Banchi vuoti
Meno studenti in classe a settembre per colpa dell'inverno demografico
La scuola ripartirà a settembre con 2.625 studenti in meno. L’effetto della denatalità pesa sulle iscrizioni, determinando un calo significativo soprattutto alle elementari e alle medie. Dai 105.725 alunni del 2025-2026, considerando l’intero percorso dall’infanzia alle superiori, si passerà ai 103.100 del prossimo anno scolastico.
I numeri
Il calo più consistente riguarda la scuola primaria: gli iscritti passano da 30.528 a 29.299, con 1.229 alunni in meno nel giro di un anno. Di questi, 1.034 si registrano nella provincia di Perugia.
Seguono le scuole medie: gli studenti della secondaria di primo grado (come vengono oggi definite) scendono da 21.866 a 20.921, con una diminuzione di 945 unità. Nelle scuole di secondo grado (le superiori) il calo è più contenuto, con 141 studenti in meno. I bambini che a settembre frequenteranno la scuola dell’infanzia saranno invece 310 in meno.
I dati sono stati forniti dall’Ufficio scolastico regionale nel corso di un incontro che il direttore regionale, Ernesto Pellecchia, ha avuto nei giorni scorsi con i rappresentanti sindacali. Il numero complessivo dei posti per i docenti è pari a 9.497; altri 324 insegnanti serviranno per gestire eventuali nuove situazioni che dovessero emergere durante l’estate. A questi si aggiungono 965 posti di potenziamento e 1.748 di sostegno.
Come di consueto, i posti di sostegno saranno incrementati in estate con i cosiddetti “posti in deroga”, sui quali verranno nominati supplenti con diritto alla conferma nella stessa scuola per chi è già in servizio: una modalità ormai entrata stabilmente nell’ordinamento, nonostante le contestazioni legate alla violazione del principio del merito e della graduatoria.
Gli effetti
A spiegare la situazione è Patrizia Basili, coordinatrice provinciale della Gilda insegnanti e componente della direzione nazionale del sindacato: “A fronte del calo demografico, il totale dei posti è stato sostanzialmente confermato dal Ministero. Questo ha permesso, secondo l’Usr, di bilanciare meglio il numero di alunni per classe, di attivare ulteriori 16 tempi pieni nelle scuole primarie della provincia di Perugia e di prevedere, nell’organico di diritto, anche i corsi serali per la secondaria di secondo grado. Il taglio ha riguardato invece i posti di potenziamento: meno 1.407 in Italia e meno 23 in Umbria. In regione, i tagli hanno interessato la scuola primaria e soprattutto la secondaria di secondo grado, costringendo i docenti coinvolti a presentare domanda di trasferimento”.
Caos superiori
A preoccupare maggiormente il sindacato è l’entrata in vigore della riforma degli istituti tecnici, “il cui impatto - sottolinea Basili -sarà devastante, anche se per quest’anno è stato di fatto sterilizzato, riguardando solo le classi prime”. Il nuovo ordinamento prevede 32 ore settimanali, con un maggiore focus su didattica laboratoriale, competenze digitali, flessibilità curricolare e introduzione del modello “campus”.
“Nei giorni scorsi - prosegue Basili - abbiamo tenuto un’assemblea provinciale raccogliendo le preoccupazioni dei docenti, sia sulla stabilità dei posti di lavoro sia sulla qualità della didattica. I quadri orari sono stati modificati e, in assenza di nuovi interventi legislativi, saranno in parte decisi dalle singole scuole. A questo si aggiunge che è diventata ordinamentale la filiera dei tecnici e professionali quadriennali: nella provincia di Perugia sono già attive 10 classi, sostenute anche con numeri molto ridotti, fino a soli 7 alunni. Una scelta che incide sull’organico complessivo e rende più difficile affrontare altre situazioni critiche”.
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