CURIOSITA'
I circa 1200 km di estensione dell’Italia comprendono 20 regioni nelle quali si parlano in media centinaia di dialetti. In ogni regione spesso si parla più di un dialetto e, a volte, bastano pochi chilometri perché un termine cambi il suo significato o il modo in cui viene pronunciato. In questo mosaico di lingue locali, e l'Umbria non fa eccezione, fioriscono termini che spesso non hanno una corrispondenza in italiano oppure, se ce l’hanno, racchiudono una sfumatura tutta particolare che dà loro un carattere diverso.
Quando non sai come dirlo, usa il picchiarume: il passe-partout del dialetto eugubino che vuol dire davvero tutto. Che tu faccia bricolage, che tu abbia un piccolo impegno, o che tu abbia una cotta d’amore, picchiarume è il termine che fa per te, un jolly linguistico, una sorta di stuff all’inglese, che viene utilizzato per indicare cose o azioni generiche quando non si riesce a essere più specifici: “Today I have to do some stuff at home” è come dire “oggi c’ho da fa’ un po’ de picchiarume a casa”. La parola picchiarume probabilmente deriva dal verbo italiano “picchiare”, nel senso di darsi da fare, armeggiare. Il suffisso “ume” (utilizzato in molti dialetti del centro Italia) indica un insieme indistinto di cose o attività. Di conseguenza picchiar-ume è diventato nel parlato eugubino un modo per indicare faccende varie, attività non ben definite o qualcosa di cui non si vogliono dare troppi dettagli. ‘ntrallacchenno (o intralacchenno) è invece quella parola, utilizzata in alcune zone dell’Umbria, che indica chi si fa i fatti propri o chi procede lentamente, ma non è solo questo: ciò che fa davvero la differenza è l’atteggiamento sornione di chi compie l’azione. È una questione di sfumature anche per lo sguillone che non è solo una persona alta e allampanata, ma tradisce nella voce di chi la pronuncia, una vena ironica. Ci sono poi termini che potrebbero trarre in inganno come bulo che nel vocabolario italiano viene associato al bullo e vuol dire quindi gradasso, mentre in dialetto perugino ha una connotazione positiva che vuol dire figo.
Poi abbiamo quelle parole che lasciano intuire il loro significato dal suono con cui vengono pronunciate, come rignuppicatu, un termine che evoca l’idea di accartocciato e che si avvicina al suo vero significato: aggrovigliato, ingarbugliato. Un altro termine eugubino affascinante è fànfeno, cioè un gran trambusto senza un motivo preciso, come un mucchio di fieno sparpagliato ovunque: questo significato è colto solo in parte in italiano (scompiglio) perché gli manca la sfumatura agreste e allegra. Stesso discorso per 'cciaffatu, un termine che descrive una persona stanca morta, ma con una sfaccettatura quasi comica che va oltre la semplice stanchezza.
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