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“Organico al collasso e circuito di media sicurezza pesantemente sovraffollato, con grave promiscuità tra detenuti di differenti circuiti penitenziari”. Queste le principali criticità riscontrate nel carcere di Maiano dai vertici nazionali del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) che mercoledì scorso, dopo tre episodi violenti ai danni di altrettanti agenti nel giro di cinque giorni, hanno compiuto una verifica all’interno della Casa di reclusione. Donato Capece, segretario generale, all’esito del controllo ha annunciato “l’invio di un rapporto dettagliato ai vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) per esigere - sono le sue parole - provvedimenti urgenti e straordinario nel carcere di Spoleto”. Ad accompagnare Capece, oltre al segretario regionale Fabrizio Bonino, anche il segretario generale aggiunto Giovanni Battista De Blasis e il presidente del sindacato Umberto Vitale.
La prima criticità che sarà segnalata al Dap “è la carenza organica insostenibile, che per i ruoli di agenti e assistenti si attesta oltre il 25 per cento”. In questo senso, Capece ha detto che “i colleghi sono stremati, perché costretti a turni interminabili, che implicano la gestione contemporanea anche di più sezioni detentive”. L’altra problematica, peraltro segnalata da più parti come la vera emergenza, è “il pesante sovraffollamento del circuito di media sicurezza, che crea un clima di tensione costante e - è scritto nella nota del Sappe - troppo spesso sfocia in aggressioni ai danni degli agenti”. Infine, i vertici del sindacato più rappresentativo della categoria segnalano anche una “promiscuità pericolosa tra detenuti di differenti circuiti penitenziari, che compromette la sicurezza interna e la stessa finalità rieducativa della pena”. Da qui il dossier che il Sappe invierà al Dap, perché se è vero che Capece e gli altri sono arrivati nel carcere di Maiano “per solidarietà verso i colleghi” è altrettanto vero che qui “servono sia rinforzi immediati che - dicono i sindacalisti - il deflusso dei detenuti in esubero” al fine di superare “le condizioni di insicurezza cronica” patite dagli agenti.
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