Il caso
Autotrasportatori pronti al blocco
Il caro gasolio rischia di mettere in ginocchio il settore dell’autotrasporto. Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia, un’impresa su cinque potrebbe chiudere entro la fine dell’anno, schiacciata da una crisi di liquidità sempre più soffocante. Se il prezzo del diesel dovesse restare stabilmente sopra i due euro al litro fino alla fine del 2026, molti piccoli padroncini sarebbero costretti a gettare la spugna.
Una crisi che si trascina da tempo e che il caro carburanti non fa che aggravare. Sempre secondo la Cgia, in dieci anni (dal 2015 al 2025) l’Umbria ha perso 383 imprese di autotrasporto, pari al -26,2%: dalle 1.462 attive si è scesi a 1.078. A livello provinciale, Perugia (-26,5%) è stata più penalizzata di Terni (-25%).
“In un’azienda di trasporto media - spiega la Cgia- il gasolio rappresenta circa il 30% dei costi operativi totali. Insieme al costo del personale è la voce di spesa più rilevante. Quando il prezzo del carburante subisce impennate repentine, questo equilibrio si spezza. A differenza di altri settori produttivi, l’autotrasportatore opera spesso con contratti a lungo termine o tariffe fissate mesi prima. Se il carburante aumenta del 24%, come è avvenuto dall’inizio del conflitto nel Golfo, questo costo extra viene assorbito interamente dal trasportatore”.
Il caro gasolio pesa ancora di più in una regione come l’Umbria, dove il parco circolante dei mezzi pesanti diesel è caratterizzato da un’elevata anzianità: circa la metà dei veicoli è di vecchia generazione. Secondo la Cgia, le difficoltà degli autotrasportatori non si esauriscono nel rincaro del carburante: il nodo centrale è una strategia politica che, nei fatti, finisce per penalizzare la categoria anziché sostenerla. Se da un lato è stato introdotto il taglio delle accise, dall’altro è rimasto al palo il promesso credito d’imposta a favore delle imprese di trasporto: un provvedimento che, a oggi, esiste solo sulla carta e riguarderà una quota limitata dei mezzi.
Paradossalmente, evidenzia la Cgia, proprio il taglio delle accise si è rivelato un boomerang. Per legge, infatti, gli autotrasportatori beneficiano di un rimborso sulle accise pagate sul gasolio professionale. Quando il governo riduce temporaneamente l’imposta per tutti i consumatori, quella stessa riduzione viene sottratta dal rimborso spettante alla categoria. A complicare ulteriormente lo scenario si aggiunge l’atteggiamento di molti committenti, che contestano l’applicazione della clausola di fuel surcharge. Questa clausola dovrebbe garantire l’adeguamento automatico delle tariffe quando il prezzo del gasolio varia oltre il 2% rispetto ai valori di riferimento. Nella pratica, però, spesso il committente nega l’adeguamento o lo riconosce solo in parte, scorporando la quota corrispondente al taglio delle accise.
A farsi portavoce delle criticità del settore è Unatras, che ha deciso di procedere con il fermo dell’autotrasporto. Secondo il presidente del coordinamento, Paolo Uggè, l’attuale dinamica dei prezzi comporta un aggravio fino a 9.000 euro annui di extracosti per ogni mezzo pesante. Le modalità del blocco saranno comunicate domani lunedì 20 aprile alla Commissione di garanzia. Poiché la legge prevede un preavviso di 25 giorni, il fermo dovrebbe iniziare il 15 maggio e durare cinque giorni, coinvolgendo anche l’Umbria.
Tuttavia, il fronte delle rappresentanze non è compatto: Assotir esprime perplessità sulla scelta del blocco nazionale.
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