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Cronaca

Presentata in commissione la proposta di legge regionale sul fine vita lanciata da Laura Santi

Audizione in commissione regionale di Stefano Massoli e Alice Spaccini: “E’ stato emozionante spiegare la battaglia di Laura”

Francesca Marruco

23 Aprile 2026, 07:54

Presentata in commissione la proposta di legge regionale sul fine vita lanciata da Laura Santi

La giornalista perugina Laura Santi

Una cosa Laura Santi aveva chiesto nella sua ultima lettera, resa nota dopo la sua morte: “Pretendete una legge giusta”. Era stata lei stessa a maggio dello scorso anno, in una delle sue ultime apparizioni pubbliche, a lanciare la campagna di raccolta firme per la proposta di una legge regionale sul fine vita, come in Toscana. E ieri, a un anno esatto dalla costituzione del comitato promotore, Liberi subito in Umbria, il marito di Laura, Stefano Massoli e Alice Spaccini, hanno presentata in Commissione III Sanità del consiglio regionale dell’Umbria la proposta di legge di iniziativa popolare che porta il nome, e soprattutto la storia, di Laura Santi. Le firme, depositate a settembre, erano state validate e la proposta era stata dichiarata ammissibile lo scorso novembre.

È stato emozionante - dichiarano Massoli e Spaccini - portare in quella sede una battaglia che Laura ha voluto con forza e determinazione. Abbiamo spiegato ai consiglieri perché questa legge è necessaria e urgente: chi si trova nelle condizioni previste dalla sentenza 242 del 2019 non può attendere anni per vedersi riconosciuto un diritto. Laura ha atteso oltre due anni e otto mesi. Una legge regionale che disciplini in modo chiaro e tempestivo la presa in carico delle richieste di suicidio assistito e che attribuisca responsabilità certe alle strutture sanitarie e garanzie reali alle persone è necessaria per evitare che situazioni analoghe si ripetano”.

“A seguito della sentenza 204 del 2025 - recita una nota dell’associazione Coscioni - che ha riconosciuto la piena potestà legislativa delle Regioni in materia, è stata richiamata la responsabilità politica della Commissione. In Italia il suicidio assistito è oggi consentito, anche in assenza di una legge regionale, grazie alle pronunce della Corte costituzionale, intervenuta più volte sul tema. Ciò che manca sono procedure definite e garanzie operative adeguate alle esigenze. In assenza di una normativa, sono le persone malate a sopportare le conseguenze di questo vuoto, spesso costrette a percorsi giuridici lunghi e complessi”.

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