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Il nuovo attacco all’Iran

Aerei carichi di passeggeri in fuga dai cieli del Medio Oriente

28 Febbraio 2026, 09:41

Aerei carichi di passeggeri in fuga dai cieli del Medio Oriente

La mappa di Flightradar24

La mappa di Flightradar24 che alleghiamo parla da sola: nell’arco di poche ore, i corridoi aerei che collegano Europa, Asia e Medio Oriente si sono svuotati sopra l’Iran e i Paesi confinanti. Ogni puntino giallo nella schermata del tracciatore di voli è una linea aerea costretta a cambiare rotta, a volare più a sud o più a ovest, oppure a tornare sui propri passi. Quello che fino a ieri era uno dei cieli più trafficati del pianeta è diventato una zona di frontiera sospesa tra diplomazia fallita e conflitto aperto.

Nelle ultime ore è ufficiale: Stati Uniti e Iran si sono scontrati nuovamente con attacchi aerei reciproci sul territorio iraniano, e la tensione è salita alle stelle. Le prime fonti diplomatiche e militari parlano di bombardamenti mirati su installazioni strategiche iraniane da parte di velivoli statunitensi, con reazioni di Teheran che non si sono fatte attendere, almeno a livello di minacce e mobilitazioni regionali. In questo clima di escalation, i governi hanno iniziato a chiudere spazi aerei e a emanare ordinanze di sicurezza per l’aviazione civile: lo spazio aereo iraniano è stato temporaneamente chiuso, con tutti i voli civili deviati o cancellati e anche quelli in arrivo e partenza dalle grandi hub mediorientali si muovono con estrema cautela.

Per i passeggeri la dimensione del problema emerge immediatamente guardando la heat-map di Flightradar: le tratta che normalmente tagliavano dritto tra Europa e Asia o che solcavano il Golfo Persico sono oggi vuote, spezzate da gigantesche “curve” di evitamento che aggirano la zona di crisi. Non è solo una questione di numeri o di rotte: è una prova tangibile di come l’infrastruttura globale dei cieli sia vulnerabile alla geopolitica. Le compagnie aeree, già sotto pressione per l’aumento dei costi del carburante e le persistenti difficoltà dopo la pandemia, devono ora affrontare un superlavoro per riprogrammare i piani di volo: detours più lunghi, ritardi fino a diverse ore, e talvolta cancellazioni improvvise di tratte programmate.

I controllori di volo e i dispatcher delle compagnie passano al vaglio ogni possibile corridoio sicuro, sacrificando efficienza in nome della sicurezza. È un esercizio di equilibrio estremo: tenere in aria migliaia di persone e bagagli senza esporre gli aerei alla minima possibilità di incrociare un’area di rischio missilistico o antiaereo. I ritardi iniziano ad accumularsi, mentre i viaggiatori si rassegnano a itinerari più lunghi e a scali imprevisti.

Intanto, sul fronte della diplomazia, l’incertezza regna sovrana: nessuno esclude che l’attuale escalation si amplifichi, trascinando nuovi attori regionali nel conflitto e rendendo ancora più spigolose le rotte aeree. Per ora, però, la direzione è chiara e visibile anche da uno schermo: i cieli mediorientali, un tempo attraversati quotidianamente da decine di voli commerciali, oggi mostrano grandi spazi vuoti dove le compagnie evitano di volare a tutti i costi. È l’immagine plastica di una guerra che, prima ancora di colpire con bombe e missili, ha già scosso la vita di chi vola sopra di essa.

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