corazza, Il Marla si trova in una delle vie più frequentate del centro. Che tipo di attività svolgete e quali limiti dovete rispettare?
Abbiamo la licenza da pub. Possiamo fare musica dal vivo fino a mezzanotte; dopo le 24 niente batteria, solo eventualmente set acustici. I dj set del venerdì e sabato rientrano nei limiti previsti. Esiste un tetto di decibel e noi abbiamo una persona alla porta che controlla costantemente il volume verso l’esterno. Io dalla console posso intervenire in tempo reale se serve abbassare.
- Con quale cadenza avvengono controlli e quali sono i riscontri?
Parliamo di sette-dieci controlli al mese. Le pattuglie arrivano regolarmente, a seguito di chiamate che, per quanto mi risulta, partono più volte a settimana. Sono stati fatti anche rilievi fonometrici. Non è mai stata riscontrata un’irregolarità, non abbiamo mai ricevuto sanzioni.
- Avete avuto modo di confrontarvi direttamente con chi segnala?
All’inizio sì, tramite messaggi. Avevo proposto anche una prova pratica: la persona in casa, io nel locale che provo ad alzare gradualmente il volume finché lo percepisce, così fissiamo una soglia condivisa. Ma a quella proposta non ho più ricevuto risposta. Da allora nessun confronto diretto, solo segnalazioni.


- Il problema riguarda esclusivamente la musica o anche ciò che accade fuori dal locale nella via?
Spesso si parla del chiacchiericcio delle persone davanti all’ingresso. Noi invitiamo sempre con educazione a moderare i toni, ma non abbiamo autorità sul suolo pubblico. Siamo nel centro storico del capoluogo di regione, in una città universitaria: è inevitabile che ci sia movimento.
- I residenti parlano di degrado e situazioni fuori controllo. Cosa risponde?
Posso parlare per Il Marla. In undici anni nessuna multa. Sei dipendenti fissi, che diventano otto o nove nei periodi di maggiore afflusso. Siamo in regola con tutto. Non nego che in città possano esserci realtà problematiche, ma non siamo tra quelle. La nostra clientela è adulta, composta da professionisti, non è il target dello sballo facile. E spesso basta guardare i prezzi per capire che tipo di consumo si incentiva. Se non sono stracciati, è già una indicazione.
- Lei sostiene che il clima sia cambiato negli ultimi anni. In che senso?
Dal 2023 la situazione è diventata più pesante. Ma non riguarda solo noi: molti colleghi del centro storico lamentano una pressione simile. Ci sono locali a cui vengono contestati anche set acustici senza amplificazione. Durante Umbria jazz, che è il momento economicamente più importante per la città, c’è chi riceve minacce di esposti. È un clima diffuso.
- Qual è, secondo lei, il nodo critico della questione?
La convivenza. Tutti apprezzano la vitalità del centro, ma nessuno la vuole sotto casa. Però il centro storico è il cuore economico e sociale della città. Se un’attività chiude, fallisce e lascia persone senza lavoro. Noi non possiamo semplicemente spostarci altrove: perdere il centro significa perdere tutto. Serve equilibrio e tolleranza, ma deve essere reciproco.
- Sareste disponibili a un confronto pubblico con residenti e istituzioni?
Assolutamente sì. Io sono disponibile a sedermi a un tavolo e trovare soluzioni concrete. Quello che diventa difficile è lavorare sotto controlli continui, pur essendo in regola. È questo che crea una sensazione di soffocamento.

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