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Referendum, parla Cantone: "Decisivi i giovani". Cardella: "Ora una riforma seria"

I due magistrati umbri commentano l'esito del voto costituzionale sulla riforma della giustizia e la vittoria del No. Ma i problemi da risolvere restano

Alessandro Antonini

24 Marzo 2026, 23:01

Raffaele Cantone

Raffaele Cantone, procuratore di Perugia

Grande partecipazione e un risultato auspicato. Anche sei i problemi della giustizia sono tutti ancora da risolvere. Parlano i magistrati. E che magistrati.

Si parte con il procuratore della Repubblica di Perugia Raffaele Cantone.

“Prima di tutto - spiega al Corriere dell’Umbria - va sottolineato che c’è stata una grande partecipazione democratica a questo referendum e questo è un dato di partenza molto significativo. Nell’esame dei risultati è particolarmente importante che vi sia stata una rilevante partecipazione dei giovani: lo stesso risultato finale è stato determinato dai giovani sotto i 31 anni, di cui – a quanto risulta – il 61% che ha votato No. È stato dunque fondamentale il ruolo dei giovani per questa affermazione democratica, in termini di affluenza e per la vittoria del No. Quanto all’esame dell’esito del voto credo che cittadini abbiamo dimostrato ancora una volta affezione e attenzione alla nostra Costituzione. Ogni riforma che vuol metterla in discussione non viene bene accolta. C’è anche un altro aspetto: è arrivato un segnale importante, anche qui in termini di partecipazione e attenzione, rispetto al tema Giustizia e rispetto alla stessa magistratura. Poi per non alimentare polemiche, voglio anche evidenziare che magistrati non devono considerare questo risultato un modo per dire che tutto va bene o per attuare chiusure autoreferenziali. I problemi ci sono e vanno affrontati”.

L’ex procuratore generale e attuale presidente della Fondazione umbra per la prevenzione dell’usura, Fausto Cardella dice di “essere stato colpito dall’enorme afflusso di votanti soprattutto per il No, e dalla presenza di molti giovani, anche questi a favore del No. Si parla sempre di assenteismo alle tornate elettorali - evidenzia - e stavolta non è stato così. Nonostante questi così tecnici, iper tecnici, la gente è andata a votare. È riuscita a cogliere, evidentemente, al di là di una campagna fatta di eccessi dall’una e dall’altra parte, il pericolo profondo di questa riforma. Questo forse è sfuggito ad alcuni. Se io fossi stato l’associazione nazionale magistrati stamattina stessa mi sarei presentato dal ministro della Giustizia con un progetto serio. Questo non era bene organizzato e tecnicamente era fatto in modo approssimativo. I problemi della giustizia sono presenti e sono gravi, questa riforma probabilmente li avrebbe peggiorati. Ora, a bocce ferme, bisogna parlare di giustizia nel modo corretto. Ossia a partire dalle vere criticità, dalle carceri e dalla madre di tutti i mali, ossia l’eccessiva durata dei processi”.

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