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Violenza dietro le sbarre

Orvieto, detenuti danno fuoco alla cella e spostano un recluso in un'altra sezione del carcere di via Roma

Fabrizio Bonino, segretario nazionale del Sappe per l’Umbria, lancia l'allarme: “Il carcere di Orvieto è ormai una polveriera. Chi ha la responsabilità dell’istituto di pena batta un colpo"

Antonio Mosca

08 Maggio 2026, 12:00

casa reclusione orvieto carcere

Il carcere di via Roma ad Orvieto

Ancora gravi disordini nella casa di reclusione di Orvieto, teatro ormai quasi settimanale di eventi critici che mettono a rischio la sicurezza dell’intero istituto di pena. A denunciarlo con forza è Fabrizio Bonino, Segretario nazionale del Sappe per l’Umbria.

Secondo quanto ricostruito dal sindacato, nel corso della tarda serata di mercoledì 6 maggio, un detenuto magrebino, sotto l’effetto di psicofarmaci, ha appiccato il fuoco alla propria cella e distrutto molte delle suppellettili presenti per futili o addirittura inesistenti motivi. Ma non è tutto. "Nel corso della mattinata, alcuni detenuti magrebini, liberi di vagare indisturbati per l’istituto, hanno inspiegabilmente “sequestrato” e trasportato di peso nella sezione comune un detenuto in articolo 21 – che avrebbe dovuto svolgere il proprio lavoro intramurario senza contatti con i reclusi comuni – costringendolo con la forza in un’area non consentita.

Tutto questo è accaduto – denuncia Bonino – senza che i pochi e “abbandonati” poliziotti penitenziari presenti potessero intervenire, a causa dell’esiguità delle unità in servizio. “Un organico ridotto all’osso e mal distribuito, che impedisce qualsiasi azione tempestiva di contrasto. Il carcere di Orvieto è ormai una polveriera destinata a esplodere, dove i detenuti si muovono liberamente mentre la polizia penitenziaria è costretta a subire”, afferma il sindacalista.

Bonino sottolinea l’amarezza nel constatare come si sia arrivati a una situazione del genere in un istituto considerato fino a poco tempo fa un modello in fatto di trattamento, di rieducazione e di sicurezza. “Cosa accadrà quando i detenuti decideranno di compiere certi gesti non contro le suppellettili o altri detenuti, ma contro il personale che a vario titolo opera nel penitenziario?” – si chiede Bonino -. “Cosa sta facendo la direzione e il comando dell’istituto per impedire tutto ciò, di fronte a eventi critici che ormai si ripetono con spaventosa regolarità nel carcere al centro della Rupe?”.

Il segretario nazionale Sappe per l’Umbria offre anche uno spunto di riflessione alla comunità locale ed alle istituzioni: “Si leggono e si moltiplicano (giustamente) iniziative di istituzioni locali e associazioni per progetti di reinserimento, si leggono (a modesto parere meno giustamente) appelli che chiedono garanti locali per i detenuti, giungono richieste politiche e della società civile per la nomina di un garante comunale dei detenuti. Dispiace invece non sentire alcuna voce circa la resistenza di molti detenuti a qualsiasi forma di rieducazione e trattamento. Nel frattempo, lo Stato conta e paga i danni materiali a strutture ed arredi, oltre al mantenimento ordinario di moltissimi di questi soggetti”.

L’appello di Bonino è diretto e duro: “Chi ha la responsabilità del carcere di Orvieto "batta un colpo" e faccia sentire la propria autorevole voce. Metta in campo azioni concrete e incisive per salvaguardare l’incolumità di chi ogni giorno va a lavorare in quel penitenziario, invece di perdersi in inutili (ed a nostro modesto avviso “ipocrite”) attestazioni di vicinanza e di ringraziamento al personale. Qui le uniche vere “vittime”, gli unici eroi e anche gli unici bisognosi di un garante sono la polizia penitenziaria, gli educatori, il personale sanitario e tutte le persone che quotidianamente lavorano in quel contesto. A tutti loro la vicinanza e la solidarietà del Sappe, tutto il resto è fantasia".

Il primo sindacato della Polizia Penitenziaria chiede quindi interventi immediati: una più equa distribuzione del personale di polizia presente, potenziando il reparto detentivo e snellendo alcuni uffici, misure disciplinari esemplari per i detenuti autori dei disordini, e un piano di sicurezza interno straordinario, per restituire legalità e controllo all’interno della casa di reclusione di Orvieto.

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