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Cronaca

La sorella di Andrea Prospero in aula: “Non sapremo mai la verità”

La famiglia del giovane studente in lacrime: “Ci interroghiamo da tanto tempo”

Francesca Marruco

22 Aprile 2026, 22:05

La sorella di Andrea Prospero in aula: “Non sapremo mai la verità”

“Non sapremo mai fino in fondo cosa è successo a mio fratello Andrea”. La sorella gemella di Prospero, il 19enne che lo scorso anno si è suicidato in diretta Telegram ingerendo un mix di farmaci mentre si trovava in un monolocale preso in affitto di nascosto dalla famiglia, ha retto per oltre mezz’ora alle domande in aula della pm Annamaria Greco e poi è scoppiata in lacrime. Quando il magistrato le ha chiesto come poteva spiegarsi tutto ciò che le indagini hanno fatto emergere sulla doppia vita del gemello Anna non ha retto più e il dolore ha preso il sopravvento. “Non lo so, questa dualità ha lasciato tantissimi dubbi a tutti, sono giorni che ci interroghiamo su determinate situazioni e il fatto che non riusciremo ad avere una verità ci lascia perplessi”.

Nella lunga deposizione, la sorella, guidata dalla pm e dai suoi avvocati - Francesco Mangano e Carlo Pacelli - e attaccata dalle domande degli avvocati del giovanissimo imputato, Emiliano Volpe, ha sostanzialmente confermato ciò che ha sempre ripetuto: “Andrea era la mia ombra, passavamo la vita insieme, non ho mai avuto sentore di qualche suo disagio profondo, se non questioni comuni a tutti i ragazzi della nostra età. Era introverso e selettivo nelle amicizie, ma non mi ha mai parlato di problemi all’università o altro. Non beveva, non si drogava, non assumeva farmaci. Non ho mai saputo di sue attività online. Non sapevo conoscesse l’imputato. E quando ho scritto che lavorava, intendevo al computer, che io sappia non ha mai avuto un lavoro”.

Dello stesso tenore le deposizioni dei genitori e del fratello. Straziati dal dolore, non sanno spiegarsi come il loro Andrea “gentile e generoso” fosse anche quello che emerge dalle carte processuali. Prima della famiglia sul banco dei testimoni hanno sfilato la dirigente della squadra mobile di Perugia, Maria Assunta Ghizzoni, e due agenti. Dalle loro deposizioni sono emersi punti fermi dell’indagine: al momento dell’ingresso nel monolocale di via del Prospetto - la porta chiusa dall’interno è stata aperta con una spallata - Andrea giaceva senza vita sul letto, “non si vedeva bene il volto aveva un cappuccio che in parte lo copriva” ha detto un agente “nel bagno invece c’era una corda con un grande cappio”.

Lo stesso poliziotto ha raccontato anche dell’identificazione dell’imputato -ieri presente in aula - Emiliano Volpe, che nelle chat si chiamava Valemno: “Lo abbiamo seguito a Roma e abbiamo capito che era lui”. Era stato poi il giovane di Afragola - che ha spedito le pasticche di ossicodone ad Andrea dicendo che erano di proprietà di Volpe - a rivelare alla polizia che Andrea e l’imputato si conoscevano. Per quell’accusa di spaccio, Volpe comparirà il 16 giugno davanti al gip mentre il coindagato va verso il patteggiamento.

Intanto si torna in aula il 30 aprile con la deposizione del medico legale che aveva stabilito come Andrea Prospero, trovato cadavere il 29 gennaio, fosse morto in realtà il giorno stesso della sua scomparsa, mentre Anna cominciava a preoccuparsi non vedendolo arrivare a pranzo a mensa.

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