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Il procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone
Il procuratore Raffaele Cantone è pronto a lasciare Perugia nel giro di pochi mesi. La Commissione incarichi direttivi del Csm infatti ieri ha deliberato, all’unanimità, di proporlo alla guida della procura di Salerno, per cui lo stesso magistrato aveva avanzato domanda nei mesi scorsi, dopo aver ritirato quella presentata, in un primo momento, per la procura di Napoli Nord. A questo punto, la ratifica del plenum - attesa nelle prossime settimane - dovrebbe essere solo una formalità e in poco tempo il procuratore potrebbe lasciare la guida di via Fiorenzo di Lorenzo.
Arrivato in Umbria nel giugno del 2020, in piena emergenza Covid, Raffaele Cantone ha diretto la procura di Perugia - un ufficio con un peso specifico importante per la sua competenza sui magistrati romani - non solo nella conduzione attenta e accurata di indagini delicate e complesse, mettendo a segno importanti risultati investigativi, ma anche difendendo i suoi magistrati da attacchi esterni strumentali e imprimendo al suo ufficio, tutto, un rigore di cui si è fatto simbolo in prima persona. Tra le inchieste più scottanti, che hanno scosso profondamente sistemi di potere e abuso radicati, il caso Palamara - che ha ereditato in corsa al suo arrivo e portato avanti con convinzione insieme ai sostituti procuratori Gemma Miliani e Mario Formisano - la Loggia Ungheria e i dossieraggi alla Direzione nazionale Antimafia (inchiesta poi trasferita a Roma per competenza).
Non sono mancati fascicoli importanti anche in Umbria: a partire da quelli per gli omicidi e i femminicidi che si sono verificati negli ultimi anni. Solo negli ultimi 12 mesi la procura di Perugia, con Cantone sempre in prima linea- da sopralluoghi a interrogatori - si è occupata del caso sconvolgente di Andrea Prospero, lo studente 19enne che si è suicidato in diretta Telegram e l’omicidio del 23enne di Fabriano Hekuran Cumani, accoltellato fuori da una discoteca.
Cantone, che per tutti i sei anni alla guida della procura di Perugia ha tenuto anche udienze dinanzi ai giudici monocratici, come tutti gli altri magistrati del suo ufficio, ha impresso pure una profonda e proficua riorganizzazione interna.
Prima dell’incarico in Umbria e dell’anno al Massimario della Cassazione tra il 2019 e il 2020, Cantone aveva guidato l’Anac, scelto nel 2014 dall’allora premier Matteo Renzi e lì era rimasto, con risultati di rilievo, fino al 2019.
Adesso l’incarico di procuratore capo di Salerno - rimasto vacante dopo il trasferimento della scorsa estate a Reggio Calabria di Giuseppe Borrelli - rappresenta quindi un ritorno a casa. Un rientro fortemente voluto da Cantone stesso, che non ha mai nascosto l’intenzione di tornare nella sua Campania, dove, da giovane sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia aveva firmato tra le più importanti inchieste contro la Camorra. E’ stato Cantone, che da quegli anni infatti vive sotto scorta per le minacce ricevute, a chiedere e ottenere l’ergastolo del boss dei Casalesi, Francesco Schiavone, detto Sandokan, e la condanna dei capi clan.
Una vita per lo Stato quella di Cantone, che ha scelto di resistere alle lusinghe della politica e continuare a percorrere la strada intrapresa quando ha indossato con convinzione la toga. Una carriera, la sua, da magistrato di prim’ordine, contraddistinta da profondo rigore, consapevolezza del ruolo, onestà intellettuale e radicato rispetto delle istituzioni. Per Perugia, un'assenza che si farà sentire.
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