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Le donne di Matteo Messina Denaro: tra passione, latitanza e complicità mafiosa

L'ultimo boss di Cosa Nostra non si è mai sposato, ma ha intrattenuto numerose relazioni sentimentali durante i trent'anni di latitanza. Tra amori giovanili, relazioni clandestine e amanti che lo hanno aiutato a sfuggire alla giustizia, ecco tutte le donne che hanno segnato la vita di "U Siccu"

Annalisa Ercolani

03 Febbraio 2026, 21:03

Le donne di Matteo Messina Denaro: tra passione, latitanza e complicità mafiosa

Matteo Messina Denaro, soprannominato "Diabolik" e "U Siccu", era noto non solo come spietato boss di Cosa Nostra, ma anche come latin lover amante del lusso, delle auto veloci, degli abiti griffati e soprattutto delle donne. I cacciatori di Messina Denaro sapevano che per trovarlo, dopo trent'anni di latitanza, bisognava cercare le sue donne: quella passione, o meglio ossessione, rappresentava il suo punto debole.

A differenza di tanti altri boss della mafia, Messina Denaro non si è mai sposato. Secondo il codice mafioso tradizionale, il matrimonio rappresenta un vincolo che garantisce stabilità e credibilità verso le gerarchie superiori. Non sposandosi, il boss di Castelvetrano ha mantenuto una libertà sentimentale che gli ha permesso di intrattenere relazioni con diverse donne, spesso contemporaneamente, a rischio di scenate di gelosia che un latitante non poteva permettersi.

Nei suoi diari personali, trovati dopo l'arresto, emergeva la sua concezione delle donne: "Ad una donna intelligente fa sempre piacere che le si chieda quello che è disposta a dire. Questo tipo di donne non me le filo neanche di striscio". Il boss si definiva presuntuoso e narcisista: "Quando parlo con una donna suscito in lei una sensazione liquida che la fa tremare. Sì sono presuntuoso, ma è comunque la realtà delle cose senza alcun dubbio".

Andrea Haslehner: l'amore austriaco e un omicidio per gelosia

Uno dei rapporti più conosciuti e drammatici di Matteo Messina Denaro è quello con Andrea Haslehner, nata il 15 gennaio 1968 a Lilienfeld, in Austria. La giovane lavorava alla reception del Paradise Beach di Selinunte, in provincia di Trapani, quando conobbe il futuro boss mafioso.

La relazione tra Andrea (soprannominata "Asi" dagli amici) e Messina Denaro durò dal 1988 al 1993, compreso il periodo delle stragi che insanguinarono l'Italia tra il 1992 e il 1993. Era una donna molto elegante, poliglotta con una laurea in Germanistica e Romanistica. Durante quegli anni, la coppia fu spesso in vacanza nelle località più esclusive d'Italia: Rimini, Riccione, Venezia, Forte dei Marmi e la Versilia. Nell'estate del 1992, anno delle stragi di Capaci e Via D'Amelio, il padrino trascorse l'estate in Riviera con la fidanzata austriaca.

Messina Denaro viaggiava insieme ai fratelli Graviano e alle rispettive fidanzate, di cui Andrea era molto amica. Come scrive il giornalista Lirio Abbate nel suo libro-inchiesta "U siccu. Matteo Messina Denaro: l'ultimo capo dei capi": "I mafiosi avevano bisogno di un po' di riposo dopo un'estate di terrore".

Un amore che costa la vita

La storia d'amore tra Andrea e Matteo si macchiò di sangue la sera del 21 febbraio 1991, quando Nicola Consales, vice direttore dell'hotel Paradise Beach, venne ucciso con due scariche a bruciapelo. Gli inquirenti non ebbero dubbi: dietro l'omicidio, in qualità di mandante, c'era proprio Messina Denaro. L'unica colpa di Consales era quella di essersi invaghito della donna sbagliata. Raccontano che facesse la corte ad Andrea, che avesse perso la testa per lei, e che fosse intenzionato a mettere alla porta "quei quattro mafiosetti" che la frequentavano.

Dopo l'omicidio, il boss tornò a trovare Andrea in Austria. Interrogata più volte dagli inquirenti, la Haslehner avrebbe sempre dichiarato di essere rimasta all'oscuro della vera identità del suo amante: "A me sembrava un ragazzo simpatico, come tanti altri". Diverse persone a Riccione ricordano di aver visto l'austriaca sulla spiaggia, nei bar e nei bagni, spesso in compagnia di Rosalia Galdi, fidanzata di Giuseppe Graviano.

Sonia: l'addio prima della latitanza

Prima che nel 1993 iniziasse la sua lunghissima latitanza, Messina Denaro ebbe una relazione con una donna di Mazara di nome Sonia. Fu a lei che il boss scrisse un commovente pizzino d'addio, spiegando di doversi allontanare senza poterle rivelare i motivi: "Non voglio nemmeno pensare di coinvolgerti in questo labirinto da cui non so come uscirò per il semplice fatto che non so come e quando ci sono entrato".

In quella lettera, Messina Denaro cercava di proteggere Sonia dalla vita clandestina che lo aspettava, chiudendo definitivamente la loro storia sentimentale. Il tono era affettuoso e malinconico, testimonianza di un sentimento autentico che doveva però cedere il passo alle esigenze della latitanza.

Franca Alagna e la figlia Lorenza

Durante la latitanza, Messina Denaro ebbe una relazione stabile con Franca (o Francesca) Alagna, sorella del commercialista di fiducia dell'ex patron della Valtur, Carmelo Patti. Da questa relazione nacque, il 17 dicembre 1995, una figlia: Lorenza Alagna.

Per la bambina, la madre scelse il cognome Alagna (il suo) e non quello del padre latitante, ma il nome fu quello della nonna paterna: Lorenza Santangelo. Messina Denaro non ha mai riconosciuto ufficialmente la figlia alla nascita, e per quasi trent'anni i due non si sono mai incontrati.

Il rapporto a distanza con la figlia

Lorenza crebbe nella casa della nonna paterna insieme alla madre, ma verso i vent'anni entrambe decisero di troncare gli stretti legami con la famiglia Messina Denaro e andare a vivere altrove. La ragazza ha studiato al liceo scientifico, si è laureata in architettura, si è sposata con il fidanzato storico e nel 2021 ha avuto un figlio.

Nel covo di Campobello di Mazara, i carabinieri hanno trovato diverse agende in cui il boss annotava le sue riflessioni sulla primogenita. In alcuni pizzini la definiva "degenerata nell'intimo", colpevole ai suoi occhi di volere più libertà. La contrapponeva a un'altra ragazza, indicata come modello perché "fidanzata con lo stesso ragazzo e con lo stesso si è sposata".

Messina Denaro si chiedeva: "Perché Lorenza non vuole vedermi?" e scriveva alla sorella Rosalia: "Quello che so di questa ragazza: è che è cresciuta con la madre, ha studiato, ha fatto il liceo scientifico, poi si è laureata in architettura credo, e oggi lavora sfruttando la sua laurea. Fu sempre fidanzata con lo stesso ragazzo un paio di anni fa si è sposata con lo stesso, e la scorsa estate ha avuto una bambina".

Il riavvicinamento finale

Lorenza e Matteo Messina Denaro si sono visti per la prima volta ad aprile 2023, nel carcere dell'Aquila, pochi mesi dopo l'arresto del boss. È stata lei a decidere di incontrarlo. Il decorso della malattia ha accelerato la decisione di ricomporre il rapporto: a metà settembre 2023, quando le condizioni del boss si aggravarono, Lorenza chiese e ottenne di assumere il cognome paterno, diventando Lorenza Messina Denaro. Negli ultimi tempi si era trasferita all'Aquila per essergli vicino, fino alla sua morte avvenuta il 25 settembre 2023.

Maria Mesi: la "vedova bianca" e l'amore degli anni Novanta

Maria Mesi, classe 1965 e soprannominata "Tecla" nelle lettere che scambiava con Messina Denaro, è stata una delle più grandi e durature amanti del boss. La loro relazione iniziò nel 1994, durante la latitanza del mafioso, e si protrasse per anni con grande intensità.

Maria Mesi lavorava in un'azienda per la conservazione del pesce che apparteneva al fratello di Filippo Guttadauro, il cognato di Messina Denaro. Era dipendente di Michele Aiello, già condannato a 16 anni per mafia e sospettato di aver investito soldi nella clinica di Bagheria del boss Bernardo Provenzano.

Il covo di Bagheria e la mancata cattura

I due amanti si incontravano in un appartamento nella periferia di Palermo e avevano anche una villetta vicino a Bagheria, in via Milwaukee 40. Gli agenti delle forze dell'ordine arrivarono a Maria Mesi già nel corso degli anni Novanta, quando fu scoperta la casa nel capoluogo siciliano. Il rifugio fu messo sotto controllo e nel 1998, quando gli inquirenti fecero irruzione, Messina Denaro era già fuggito, probabilmente dopo una soffiata. Sul tavolo aveva lasciato un barattolo di Nutella, uno di caviale, un puzzle incompleto e una stecca di sigarette Merit.

Fu seguendo Maria Mesi che la polizia sfiorò la cattura del boss. La donna venne condannata a tre anni per favoreggiamento, senza l'aggravante mafiosa.

Le lettere d'amore

Prima dell'operazione del 1998, Maria Mesi aveva scritto al suo amante lettere piene di tenerezza e dettagli quotidiani: "Ti prego non dirmi di no, desidero tanto farti un regalo. Ho letto sulla rivista dei videogiochi che è uscita la cassetta di Donkey Kong 3 e non vedo l'ora che sia in commercio per comprartela. Quella di Secret Maya 2 ancora non è arrivata. Sei la cosa più bella che ci sia...".

Dopo l'arresto del gennaio 2023, Messina Denaro le scrisse una risposta, quasi a chiudere un cerchio rimasto aperto per trent'anni, grato per l'affetto ricevuto.

Laura Bonafede: l'amante storica e complice mafiosa

Laura Bonafede, maestra di Campobello di Mazara e figlia di un boss mafioso, è stata l'amante più importante e duratura di Matteo Messina Denaro. La loro relazione risale al 1996 e si è protratta, con alterne vicende, fino all'arresto del boss nel gennaio 2023.

Una relazione clandestina e complessa

Laura Bonafede era sposata con Leonardo Bonafede, capomafia di Campobello di Mazara detenuto al regime di carcere duro 41-bis. Nonostante questo, intraprese una relazione con Messina Denaro che durò decenni. Dal 2007 al 2017, secondo gli inquirenti, la coppia avrebbe addirittura convissuto.

Nei pizzini trovati dopo la cattura del boss emergeva tutta l'intimità di questa relazione: "Eravamo una famiglia", scriveva Laura. E ancora: "Mi manca tutto. Anche guardare un film assieme". L'ultimo incontro documentato tra i due avvenne al supermercato di Campobello di Mazara, appena due giorni prima della cattura di Messina Denaro alla clinica La Maddalena di Palermo, il 16 gennaio 2023.

Il ruolo strategico e la condanna

Laura Bonafede non fu solo un'amante: secondo gli inquirenti, la donna contribuì in modo fattivo al mantenimento in vita della peculiare rete di comunicazione di Messina Denaro, prendendo parte alla gestione degli interessi del latitante. Ha utilizzato nella corrispondenza epistolare un codice linguistico condiviso con il boss, impiegando nomi di fantasia per celare l'identità degli effettivi soggetti delle loro comunicazioni.

Il 4 novembre 2024, il giudice Paolo Magro ha condannato Laura Bonafede a 11 anni e 4 mesi di carcere per associazione mafiosa. Nelle motivazioni della sentenza, depositate nel febbraio 2025, il giudice scrive: "Ha aderito senza riserve all'associazione mafiosa" e "deve ritenersi definitivamente accertato che ha consapevolmente preso parte all'associazione mafiosa Cosa nostra, capeggiata da Matteo Messina Denaro".

Le condotte di Bonafede, secondo il giudice, "non sono state casuali o periodiche ma sistematiche" e hanno avuto "un sicuro rilievo strategico per l'attività dell'associazione mafiosa", consentendo a uno dei massimi esponenti "non solo di sottrarsi alle ricerche decennali ma, prima ancora, di continuare a svolgere il proprio ruolo di capo".

La maestra è stata anche condannata al pagamento di 25mila euro ai Comuni di Castelvetrano e Campobello, 10mila euro al Ministero dell'Istruzione e altrettanti alla Presidenza della Regione Siciliana, oltre a risarcimenti a varie associazioni antimafia.

La gelosia per "Luce"

Laura Bonafede era profondamente gelosa delle altre donne di Messina Denaro, in particolare di Floriana Calcagno, che il boss chiamava in codice "Luce" nei suoi calendari personali. Nei pizzini scritti a Messina Denaro, Bonafede definiva la rivale "l'handicappata" e "una gatta morta", mostrando tutto il suo risentimento per questa relazione parallela.

Il boss, dal canto suo, cercava di giustificarsi nei confronti della gelosia di Laura, scrivendo: "Non potevo fermarmi", in riferimento ai suoi tradimenti.

Floriana Calcagno: "Luce", l'ultima amante

Floriana Calcagno, insegnante di 40 anni originaria di Mazara del Vallo, è stata una delle ultime amanti di Matteo Messina Denaro e quella che più lo ha aiutato negli ultimi mesi di latitanza. Il boss la chiamava "Luce" e segnava i loro incontri nei calendari personali trovati nel covo di Campobello di Mazara.

La scoperta grazie alla gelosia di Laura Bonafede

Paradossalmente, fu proprio la gelosia di Laura Bonafede a far scoprire agli inquirenti l'identità di Floriana Calcagno. Le lettere che Laura spediva segretamente erano piene di insulti e soprannomi offensivi per la rivale, che come in uno strano gioco enigmistico hanno aiutato gli investigatori a risalire all'identità della "nemica giurata".

Una relazione intensa fino all'ultimo

I due si sarebbero conosciuti nel 2022 in un supermercato a Campobello di Mazara. Secondo quanto emerso dalle indagini, per tutta l'estate del 2022 Messina Denaro è stato ospitato in casa di Calcagno. I due trascorrevano una vita sostanzialmente normale, andando al ristorante e spostandosi da un paese all'altro.

Dalle indagini è emerso che Calcagno prelevava il boss a scuola, dove lei insegnava, e grazie a un sistema ben congegnato di staffetta tra auto, aveva la possibilità di farlo spostare da un comune all'altro permettendogli di trascorrere buona parte della giornata all'esterno del covo.

Agli atti dell'inchiesta sono finite decine di foto, estrapolate dai sistemi di videosorveglianza, che ritraggono Calcagno in compagnia del capomafia. In alcuni scatti, Messina Denaro indossa un cappello a tesa larga e un foulard rosso, mentre circola tranquillamente per strada in auto.

L'arresto e le accuse

Il 21 gennaio 2023, a soli cinque giorni dall'arresto di Messina Denaro, Floriana Calcagno si presentò spontaneamente in Procura affermando di aver scoperto solo allora chi fosse l'uomo che per mesi aveva frequentato. La donna raccontò che lui si era presentato col nome di Francesco Salsi, dicendo di essere un anestesista in pensione, e che lei sarebbe andata una sola volta a casa dell'amante, nell'autunno del 2022.

Il racconto non convinse i magistrati. Nell'aprile 2025, Floriana Calcagno fu arrestata dalla DDA di Palermo con l'accusa di favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza della pena. Secondo i pm Maurizio de Lucia, Paolo Guido, Piero Padova e Gianluca De Leo, la donna ha dato al boss "sostegno logistico, aiuto e supporto morale e materiale nel territorio di Campobello di Mazara, Mazara del Vallo, Tre Fontane e in altre località della provincia di Trapani" e gli ha assicurato "attraverso un sistema di staffetta e di scorta con la propria vettura, la possibilità di spostarsi da un comune all'altro in modo riservato".

Lorena Lanceri: la "vivandiera" del boss

Lorena Lanceri, insieme al marito Emanuele Bonafede, è stata una delle figure chiave nella gestione della latitanza di Matteo Messina Denaro. Arrestata a poca distanza dalla cattura del boss, Lorena era considerata dagli inquirenti sia la "vivandiera" che un'amante del padrino.

Il ruolo di supporto logistico

Secondo gli inquirenti, Lorena Lanceri e il marito Emanuele Bonafede avrebbero "consentito a Messina Denaro non solo di trascorrere molte ore in piena tranquillità e in loro compagnia in un contesto domestico-familiare ma, anche e soprattutto, di incontrarsi con numerose persone e infine, ma non per importanza, di entrare ed uscire dalla loro abitazione effettuando accurati controlli per ridurre il rischio di essere avvistato dalle forze dell'ordine".

Oltre a preparare il cibo al capomafia ricercato, la coppia effettuava una stretta vigilanza sulla zona: i video delle telecamere di sorveglianza di alcuni negozi hanno ripreso i due mentre, dopo essersi accertati che per strada non ci fossero polizia o carabinieri, davano il via libera al loro ospite per farlo uscire indisturbato dall'abitazione.

Le condanne e i ricorsi

Nel primo grado di giudizio, Lorena Lanceri fu condannata dal gup a 13 anni e 4 mesi in abbreviato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il marito Emanuele Bonafede fu condannato a 6 anni e 8 mesi per favoreggiamento e procurata inosservanza della pena.

In appello, la condanna di Lorena fu ridotta a 5 anni e 8 mesi, con una riqualificazione del reato da concorso esterno in associazione mafiosa a favoreggiamento e procurata inosservanza della pena. Nel gennaio 2026, però, la Cassazione ha annullato la sentenza d'appello, ritenendo errata la qualificazione giuridica applicata, e ha rinviato il caso a una nuova sezione della Corte d'appello di Palermo per un nuovo processo.

Lorena Lanceri ha ammesso di fronte ai giudici di aver intrattenuto una relazione sentimentale con il boss di Cosa Nostra, ma si è difesa sostenendo di aver scoperto solo dopo l'identità di Matteo Messina Denaro. Negli anni la donna si è presa cura del padrino di Castelvetrano quando lui abitava nascosto spostandosi di covo in covo.

La famiglia matriarcale: madre, sorelle e nipote

Oltre alle amanti, un ruolo fondamentale nella vita di Matteo Messina Denaro è stato svolto dalle donne della sua famiglia. Il boss è cresciuto in una famiglia matriarcale e alle donne faceva costante riferimento.

La madre e le sorelle

Su tutte, fondamentale è stata la madre Lorenza Santangelo, moglie di "don Ciccio" Messina Denaro e matriarca della famiglia. Ultraottantenne, è stata al capezzale del figlio nelle ultime ore di vita all'ospedale dell'Aquila.

Le quattro sorelle del boss - Patrizia, Rosalia (detta "Rosetta" o "Fragolone"), Bice e Giovanna - hanno tutte avuto ruoli diversi nella protezione del latitante. Patrizia è stata considerata la più intraprendente della famiglia fino al suo arresto. Rosalia gestiva la rete dei pizzini, conservandoli gelosamente: è stato grazie a uno di questi, trovato in casa sua e contenente dettagli sulle condizioni di salute del boss, che gli investigatori hanno capito che Messina Denaro era un malato oncologico, avviando l'indagine che ha portato all'arresto.

La nipote avvocato

Lorenza Guttadauro, nipote di Messina Denaro, è stata il suo avvocato di fiducia e tutore legale. Ha organizzato la difesa del boss e si è trasferita all'Aquila insieme alla figlia di Messina Denaro per stare vicino al latitante negli ultimi mesi di vita.

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