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Politica

Referendum in Umbria, Bracalente: "I numeri confermano che la regione è contendibile"

Il Cuore verde è una realtà "più in equilibrio tra i poli contrapposti rispetto alle tradizionali regioni rosse". Il parallelo con il quesito renziano

Alessandro Antonini

23 Marzo 2026, 22:45

Referendum in Umbria, Bracalente: "I numeri confermano che la regione è contendibile"

Bruno Bracalente

Il professor Bruno Bracalente come da tradizione è la prima “risorsa” analitica che sondiamo per interpretare dati che ancora devono decantare.

“L’analisi dei flussi la faremo nei prossimi giorni. Ma già si può dire qualcosa – anticipa il docente dell’Unipg - sull’Umbria. Il risultato politico è chiaro (e non mi sembra che abbia molto a che fare con il quesito referendario). Prima di tutto a livello nazionale, con un voto largamente per il No soprattutto in tutte le regioni del Sud, che interroga il governo.

In Umbria ci sono tre punti e mezzo di vantaggio per il No, ma è un vantaggio minore rispetto al livello nazionale, dove il No ha prevalso di 7,5 punti percentuali.

Anche la geografia umbra del voto a una prima analisi mi pare che ricalchi il voto politico storico (nella contrapposizione centrosinistra-centrodestra, ndr) della regione: il voto delle città più orientato verso il No, con qualche eccezione non da poco come Città di Castello, Spoleto e Todi. C’è una contrapposizione netta tra il Lago col No che supera quasi sempre il 60% e invece la Valnerina dove è il contrario, ossia il sta sopra al 60%. Anche questa una dinamica nota, che conferma un voto più di appartenenza politica che di opinione sul quesito referendario.

Sono comunque tanti i Comuni umbri che hanno votato prevalentemente per il . Una geografica che riflette il rimescolamento politico che ha coinvolto molti comuni nel corso del tempo, con molti passaggi dal centrosinistra al centrodestra e poi ancora al centrosinistra.

E la lettura politica anche in ottica delle prossime tornate elettorali. “L’Umbria mi pare si confermi una regione più in equilibrio tra i poli contrapposti rispetto alle tradizionali regioni rosse. In Emilia Romagna e Toscana il risultato per No è stato molto più netto. La lettura politica? L’Umbria si conferma regione contendibile, dove il consenso bisogna ogni volta guadagnarselo.”

Altro dato che ricorre quello dell’affluenza. È un parallelo con l’altro importante referendum costituzionale, ma a parti invertite. “Anche questa volta la partecipazione è stata più alta rispetto alle europee, come era già avvenuto al referendum promosso da Renzi dieci anni fa, anch’esso diventato un referendum sul governo.

Allora in Umbria vinse il No per 12 mila voti, oggi per 13 mila. Il risultato non è cambiato, ma a parti invertite, perché in quel caso Renzi era anche segretario del Pd e si portò dietro quasi tutti i voti democratici.”

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