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Il caso

Pizza e champagne, a Perugia chiude Meunier. Pietro Marchi: "Troppo amore per il progetto, non potevamo cambiarne l'anima"

Catia Turrioni

03 Maggio 2026, 03:45

Meunier

I tre soci di Meunier, Daniele Marcucci, Anna Chiara Baiocchi e Pietro Marchi

Le luci di Meunier Champagne e Pizza di via Aldo Capitini, a Corciano, si sono spente ieri sera per l’ultima volta. Non è il solito sipario che cala su un’attività in crisi, ma l’epilogo consapevole di un’avventura che ha cambiato il modo di intendere la pizza in Umbria. Meunier, la creatura nata dall’intuizione di Pietro Marchi, Daniele Marcucci e Anna Chiara Baiocchi, due ingegneri e un’agronoma, ha servito le ultime portate proprio all’indomani del suo nono compleanno. Una scelta d’integrità.
“Chiudiamo per troppo amore del progetto”, confessa Pietro Marchi, socio fondatore e presidente Ais Umbria. La decisione non nasce da necessità economiche, ma dalla volontà ferrea di non tradire un’idea di qualità diventata marchio di fabbrica. Con gli altri soci assorbiti da nuovi impegni, l’equilibrio magico che sosteneva Meunier è venuto meno.


“Un progetto come questo richiede un lavoro qualificato, sia in sala che in cucina. Non me la sono sentita di portarlo avanti con personale non coinvolto, che magari cambia aria dopo pochi mesi”, spiega Marchi. Per Meunier, la pizza non è mai stata solo cibo, ma un racconto: “Al tavolo spiegavamo lo champagne, l’abbinamento, il produttore incontrato in Francia. Sono cose che non si improvvisano”.
Partiti dal nulla nove anni fa, i tre soci hanno scalato le vette della gastronomia internazionale. Meunier è oggi l’unica pizzeria in Umbria a fregiarsi dei Tre Spicchi del Gambero Rosso ed è stata inserita tra le migliori pizzerie al mondo da 50 Top Pizza. Un successo costruito su dettagli maniacali: dai vasetti di vetro di pomodoro biologico (preferiti alle più economiche latte industriali) alla scelta radicale di non fare asporto durante il Covid.


“Eravamo convinti che una pizza con la tagliata, il piccione o il baccalà non potesse finire in una scatola di cartone. Avremmo servito un prodotto inadeguato”, ricorda Marchi con orgoglio. Quella coerenza, che li ha visti debuttare con “pizza e champagne”, li ha accompagnati fino all'ultima sera: nessuna deviazione, nessun compromesso.
Se il locale di Corciano chiude, l’esperienza di Pietro Marchi e l’arte dei suoi celebri lievitati - panettoni e colombe che hanno conquistato i clienti - cercano già una nuova casa. Si profila all’orizzonte una nuova sfida di cui al momento non si entra nel dettaglio.


L’immagine scelta per salutare i clienti sui social è simbolica: una delle figure realizzate dai clienti con le gabbiette delle bottiglie di champagne. Un piccolo monumento alla convivialità e alla passione che, per quasi un decennio, hanno reso Meunier una meta per gourmet partiti da Firenze o da Pisa solo per un assaggio. Il locale è uscito di scena così, con l’eleganza di un ultimo calice di bollicine, lasciando un vuoto che solo la vera eccellenza sa creare. Intanto, nella stessa zona dove si sono spente le luci di Meunier, si accenderanno a breve quelle del nuovo Ikea e di Trony.

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