L'inchiesta del Corriere
La faida dei Colaiacovo si riaccende. La proposta di acquisto da 450 milioni del 25% di Financo da parte della società Eques di Gianluca Vacchi e Brunello Cucinelli - che così puntano a entrare nel business del cemento - è solo uno dei colpi di scena di questi giorni. È di ieri la notizia che Giuseppe Colaiacovo, nel mentre che cede le quote della holding, farà una causa civile con richiesta di risarcimento danni dopo il processo Duchini di Firenze, finito con tutte assoluzioni.
Lo anticipa uno dei legali di Giuseppe, l'avvocato Manlio Morcella. “Carlo Colaiacovo, Antonella Duchini, Orazio Gisabella e Costanzo Leone - spiega Morcella - sono stati assolti dal reato di abuso di ufficio consumato in danno di Giuseppe Colaiacovo di Fc Gold - capo 5) della rubrica- per essere stato depenalizzato il delitto. E pure assolti dal reato di rivelazione di segreti di ufficio - capo 4) della rubrica - per prescrizione. Vi è da precisare che in entrambi i casi il Tribunale di Firenze ha negato la assoluzione degli imputati nel merito, per la mancata evidenza della prova di innocenza. La sola Antonella Duchini è invece stata assolta nel merito esclusivamente dall'ulteriore reato di rivelazione di segreto di ufficio - capo 3) della rubrica - Assoluzione non condivisa dal pm che non ha però interposto appello poiché nel frattempo anche questo reato si è prescritto. La parte civile Giuseppe Colaiacovo ha viceversa impugnato ai fini civilistici tale assoluzione, ritenendola erronea. Proprio muovendo dalle motivazioni del Tribunale che ha rifiutato il proscioglimento sul merito, lo stesso Giuseppe Colaiacovo avvierà in tempi brevissimi una causa per danni, con richieste non virtuali”.
Sulla conclusione del processo Duchini hanno quindi inciso in modo determinate abrogazione dell’abuso d’ufficio e prescrizione. Ma l’impianto dell’accusa, nella sentenza, “resta pressoché intatto, almeno per quanto riguarda la vicenda Colaiacovo”.
Ne è convinto, sentenza alla mano, il professor David Brunelli, anche lui legale di Giuseppe Colaiacovo. “È semplice. Gli imputati hanno beneficiato del fatto che il presidente del collegio si è rotto una gamba, per questo è stato tre mesi fuori dall’ufficio: ciò ha determinato la prescrizione per la rivelazione del segreto. Nella sentenza c’è tutta una serie di prove che avrebbero portato a una probabilissima condanna: questo è il punto cruciale”.
Dunque, secondo l’avvocato Brunelli “sbaglia chi parla di assoluzione e racconta di essere uscito indenne da questo processo”.
Poi c’è l’abuso d’ufficio. Che è stato abolito dalla legge Nordio.
Non finisce qui. C’è il processo in cui Giuseppe è imputato, “la madre di tutti i problemi, relativo al sequestro della Fc Gold”, spiega Brunelli. Da lì l’indebitamento e la necessità del soccorso da parte del duo Gianluca Vacchi-Brunello Cucinelli.
L’ipotesi di reato è quella di falso in bilancio “che ora riguarda poste marginali e pressoché insussistenti. Ma anche questo processo avrà la prescrizione a breve. Abbiamo chiesto l’assoluzione senza celebrare il processo per ottenere la formula piena”, evidenzia Brunelli. Non sfugge un parallelo con la prescrizione avvenuta per la rivelazione nel processo di Firenze. Anche se “qui la prescrizione avverrebbe all’inizio del processo, cioè senza assunzione di alcuna prova e quindi non potrebbe mai suonare come una condanna”, precisa il professore.
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