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IL PERSONAGGIO

Christian De Sica compie 75 anni, è stato campione d'incassi con i cinepanettoni da Vacanze di Natale in poi

Clementina Civitavecchia

04 Gennaio 2026, 17:19

Christian De Sica compie 75 anni, è stato campione d'incassi con i cinepanettoni da Vacanze di Natale in poi

Christian De Sica e Karina Huff

Il 5 gennaio 2026 Christian De Sica compie 75 anni: un artista che ha saputo legare il proprio nome al cinema popolare delle feste, trasformando la sala in un appuntamento stagionale obbligato. Un rito che, nel 1983, si accende con quello che viene considerato l’esordio del cinepanettone: Vacanze di Natale. La scena si apre su un paesaggio innevato, due giovani scendono dall’auto: Roberto, interpretato da De Sica, rampollo della famiglia Covelli, e la sua nuova fidanzata americana, Sharon (Karina Huff). Bastano pochi dettagli per capire lo status dei Covelli: montone per lui, pelliccia per lei e, soprattutto, la valigia — una Louis Vuitton — che vale più di mille battute. A fare da controcampo arriva la famiglia Marchetti, da Roma: Mario (Claudio Amendola), i suoi genitori e una nonna già allettata fin dalla prima scena. A caratterizzare l’ingresso dei Marchetti è, prima di tutto, la musica: l’arrivo è accompagnato da “Grazie Roma” di Antonello Venditti. E poi c’è il dettaglio che fotografa, in un gesto solo, la distanza tra i due mondi: le 200 mila lire che il padre di Mario, Arturo Marchetti (Mario Brega), gli mette in mano con un ordine secco — “Tie’, a te te do ducentomila: fattele abbastà, eh!”. Con la stessa cifra, Roberto Covelli potrebbe pagarsi una cena con Sharon senza nemmeno farci caso. E il film, con quella differenza di “peso” data alla stessa banconota, ha già detto tutto: Cortina è un ring sociale. Anno nuovo, stesso stile: a cambiare sono le mode e le abitudini degli italiani dell’epoca.

Siamo nel 1999 (il titolo, non a caso, guarda già al cambio di millennio): si torna a Cortina con Vacanze di Natale 2000. Stavolta De Sica non è più “il figlio”, ma interpreta l’avvocato Giovanni Covelli. Arriva per le feste e trova una sorpresa poco festiva: lo chalet acquistato non è come se lo aspettava. Nel frattempo, nello stesso paesaggio innevato, si incrociano famiglie invitate, fidanzamenti “strategici” e, soprattutto, l’irruzione di un benessere improvviso: una famiglia in vacanza grazie a una maxi-vincita al gioco. Il senso resta lo stesso: a Natale, a Cortina, i soldi non sono solo soldi — sono linguaggio, potere e maschera.

Ed eccoci alla svolta: Vacanze di Natale a Cortina (2011), gli imbucati contro le “very important person”. In questo scenario De Sica torna con un ruolo legato ai Covelli (Roberto), mentre il cast mescola volti comici e “tipi italiani” aggiornati: l’idea resta quella del capostipite, ma trasportata nell’Italia della TV, delle raccomandazioni e del jet set

I cinepanettoni di De Sica hanno attraversato quattro decenni di mode e costumi, e — film dopo film — hanno finito per fotografare l’evoluzione del benessere e dello stile italiano dagli anni ’80 in poi. All’inizio bastano due dettagli per capirlo: montoni oversize, pellicce voluminose e valigie Louis Vuitton da una parte; dall’altra i romani “popolari” con Fiat sgangherate e budget contato. Poi, negli anni 2000, cambiano le cartoline: arrivano i suv luccicanti, l’estetica hip-hop baggy con catene d’oro per i rapper da strapazzo in Natale in India, e i bikini succinti delle vallette abbronzate a Rio, come in Natale a Rio, con De Sica in giacca firmata che inciampa in gag esotiche. E in mezzo ci sono le frasi cult che segnano le epoche: da “Ammazza, me pari Niki Lauda” con sci d’epoca a “Yo no soy una puta! Soy una chica seria” nel millennium bug, fino a “C’ho più c... io che er cinema porno” tra trapani e tubi rotti, sempre accompagnate da tormentoni pop che poi invadono le radio a Natale.

E a quel punto viene naturale fare un passo indietro: perché questo modo di raccontare l’Italia, così leggero e così “di pancia”, porta un cognome che nel cinema italiano significa anche tutt’altro.

Vittorio De Sica, il padre di Christian, ha firmato capolavori del neorealismo come Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948), Miracolo a Milano (1951), Umberto D. (1952), Ieri, oggi, domani (1963) e Matrimonio all’italiana (1964). Ha interpretato anche personaggi diventati immortali con il conte Max nell'omonima commedia insieme ad Alberto Sordi. Insomma: film che raccontano miseria, dignità e ipocrisie sociali, spesso con un’Italia molto più dura di quella da vacanza. E qui sta il contrasto: padre e figlio hanno entrambi il senso della scena e della recitazione, ma hanno scelto strade opposte. Vittorio ha puntato sul dramma universale e sull’impegno, Cristian ha trasformato quel cognome in un marchio pop delle feste, fatto di stereotipi, gag e benessere ostentato. Il talento è lo stesso sangue, ma la direzione è stata un’altra: Cristian ha scelto la commedia popolare anche per costruirsi un posto suo, senza restare intrappolato nell’ombra del padre.

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