LA CRONISTORIA
A sinistra la ricognizione del 1978, a destra quella del 2015
La storia delle spoglie mortali di San Francesco d'Assisi è un viaggio fatto di mistero, devozione e protezione. Mentre nella Basilica è tutto pronto per scrivere una nuova pagina di storia con l'ostensione del 2026, ripercorriamo le tappe di un cammino iniziato otto secoli fa.
Tutto ebbe inizio la sera del 3 ottobre 1226, quando Francesco morì alla Porziuncola. Il suo corpo fu inizialmente ospitato nella chiesa di San Giorgio fino al 1230. Il 25 maggio 1230, vigilia di Pentecoste, avvenne la solenne traslazione verso la nuova Basilica inferiore, fatta costruire da Frate Elia su quello che era noto come "Colle dell’Inferno" (luogo di esecuzioni), ribattezzato poi "Colle del Paradiso".

Per timore che la folla o città rivali potessero trafugare o smembrare il corpo per ottenerne reliquie, Frate Elia attuò misure di sicurezza drastiche. Il sarcofago, pesante dodici quintali, fu murato nel cuore della roccia sotto l'altare maggiore, protetto da una gabbia di ferro, pesanti lastre di travertino e colate di calcestruzzo. Il segreto del luogo esatto fu così ben custodito che il corpo rimase invisibile al mondo per quasi sei secoli.
Dopo un tentativo fallito nel 1806 a causa dell'invasione napoleonica, fu il Ministro generale Giuseppe De Bonis a ottenere da Papa Pio VII il permesso di riprendere le ricerche nel 1818. Fu un’impresa estenuante: gli operai lavorarono per 52 notti consecutive, scavando un cunicolo di sette metri nel calcestruzzo e nella roccia, nascondendo i lavori di giorno sotto la pedana del trono pontificio per non disturbare i pellegrini.
Il 12 dicembre 1818, alle ore 22, la luce di una candela calata in un foro rivelò finalmente i resti del Santo. Una commissione di vescovi e periti dichiarò l'autenticità del corpo e, tra il 1820 e il 1824, fu realizzata la prima cripta in stile neoclassico per permettere la venerazione dei fedeli. Negli anni Trenta del Novecento, l'architetto Ugo Tarchi trasformò la cripta nell'attuale stile neo-romanico, più consono alla semplicità francescana.
Nel corso del XX e XXI secolo, la Chiesa ha autorizzato nuove ispezioni per monitorare lo stato delle spoglie.
Dopo quasi un secolo e mezzo dall'ultima ispezione, nel 1977 l'allora Ministro Generale Vitale Bommarco notò segni di corrosione nella cassa metallica e un allentamento delle griglie protettive. Questo spinse Papa Paolo VI ad autorizzare, il 17 gennaio 1978, una nuova ricognizione ufficiale per garantire l’incolumità dei resti.

Il 24 gennaio 1978, l'urna fu trasferita nella Sala Capitolare del Sacro Convento per le analisi. Sotto la direzione del professor Nicolò Valentino Miani, l'esame anatomico rivelò dettagli toccanti sulla vita del Poverello:
La sofferenza fisica: Le ossa dei piedi apparivano deformate, con una forma a "piccola barca". Questo testimoniava che Francesco, negli ultimi anni, evitava di poggiare la punta dei piedi per il dolore, probabilmente legato alle stimmate o a gravi patologie ossee.
La fisionomia: Fu confermata una statura piuttosto esile, calcolata intorno a 1,57-1,58 metri.
L’innovazione della teca: Per la prima volta si passò a una conservazione attiva. Le ossa furono lavate e riposte in una teca di plexiglass trasparente. Per arrestare ogni forma di degrado biologico, l'ossigeno fu rimosso e sostituito con azoto, un gas neutro che impedisce lo sviluppo di microrganismi.

Tra il 15 febbraio e il 3 marzo 1978, avvenne un fatto epocale: la prima ostensione pubblica. Una "fiumana incontenibile" di fedeli e religiosi giunse ad Assisi, con scene di profonda commozione davanti ai resti visibili per la prima volta in otto secoli
Mentre la ricognizione del 1994 fu un controllo privato che non riscontrò cambiamenti di rilievo, l'ispezione del 2015 è stata fondamentale per confermare la validità delle scelte fatte nel 1978. La notte del 24 marzo 2015, nel silenzio della Basilica chiusa, il professor Miani (alla sua terza ispezione personale) guidò i lavori insieme al Ministro Generale Marco Tasca e al Custode Mauro Gambetti. Il rituale fu meticoloso: sollevamento del sarcofago, rimozione della lastra di travertino e apertura dell'urna metallica.
L’allora Custode del Sacro Convento, ora Cardinale Mauri Gambetti, OFMConv, di fronte i resti mortali di san Francesco durante l‘ultima ricognizione del 2015
I risultati furono estremamente rassicuranti:
Nonostante il passare dei decenni, il sistema dell'azoto aveva funzionato perfettamente e la cassa in plexiglass era intatta. L'unica nota fu un leggero "sfarinamento" di alcune parti spugnose delle ossa, depositatosi sul velluto rosso della base, fenomeno giudicato del tutto naturale e non preoccupante. Forte di questi dati, il professor Miani dichiarò che non sarà necessario riaprire la tomba per i prossimi 40 o 60 anni.

Una stabilità scientifica che permette oggi di pianificare con serenità l'ostensione del 2026. L'ultima pagina di questa cronistoria si sta scrivendo in questi mesi. In occasione dell'Ottavo Centenario della morte del Santo, Assisi si prepara per la seconda ostensione pubblica (la prima così prolungata), prevista dal 22 febbraio al 22 marzo 2026.

L’altare maggiore della chiesa inferiore della Basilica di San Francesco in Assisi, è dove verranno collocate le spoglie mortali di san Francesco dal 22 febbraio al 22 marzo 2026
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