Cronaca
Un canale inesauribile di cocaina, purissima, che veniva smerciata solo in quantità da grossisti. Niente vendite al dettaglio: gli odierni arrestati si spostavano per mezza Italia, soprattutto verso il centro-nord con chili di polvere bianca in auto da consegnare ad acquirenti che a loro volta, loro sì, avrebbero smerciato al minuto. Del resto, che l’organizzazione di cui faceva parte il ristoratore folignate - Gianpaolo Coresi - arrestato in flagranza dalla guardia di finanza a fine gennaio dello scorso anno con 65 chili e 536 grammi in parte nascosta in un controsoffitto della sua pizzeria fosse in grado di movimentare quantità imponenti di sostanze stupefacenti lo si era capito proprio da quel sequestro. Il più grande mai effettuato in Umbria.
E che dietro quel singolo episodio ci fosse ben altro lo testimonia l’ordinanza di custodia cautelare, disposta dal gip Margherita Amodeo, su richiesta del pm della Dda della procura di Perugia, Gennaro Iannarone sulla base delle risultanze investigative del certosino lavoro svolto dai finanzieri del Goa del Gico del Nucleo di polizia economico finanziaria guidato dal tenente colonnello Enrico Fiorenza. Il giudice infatti ha accolto nella sua totalità le richieste di custodia cautelare: sei persone in carcere e una settima ai domiciliari, solo perché madre di bambini di età minore di sei anni. Al momento i finanzieri, come scritto nella nota ufficiale della procura di Perugia, firmata dal procuratore capo, Raffaele Cantone, ne hanno eseguite quattro: tre uomini infatti risultano ancora irreperibili.
Si tratta, nello specifico, di persone di origine albanese e rumena, residenti tra Foligno, Perugia e Spello. Un paio risultano residenti in Albania, ma non per scelta: quello che per gli inquirenti è il “capo promotore” dell’associazione a delinquere infatti dirigeva i traffici dall’Albania “perché espulso dall’Italia e poi arrestato in Kosovo”. Al suo posto, in Italia, c’era un connazionale accusato anche di avere detenuto tre pistole, tra cui “una calibro 40 modificata artigianalmente”. E poi c’erano i corrieri e complici: ognuno con un compito. Coresi è accusato di essere stato sia corriere che custode, avrebbe consegnato chili e chili di droga e nella sua pizzeria ne nascondeva poco meno di 70. Favlio Kamberaj - insieme alla compagna Deborah Lika - sono ritenuti corrieri che spostavano droga nel doppiofondo della loro auto. Doda Flogert, residente a Ponte Valleceppi, era considerato un “acquirente stabile” della banda: acquirente che comprava dal chilo in su. E infine c’era la moglie del capo, finita ai domiciliari: secondo gli inquirenti la donna “gestiva la cassa” della banda. La procura non gli contesta solo l’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e infinite cessioni, ma pure il riciclaggio (avrebbero trasferito in Spagna 45 mila euro) e l’auto riciclaggio, per avere - per l’accusa - reinvestito i soldi della droga nei locali di proprietà non solo di Coresi ma anche del capo della banda e della moglie.
Dal cuore dell’Umbria gli arrestati hanno smerciato chili e chili di cocaina in mezza Italia: oltre 50 sono stati gli episodi documentati dagli investigatori in un anno di indagini. A titolo esemplificativo, tra le contestazioni ce n’è una che parla di una grande quantità di droga arrivata a Foligno il 13 dicembre 2024 dalla Spagna. “Parte della sostanza ricevuta - sta scritto nell’imputazione - veniva poi consegnata a Ponte Valleceppi, a Calderara di Reno (Bologna) il giorno stesso, a Genova (dove sono stati consegnati due chili) il 16 dicembre, a Vicenza il 17, a Bologna il 20, ancora a Perugia il 24, a Vicenza il 6 gennaio 2025 (anche in questo caso due chili)”. Le consegne, tutte localizzate grazie al Gps che i finanzieri avevano piazzato sotto le auto della banda, sono state in larga parte anche oggetto di intercettazioni che hanno chiarito il quadro di comportamenti e responsabilità dei complici. Nonostante gli accorgimenti, come quello dei criptofonini che potevano essere resettati da remoto in caso di accesso di terzi, l’uso sistematico di Snapchat, Signal e Facetime per eludere le intercettazioni tradizionali, la presenza di apparati elettronici in grado di rilevare le videocamere di sorveglianza occulte e l’uso di walkie talkie di ultima generazione, i finanzieri li hanno ascoltati per mesi.
Il 4 dicembre 2023, nella Golf in uso a uno dei capi della banda, Kamberaj, mentre parlava con un acquirente diceva: “E’ cementata, non ce n’è altra buona come questa, è la migliore in assoluto”. A spiegare quel “cementata”, ci pensa la finanza nell’annotazione: “Sta a significare che si trattava di un pezzo unico di cocaina, non tagliata quindi con altre sostanze”. Quando il 14 febbraio 2024 Coresi e lo stesso Kamberaj andavano a Ferro di Cavallo (quartiere di Perugia) a consegnare due chili di cocaina, Coresi - ancora in cella da gennaio 2025 per cui il 19 febbraio inizierà il processo con abbreviato - si lamentava: “A me non interessa sta cosa di andare in galera per 500 euro non ci vado, cioè portiamo otto chili a un parcheggio, cinque a un altro. Tu lo faresti di rovinarti la vita per mille euro al mese?”.
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