Festival
In questa intervista incontriamo il tenore di fama internazionale Gianluca Terranova, ideatore di Operacorto, il format che avvicina l’opera lirica ai giovani e a un pubblico più ampio.
L’11, 15 e 18 aprile, al Teatro Comunale di Todi, ore 21, sarà sul palco in Rigoletto di Giuseppe Verdi e in Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, con i fumetti realizzati dagli studenti dell’Istituto Volta.
Sostenuto da enti locali e fondazioni, il progetto offre ai giovani cantanti un trampolino verso i grandi teatri internazionali. Celebre per il ruolo di Enrico Caruso nella fiction Rai Uno, Terranova si impegna da sempre a rendere l’opera accessibile e amata dai giovani, come dimostrato dal suo omaggio a Caruso a 100 anni dalla morte nel 2021 all’Auditorium San Domenico di Foligno.

- Maestro, con Operacorto lei propone un modo innovativo di raccontare l’opera lirica. Da dove nasce questa idea?
È una idea che nasce dall’esigenza di comunicare al pubblico generalista che l’opera lirica è un bene universale che dobbiamo conoscere e frequentare. Non è vero che è per soli intenditori e non è vero che è noiosa e solo per vecchi. Ho girato il mondo e ho visto come tantissimi giovani apprezzano l’Opera, perché ha con se un segreto che è vivo da 500 anni: la vibrazione acustica che emoziona. Quindi Operacorto vuole portare la gente in teatro, raccontargli l’opera e fargli apprezzare quello che è la vibrazione acustica delle voci e della Musica.
- Perché avete scelto di mettere in scena Rigoletto di Giuseppe Verdi, con lei nel ruolo del Duca di Mantova, e Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, due capolavori così diversi per stile e concezione vocale?
Il Duca di Mantova è il mio cavallo di Battaglia, l’ho interpretato l’Arena di Verona più volte e alla Scala di Milano, a Los Angeles e alla Opera House di Sydney fino a quasi 200 recite di questo capolavoro verdiano in tutto il mondo. Il pubblico potrà vivere un capolavoro che difficilmente viene messo in scena perché abbisogna di voci di primo livello. Il Don Giovanni l’ho scelto perché è un capolavoro classico e come “prima stagione” credo che sia giusto partire da Mozart perché è la base di tutto il belcanto e melodramma che seguirà. Non è semplice tagliare le Opere perché sono meravigliose in ogni loro pagina, ma i tagli che ho fatto sono stati pensati ai fini della narrazione. Il pubblico verrà trasportato nella storia e tra il racconto e le musiche e le voci, capirà la grandezza di questa forma d’arte che appassiona il mondo intero da oltre 5 secoli.
- Maestro, siete pronti a scoprire il talento internazionale dei cantanti provenienti da Cina, Corea, Ucraina, Spagna, Serbia, Georgia, Grecia, Brasile e Italia, formatisi alle sue masterclass e nella tecnica vocale M3p?
Sono felice di portare un livello internazionale in Umbria, una regione che amo e dove vorrei vivere stabilmente. Trovo sorprendente che non esista ancora una Fondazione Lirica con una stagione stabile, nonostante i tanti splendidi teatri d’opera. Mi impegno perché qui possa nascere un circuito lirico serio e di alto livello. Il Teatro Comunale di Todi, che quest’anno celebra 150 anni dalla sua inaugurazione con Un ballo in maschera di Verdi, merita iniziative di qualità. Per questo propongo un format diverso: non un’opera integrale fatta con pochi mezzi, ma un racconto dell’opera che punti su voci di qualità, musica eccellente e regia essenziale. I fondi sono limitati: c’è il contributo della Fondazione Perugia e del Comune di Todi; il resto dipenderà dal pubblico. Ma questo è il teatro che amo: senza rischio, il teatro muore. Operacorto nasce per avvicinare nuove persone all’opera, con spettacoli di 90 minuti e una possibile versione televisiva di 20–30 minuti.
- Ci vuole spiegare la tecnica vocale M3p da lei perfezionata e divulgata?
La tecnica vocale M3P – Muscolare dei 3 Punti considera il canto come un atto fisico e muscolare preciso, non come qualcosa di misterioso o basato solo su immagini e sensazioni. A differenza della voce parlata, che articola le vocali nel tratto orale, nel canto l’articolazione avviene più internamente, nella laringe, permettendo ai muscoli laringei di posizionare le corde vocali in modo più totalmente rilassato. Il metodo si basa sull’equilibrio di tre elementi fondamentali: muscoli addominali diaframmatici (gestione sostegno del fiato), muscoli laringei (regolazione rilassamento delle corde vocali) e muscoli del collo (stabilità libertà di vibrazione della laringe). Quando questi tre punti lavorano in equilibrio si ottiene una voce piena, fluida e libera, con minore affaticamento delle corde vocali in linea con gli studi della Pedagogia vocale e della Foniatria.
- Come trasformeranno gli studenti dell’Istituto Volta di Perugia le scene del Don Giovanni in fumetti?
Gli studenti dell’ITTS Volta di Perugia, guidati dai professori di Grafica e Comunicazione e dalla prof.ssa Fabiana Cruciani, dirigente scolastica visionaria con un passato da cantante lirica, stanno realizzando le scene a fumetti che verranno proiettate sul fondale. I cantanti lirici interpreteranno alcune scene raccontate da me, in veste di narratore, e man mano si posizioneranno all’interno delle inquadrature dei fumetti: un racconto dentro il racconto. L’Operacorto nasce per far comprendere l’opera anche a chi non la conosce. Così, mentre il Don Giovanni prende vita con la Musica e le voci dei cantanti, vedremo la stessa scena anche attraverso gli occhi dei ragazzi che, grazie a questo progetto, si sono appassionati e hanno creato qualcosa che arricchirà la loro cultura e la loro sensibilità. Come diceva Platone: la Musica dovrebbe essere insegnata ai giovani prima di ogni altra Arte e Scienza, perché apre la mente e prepara a un animo più sensibile.
- Maestro, oggi l’opera lirica si confronta anche con le nuove tecnologie: come possono strumenti come l’intelligenza artificiale contribuire alla composizione, alla scenografia e al dialogo con il pubblico, senza sostituire l’emozione irripetibile della voce umana?
Inserire elementi tecnologici nell’opera lirica è un modo superficiale di innovare e modernizzare l’Opera. L’opera va interpretata bene a livello vocale e musicale, il resto è diversivo, distrazione e disturbo. Io ho visto registi che hanno rovinato delle produzioni milionarie. Soldi buttati al vento. Macro proiezioni costosissime, fatte fare a registi di grido, osannati dalla critica, che usano tecnologie senza capire che la grandezza dell’Opera che vive da 500 anni, sta nella acustica e nella vibrazione reale delle corde vocali e degli strumenti di orchestra.
- Quali opportunità e sfide emergono dall’integrazione dell’IA nell’opera lirica digitale, sia per gli artisti sia per il pubblico, e come può rendere il genere più accessibile e contemporaneo?
L’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire la vibrazione reale delle corde vocali o di uno strumento come un violino, né quella del legno di uno Stradivari. Il suono può essere registrato e riprodotto, ma la vibrazione che lo genera nasce da un impulso del cervello e da un complesso sistema muscolare del corpo umano, che produce centinaia di micro-movimenti al secondo. Questa componente fisica, fatta di corpo, ossa e respiro, è impossibile da replicare davvero. L’IA può invece essere uno strumento utile nella promozione. Se dietro c’è un’idea umana, come in un film d’animazione, può diventare un mezzo creativo interessante. Per quanto riguarda la modernizzazione dell’opera lirica, serve equilibrio. Effetti visivi o proiezioni possono essere utili se usati con misura, ma quando diventano spettacolari mondi tecnologici pensati per attirare il pubblico giovane, il risultato rischia di essere superficiale. Il vero problema non è la tecnologia, ma la qualità musicale. Senza grandi voci e interpretazioni solide, nessun effetto speciale può salvare uno spettacolo. L’opera vive soprattutto delle voci: finché non torneranno ad essere protagoniste, il grande pubblico continuerà ad allontanarsi.
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