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L'INTERVISTA

Da Perugia ai riflettori di Rai 1, il gigante Francesco Ramenghi: "Vi racconto le mie 20 puntate a L'Eredità"

Il supercampione ha dominato il quiz show arrivando per 8 volte alla ghigliottina: aneddoti, retroscena, l'affetto del pubblico e la passione per il basket

Andrea Pescari

12 Febbraio 2026, 20:10

RAMENGHI

Francesco Ramenghi ospite negli studi di Radio Corriere dell'Umbria

Accendiamo la tv, sintonizziamoci sul primo canale e vediamo cosa combina Francesco Ramenghi. Ormai era diventata abitudine. Il gigante perugino, con i suoi 2 metri e 8 centimetri di altezza, ha fatto compagnia ai telespettatori per quasi un mese, dominando L'Eredità per 20 puntate e collezionando 8 ghigliottine. Purtroppo il trionfo vero e proprio non è arrivato. E' mancata solo l'ultima parola, ma il supercampione ha vinto comunque facendo centro nel cuore dei telespettatori del quiz show di Rai 1, conquistando il loro affetto incondizionato a colpi di risposte azzeccate e tanta simpatia.

 



- Come è nata l’idea di partecipare a L'Eredità e come si sono svolti i provini?

L'esperienza è nata dal desiderio e dal piacere di giocare, dalla passione per i quiz e anche un po' per la sfida. L'Eredità era il programma preserale preferito di mia nonna, che lo guardava sempre; io, per esigenze di studio, sport e di lavoro, non sempre riuscivo a seguirlo. Tuttavia, giocare è qualcosa che mi stimolava. Così mi sono candidato, la procedura è semplice: prima ti chiamano per uno screening rapido e poi seguono i casting con domande di cultura generale per tarare il tuo livello. È andata bene, ho debuttato nel programma, dove ho avuto la fortuna di giocare molte volte.

- Com'è stato essere sotto ai riflettori per 20 puntate?

Faticoso ma anche divertente. Lo studio sembrava una navicella spaziale, un luogo con moltissime luci puntate addosso, colori e musica alta. Quello che arriva a casa è filtrato e montato per rendere la puntata scorrevole. Devi rimanere concentrato ma, contemporaneamente, hai la possibilità di capire come funziona il mondo della TV da dentro, come se ti tuffassi oltre la quarta parete. Ci sono molti passaggi quotidiani: firmare le liberatorie, verificare i vestiti, avevo la mia valigia con abiti di taglia 3 o 4 XL e quindi le costumiste dovevano farseli andare bene, poi il trucco e il parrucco. Nelle prime puntate sei tesissimo e quasi non te lo godi, poi inizi a scioglierti e a prendere confidenza.   

- Il rapporto con Marco Liorni?

Mi sono trovato benissimo, è davvero adorabile. Non passiamo tanto tempo con lui perché sta con i suoi autori e noi con i nostri, ma c'è un momento di incontro prima della puntata in cui scherziamo, legge le schede dei nuovi concorrenti. Dopo un po' avevamo imparato a conoscerci e non parlavamo più di ciò che faccio nella vita, ma del personaggio che si stava costruendo, come il Francesco che si scorda di essere sposato o delle varie gaffe... Marco è rispettoso, accogliente e mette tutti a proprio agio.

- E con gli altri concorrenti?

Un rapporto bello e genuino. Posso citare Federico, Daniela o Matteo, con cui ho condiviso più puntate e serate. Registrando insieme e rimanendo lì per giocare il giorno dopo, si ha la possibilità di conoscersi. Siamo persone diverse che difficilmente si incontrerebbero nella vita, ma vivendo un'esperienza così forte nasce un legame misterioso, autentico e forte. Siamo ancora in contatto.

- Quanto era isolato il mondo esterno durante le lunghe ore di registrazione?

Indipendentemente dalle puntate giocate, si sta lì molte ore, dalle dieci di mattina fino alle nove di sera, entrando in una vera e propria bolla. Il mondo fuori rimane fuori e hai solo un paio d'ore prima di dormire per rimetterti in pari con la realtà.

- Hai dimostrato di essere un pozzo di conoscenza. Da dove arriva?

Dalla curiosità e dalla passione per gli aneddoti. Ai tempi della scuola la mia materia preferita era storia: credo sia fatta di casualità e di eventi che si sommano e, se sei interessato a questi eventi e li metti insieme, crei un quadro più ampio. Mi ritengo sicuramente una persona molto curiosa: ci sono materie che mi piacciono di più e altre di meno. Ad esempio, a scuola ero bravo in storia dell'arte, anche se poi sono venuti fuori quegli strafalcioni ai 100 secondi (ride, ndr.).

- Ci racconti l'impatto in tv con la prima puntata?

Speri solo di arrivare al Triello per poter giocare ancora, perché all'inizio devi capire come parlare al microfono e non ricordi nemmeno il tuo nome. Dalla seconda o dalla terza in poi inizi davvero a divertirti.

 

 
 
 
 
 
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- Dopo aver vissuto più volte tutte le fasi del programma, ci riveli il gioco più divertente e quello più difficile?

I 100 secondi sono il gioco più bello in assoluto. Le domande non sono difficilissime, ma devi gestire il tempo e la lucidità cala man mano che l'ossigeno al cervello diminuisce. Il gioco più difficile è la ghigliottina. Marco mi ha chiesto: Quante ne indovini a casa? Zero, non azzecco mai la parola e infatti ho confermato la statistica. Ci arrivi saturo e stanco ma, paradossalmente, anche contento di essere lì. Giocavo per divertimento e questo mi ha tolto molta pressione. Poi la musica...

- Quanto è ansiogena?

È altissima e le cuffie non isolano nulla. La prima volta mi sono spaventato. Non senti i tuoi pensieri mentre provi a ragionare.

- E in quel minuto di tempo a cosa pensi?

Cercavo di lavorare sulle coppie di parole, così da abbinarne due alla volta. Identificavo la parola più concreta e cercavo di collegarci le altre. Ho cambiato tecnica più volte. Spesso ci sono andato vicino, come quando ho scritto 'digitale' invece di 'virtuale', o quando ho usato arredamento per giustificare la mia parola 'stile' ed era proprio 'arredamento'.

- E la scossa?

L'ho beccata spesso ma mi ha dato l'assist per quella che i social hanno ribattezzato la "Francesco dance". Ripensandoci forse quegli indici l'attiravano però... A volte cerchi il tranello e ci caschi proprio per eccesso di ragionamento. Rispondere alla scossa genera più ansia di tutto il resto.

- Anche se il trionfo non è arrivato, penso che hai vinto comunque una sfida non semplice: l'affetto del pubblico. Cosa ne pensi?

Sì assolutamente, l’ho percepito pur trovandomi in una 'bolla'. Sentivo il sostegno tramite i social, gli articoli. Una volta ho detto a Marco che ero contento così, perché avevo già vinto grazie all'affetto ricevuto, e lì è scattata l'ovazione. Sono molto grato per il tifo e per questa lunga coda di inviti che arricchisce la bellissima esperienza vissuta in studio.

- Ti capita di essere riconosciuto ora che sei tornato alla vita di tutti i giorni?

. Per strada a Perugia, nei centri commerciali o durante altre attività. Devo dire che anche per l'altezza non sono mai passato troppo inosservato. Quindi già capitava, ma questa volta con occhi diversi.

- Ti mancano i riflettori o sei contento di questo ritorno alla normalità?

Al momento mi sto riposando e godendo questo periodo di distacco che mi permette anche di apprezzare meglio l'avventura. Molta gente sui social mi vorrebbe al posto di Can Yaman per fare Sandokan 2 (ride, ndr.). Io sono aperto a tutto, vedremo cosa succederà.

- Da perugino doc, com’è stata la reazione a casa dopo che hai mancato la parola "cappelletti" ai 100 secondi? Ti hanno perdonato?

Come il cappelletto, mi hanno raccolto con il cucchiaino perché il mio umore era finito in fondo alla pentola. Io sono nato e cresciuto qui, ma i miei genitori non sono perugini, però in famiglia i cappelletti li cucina mia suocera, che è una grande fan del programma. Mi hanno consolato. Dopo il filotto, ho confuso i tortellini con i cappelletti nonostante la rima con "caplèt" fosse più semplice.

- Ritornerai in gara per il torneo dei campioni?

L'anno scorso hanno partecipato i campioni della stagione con più puntate. Marco ha detto che con 20 puntate avrei i numeri per rientrare tra i sette concorrenti. Mi piacerebbe molto partecipare, anche perché in questi casi la vincita va in gran parte in beneficenza.

- Il basket ha giocato una parte molto importante nella tua vita. Ci racconti del tuo rapporto con questo sport?

È stato fondamentale, mi ha permesso di diventare la persona che sono. A 15 anni me ne sono andato di casa per giocare nelle giovanili della Montepaschi Siena. Lì ho trovato tanti ragazzi come me, da tutta Italia, che inseguivano il mio stesso sogno: vivevamo e ci allenavamo insieme. A 16 anni ho esordito in Serie A e a 18 ero nel roster in pianta stabile. Il basket mi ha permesso anche di concludere gli studi, grazie a una borsa di studio sportiva per un'università privata a Roma. Ho scelto Relazioni Internazionali per le materie sia perché mi piacevano sia perché mi concedevano l'opportunità di lasciare aperte molte porte per il futuro.

 

 
 
 
 
 
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- Giochi ancora a basket?

Attualmente non gioco ma mi alleno con il Perugia Basket e seguo il movimento facendo le telecronache. Il mio stile è a briglie sciolte, cerco di intrattenere e arricchire il racconto con riferimenti all'NBA o a qualunque cosa mi passi per la testa.

- Si dice che persino Dan Peterson facesse il tifo per te a L'Eredità…

Me lo ha detto Marco Liorni in puntata. Forse si è affezionato per via della mia altezza e del passato nel basket, ma non ho avuto contatti diretti con lui.

- Oltre alla tua passione per il basket, sappiamo che segui anche il calcio. Qual è il tuo ricordo felice legato al Grifo?

La rovesciata di Nakata contro il Piacenza nel 1998. Ero in curva proprio lì sotto e ho questa fotografia stampata nella mente.

- Sei anche un appassionato di lingue e lettura...

Parlo inglese e capisco bene il francese, anche se andrebbe allenato perché l'inglese è più accessibile tramite canzoni e serie TV. Leggere mi piace molto: ho iniziato con Harry Potter e Le Cronache di Narnia; mentre recentemente ho ascoltato Il Signore degli Anelli come audiolibro. Alterno letture impegnate come saggi socio-economici sulla storia e l'economia dei paesi, o testi sulla psicologia del denaro e la finanza. Spesso proprio questi interessi mi hanno portato fuori strada alla ghigliottina perché cercavo risposte familiari ai miei studi, invece di quelle standard.

- Invece che gusti musicali hai?

Amo Franco Battiato e avrei voluto L'era del cinghiale bianco come brano per l'entrata in chiesa al matrimonio, ma mia moglie preferisce Ed Sheeran o The Weeknd. Alla fine siamo scesi a compromessi e ho fatto il mio ingresso con la musica di Rocky.

- A proposito di matrimonio, come vi siete conosciuti te e Chiara?

Siamo entrambi perugini ma ci siamo conosciuti a Milano nel 2019 a un evento aziendale. Dopo esserci persi di vista ci siamo ritrovati a Perugia dopo la pandemia, quando entrambi eravamo tornati a casa. Da lì è nato tutto e ci siamo sposati lo scorso luglio.

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