Attualità
Treni regionali, appello dei pendolari
Ancora caos treni. Ancora sforamenti di orario in arrivo. I regionali veloci umbri rischiano in futuro maxi ritardi strutturali se l’accordo quadro Regione–Rfi passerà invariato, così come è stato cristallizzato in una delibera della Regione al momento congelata. Ossia: +240 minuti al giorno, 87.600 l'anno. Cioè due mesi in totale.
I pendolari, attraverso una lettera aperta alla Regione firmata dal vertice del coordinamento dei comitati, Gianluigi Giusti - avvertono che la priorità ai servizi di alta velocità a mercato, rafforzata dalla delibera Agcm del 6 marzo (impegni per più tracce agli operatori open access come Sncf Voyages Italia), indebolisce Regionali e Intercity in caso di conflitti o saturazione di rete.
La delibera regionale sull'accordo quadro (oggi sospesa) è ritenuta critica: accetta che le tracce umbre non ostacolino altri richiedenti; instrada su linea lenta treni cruciali (4156 Roma–Ancona, che satura il 4514 Roma–Foligno; novità per il 4725 Perugia–Roma usato da lavoratori su Terni). È tutto riportato nella missiva di cui sopra.
Anche l'impatto complessivo è poco chiaro: Rfi indica 3,8 mln di treni-km e una velocità commerciale da 68,24 km/h, ma manca - sostengono i pendolari - trasparenza sugli allungamenti orari. La velocità media potrebbe calare sensibilmente. E le penali sono esigue, senza l'effetto deterrente nei confronti del gestore.
C'è anche il conto dei ritardi: 30–40’ in più per corsa tra direttissima e linea storica; oggi sei convogli sulla storica (RV 4724, 4512, 4156 verso Terni/Foligno; 4519, 4731, 4735 verso Roma) accumulano come detto 240’ al giorno.
I maggiori costi ricadrebbero sulla Regione (corrispettivi a Trenitalia per personale, manutenzioni, possibile materiale aggiuntivo) con minori ricavi da biglietti. Stando alla valutazione del coordinamento dei comitati dei pendolari finanche i nuovi treni 200 km/h risultano "paradossali" perché alzano i corrispettivi e complicano il contratto (fino al 2032).
Allo stesso tempo il Mit prepara "livelli adeguati di servizio" che tagliano trasferimenti se cala l'utenza. Infine la stoccata all'Agcm, che tutela la concorrenza dei privati ma trascura i servizi minimi e le ricadute sulle persone. Nella lettera si chiede l'intervento Art, paventando anche un danno erariale.
Da monitorare infine Toscana e Lazio (nodi a Orte, sovraffollamenti su 4153/4154 per assenza di convogli toscani storicamente fino a Roma) e il futuro degli Intercity con gara Mit entro il 30 giugno. Il comitato chiede dunque alla Regione una rigorosa valutazione tecnica e sociale e, se necessario, l'impugnazione.
Per la serie: la concorrenza non può declassare servizi pubblici essenziali, né comprimere uguaglianza sostanziale - sancita dalla Costituzione - e diritto alla mobilità.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy