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Cronaca

Giacomo e Francesco morti folgorati: uno ha provato a salvare l'altro

La ricostruzione che emerge dai primi accertamenti sulla tragica morte dei due gemelli

22 Aprile 2026, 23:02

Giacomo e Francesco morti folgorati: uno ha provato a salvare l'altro

I due gemelli morti folgorati

Avrebbero compiuto 23 anni tra un mese esatto. Ma il destino, brutale e inspiegabile, per i gemelli Giacomo e Francesco Fierloni, ha preso una piega drammatica e senza ritorno l’altra notte, quando per sbaglio, con la canna di carbonio con cui volevano recuperare un piccione da richiamo, hanno urtato i cavi dell’elettricità. E’ stata questione di attimi e le loro vite sono finite. Sono morti così martedì sera, mentre uno probabilmente cercava di salvare l’altro, Giacomo e Francesco, folgorati nella campagne in località La Goga, nel comune di Magione. A trovarli, poco dopo, perché non rispondevano al telefono, è stato lo zio paterno, per loro come un secondo padre, ma non c’era già più nulla da fare. E’ stato lui, nella disperazione del momento, a chiamare i soccorsi e i familiari che purtroppo non hanno potuto fare altro che constatare la tragedia che si era già compiuta. E a piangerli, adesso, è una comunità intera, sconvolta per lo straziante incidente.


Entrambi lavoratori nell’azienda termoidraulica del padre Giorgio e dello zio Fabrizio, i due gemelli verso le 19 avevano deciso di uscire per allenare gli uccelli da richiamo per la caccia, in vista della stagione autunnale. Un impegno che gli avrebbe portato via almeno un paio d’ore, tanto che al padre avevano detto di non aspettarli per cena. Poi però, col passare delle ore, e con il telefono che suonava a vuoto alle telefonate del cugino, Fabrizio ha deciso di partire per cercarli. Fondamentale per individuarli è stata la posizione che uno dei fratelli aveva condiviso con la fidanzata. Ma quando è arrivato in quel punto impervio, per i due ragazzi non c’era più nulla da fare. Difficile ricostruire la dinamica esatta del dramma che si era da poco consumato. Secondo i carabinieri della compagnia di Città della Pieve, intervenuti sul posto sotto il coordinamento del capitano Riccardo Bevilacqua, i gemelli avrebbero avuto l’intenzione di recuperare un piccione dal tetto di un capanno e per farlo scendere, uno dei due ragazzi avrebbe preso da casa una canna di carbonio. Non è chiaro, e nessuno potrà mai spiegarlo, se quel volatile si fosse posato nei pressi dei cavi elettrici oppure no, perché al capanno i ragazzi non sono mai arrivati. I corpi sono stati trovati altrove. In ogni caso, devono aver urtato i fili elettrici di media tensione (20 mila Volt) e la violenta scarica elettrica che si è sviluppata, li ha folgorati in una manciata di secondi.

Secondo una prima ricostruzione - suffragata dai cosiddetti “marchi elettrici” rinvenuti sui cadaveri - è verosimile che uno dei due avesse il palo in mano e sia stato colpito per primo, mentre l’altro abbia provato a salvarlo e sia rimasto folgorato anche lui. Inutili infatti, si sono rivelate le manovre salvavita degli operatori sanitari del 118 arrivati con l’elisoccorso. Insieme a carabinieri e 118, nelle campagne di Magione sono arrivati anche i vigili del fuoco che hanno provveduto al recupero delle salme dei due fratelli, poi trasportate all’istituto di medicina legale di Perugia dove ieri mattina la dottoressa Anna Maria Verdelli ha effettuato una prima ricognizione cadaverica confermando la dinamica ipotizzata. La pm Annamaria Greco deciderà nelle prossime ore se disporre o meno l’autopsia.

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